
Lorenzo Traversari, ripartiamo dalla disabilità
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Oggi faremo un viaggio con Lorenzo Traversari, un educatore che fin da giovanissimo ha dedicato la sua vita ad aiutare gli altri. Ha costruito Fody, uno spazio in cui moltissime persone con disabilità possono incontrarsi, creare profondi legami di amicizia, imparare un mestiere, ma soprattutto sentirsi autonomi e parte di qualcosa. Lorenzo ha creato un luogo in cui la distanza che separa “noi” da “loro” si assottiglia, fino a sparire. Ma la vita di Lorenzo non è stata solo questo. I suoi ultimi anni sono stati segnati dal dolore per la malattia che ha colpito sua madre, e per la sua morte. Ha dovuto combattere contro la depressione che ne è conseguita, per poter ricominciare a vivere e per poter continuare a portare la speranza nel mondo della disabilità.
Il dream team di One More Time è composto da: Samar Abdel Basset, Davide Tessari, Alice Gagliardi, Tommaso Galli, Noemi Grandi, Edoardo Levy, Gloria Giovanditti, Marco Caddia, Emma Marsan.
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ONE MORE TIME di Luca Casadei — Lorenzo Traversari, ripartiamo dalla disabilità. Machine-transcribed; use the interactive transcript above to jump the player to any line.
l'intelligenza artificiale diventerà più intelligente di noi. Pasta loghi comuni, c'è una sola intelligenza. Parfici Paigi Sannove-Marzo Bologna è un evento di business unico per incontrare grandi nomi di infresa, cultura e spettacolo e richiadito indito sovvvvv.nava.1 Tante persone con disabilità o senza prima di interfacciarsi appunto questo mondo quindi ha un mondo fatto di persone, ha un mondo fatto di diversità. C'è sempre la frase, guarda, io avevo anche un po' di paura. Io vi dico questo, non abbiate paura perché voi potrete fare quel passo in più e quindi venire da noi, parlare con una persona con disabilità e se per voi ho vi trovate bene, ho vi trovate male, non ci sarà mai nessun problema. Però già fare un passo ti porta anche ad avere un po' più di fiducia
in questo mondo, in un testo e perso anche un futuro migliore. Cioè già un passo porterà qualcosa di sempre più bello, quindi quello che mi mi è sempre da dire non abbiate paura. Purtroppo non esistono a scuola che ti insegnaggessi il successo e per questo deciso di realizzare questo podcast che parla di rinascita facendo un viaggio nella vita di personaggi noti che mettono a disposizione la loro storia per aiutarci a cadere meglio. Per non perdergli episodi della stagione, clicca il tasto segui e soprattutto attiva la campanellina. Se voi viverti l'esperienza anche in video, trovi la versione integrale tutti i martedì dalle ore 13 su YouTube. Se voi vedere contenuti nenditi nerenti al podcast, puoi trovare su nostro profilo Instagram ou on morta in podcast. Se voleste vedere invece contenuti che riguardano più la mia persona, vi aspetto sul canale Telegram attraverso il link in bio di tutti i nostri social. Io sono Luca e queste one more time.
Allora, eccoci qua. So che conosci, ma ti raccontorrito per chi magari per la prima volta ci sta guardando, ascoltando. Ti farò per la prima volta tre domande in uno, poi andrò a monovia. Ti chiedo quando sei nato per capire quanti anni ai dove in che città e in che nucleo familiare sei cresciuto. Ok, allora, mi chiamo Lorenza Traversari. Sono nato il 21 agosto 1997. Appistoia, una città abbastanza medio piccola della Toscana. E sono cresciuto in un nucleo familiare molto semplice. Il mio babbo lavorava e lavora tuttora, mentre la mia mamma ha deciso di dedicarsi ai tempi alla famiglia, quindi abbandonando il lavoro. Che lavoro facevo? Aiuta a architetto. Ok. Fratelli sorelle. E' un fratello più piccolo del 2000.
Si chiama? Francesco. Rosalba. E tuo papa? Luca. Ok, un mio monimo bello. Quindi una famiglia semplice. Una famiglia molto semplice, sì. E' che infancia è vissuto. Allora, io ritengo di aver vissuto una bella infancia, perché nonostante ci potesse essere stato qualche litigio tra me, i miei genitori o il mio fratello. Comunque sia il... l'amore che i miei genitori avevano nei miei confronti si è sempre visto. Magari un po' ammodoloro. Magari il mio babbo era molto deboto al lavoro e quindi il suo amore lo mostrava non facendoci mai mancare niente. Iguale, la mia mamma, stava molto attenta a quelle che erano le nostre necessità, che potete essere appunto su uno sta un po' male, sono rimanca qualcosa per la scuola e era sempre in prima linea
per non faccio mancare niente. Quindi l'amore a me è arrivato tantissimo da piccolo. E il lavoro di tuo papà? Allora lui è principalmente un insegnante alle scuole superiori. Ok. Un insegnante tecnico? Ok. Si, alle pacinotti di Pistoria. Quando tu dici non c'ha fatto mai mancare niente, un ragazzi non si accorge di questo. Nel senso che all'inizio credo che un bambino abbia bisogno di presenza. Esatto. E un genitore. Quando hai capito che non ti faceva mancare niente, nel senso lui c'era fisicamente? Allora. Non so se chiara la mia mamma. È chiarissimo, sì. Infatti non ci faceva mancare niente perché noi il cibo in tavolo lo avevamo sempre e se uno si voleva prendere uno spizio in più lo potevamo prendere. Però lui era molto devoto al lavoro e io mi ricordo molto,
ma molto bene che lui lavorava il zavato, la domenica durante la settimana. E quindi c'era il pensiero in me, nel mi fratello, nella mia mamma, ma perché non puoi lavorare un po' di meno e stare un po' più con noi. Poi con il tempo, soprattutto quando sono cresciuto, ho capito che anche lui è un po' figlio di alcuni traumi e di alcuni vissuti perché lui da piccolo verso i 18 anni è stato sfrattato di casa, di ammorto il babbo e quindi è uno che ha dovuto lavorare tantissimo per i farsi. E io capisco che questa mentalità del lavoro, del lavoro, del lavoro, gli rimasta anche po' con una famiglia. E quindi ha preso tantissimo che non c'è mai fatto mancare nulla, però allo stesso punto di vista, sicuramente più presenza poteva essere apprezzata. Ti è mancauto tu, padre, quando i piccolo o comunque era la tua mamma che ti spiegava
guarda che il papà lavora per non farci mancare nulla, perché sono discorsi maturi quelli che mi stai facendo di un bambino. Esatto, la dinamica era invece diversa perché anche mia mamma tra virgolette pativa un po' il fatto che mio papà fosse un po' assente perché lavorava tanto, lavorava tanto, però io in questo conflitto che ci poteva essere tra loro due, comprendevo sia la parte del mio babbo che lavorava perché magari la mia mamma lavorava, quindi lavorava tanto lui e aveva due figlioli. Dalla tra parte, però avevo anche un po' tra virgolette sempre la sofferenza di mia mamma le dire, lavoriamo un po' di meno, stiamo un po' più insieme, vedevo un po' ambe due le parti. E sicuramente prima ancora di sentire in me un certo tipo di bisogno, vedevo il conflitto in loro e quindi è stato un lungo viaggio per maturare
quello che poteva essere a cidietro, a certe dinamiche. Come rimesso coccole quando le piccolo? Allora, la mia mamma aveva un linguaggio molto affettivo e sicuramente anche nei gesti lo era, anche se a volte atternava dei litigi molto bruschi, molto molto non ti dico violenti però molto pesanti, cioè si litigava a spesso anche per piccole cose e allo stesso però... Scollegurla, entendi? Sì, sì, sì, hurle e anche comunque sia gesti abbastanza a volte anche di azzate di mano, sì, sì, sì. Il mio babbo, per esempio, non ha mai azzato la mano a me o al mi fratello, ma la mia mamma, a volte sì, a volte sì. Magari poteva essere uno sculacione bello potente, però in anziotto c'era, c'era.
E questo sculacione bello potente che relazione ha creato tra te e tua madre nel senso che ha inasprito alla relazione quando ripiupicolo con lei, col fatto che fosse, non so se vogliamo definirla manesca, ma ogni tanto, come dire, quanto severa? Ha creato un distacco, sicuramente sì. La parte dove sta arrivava alle urla, dove sta arrivava alle mani, ha creato sicuramente di stacco. Sono, io invece, sono sempre stato favorevole di indole, molto più calme tranquilla, quindi nel parlare, nel dialogare, e quei momenti di tensione sicuramente hanno creato di stacco, sì, sì, sì. E le coccole con tuo papà, lui era un po' più distaccato? No, allora lui era tranquillissimo, veramente credo sia tuttora alla persona più buona di questo mondo, però è veramente tanto concentrato sul lavoro. Lo è tuttora e lo era i tempi, quindi molta amorevole nel senso,
tranquillo va tutto bene, tranquillo si risolbe, però sempre concentrato su quelle che erano le sue facendo lavorative. Io faccio la domanda sulle coccole. Personalmente io ne ho ricevuto molte dei miei engenitori, e questo mi ha dato molta sicurezza nella vita di avere un valore. Poi dopo ho avuto dei rapporti confituali con mio papà, però sulle coccole, perm'è stata una conferma del valore mio come essere umano. Io ero amato da loro per me e mi sentivo potente per questo. Rispetto alle coccole che tu hai raccontato adesso, ti ha creato delle insicurezze, quel distacco hai spiegato entrambe le sfacettature? O no, che ragazzo eri quando sei diventato una adolescente di sicuro di te? Che caratteria avevi? Allora, ero sicuramente sicuro di me dal punto di vista del fare. Avevo voglia di fare, di dimostrare che ero bravo in quello che facevo.
Quindi come tu ha pa' un nuovo concreto? Sì, sì, sì, infatti me l'ha tramandata tantissimo questo aspetto, perché io studiavo, lavoravo, c'è più cosa che facevo, e per me meglio era. Però dall'altro punto di vista, io, per esempio, dal punto di vista sentimentale affettivo mi sono aperto molto tardi. Cioè, io mi ricordo che fino ai ventagni e passa, la mia prima ragazza l'abuta a 23 anni e fino ad allora io solo a lavorare e studiare. Ok, a lavorare e studiare. Tu fratello? Eh, mi fratello invece, lui è un carattere molto diverso dal mio, perché lui è molto chiuso. Non dialoghiamo poco, andiamo d'accordo perché siamo tutti tranquillissimi in famiglia. Però lui si è appreveramente poco e lo vedo molto concentrato su le sue dinamiche
durante la giornata, ovvero lavora, ho sempre andato a scuola, finiva fa un suo hobby come può essere quello di guardare YouTube, guardare video giochi, gente che gioca. Poi andare all'attro e una vita molto standardizzata. Si, si, si, ripetuta nel corso del... Che l'ha vado a fare? Lui vado a fare il perito elettronico all'énello. Si, si, si, si. Un lavoro molto tecnico. I tuoi genitori, no? Perché tu lo racconterei dopo? Si. Tu fai del bene agli altri e l'hai fatto in due grandi modi e appunto ci arriveremo con tua mamma e con il prossimo. Te l'ai insegnato qualcuno, hai vissuto la parte del tuo nucleo familiare dei gesti nel fare del bene per il prossimo? C'è dove è imparato questa cosa? Allora, sicuramente in famiglia il mio babbo e la mia mamma sono sempre state persone
molto buone di cuore, dove si, dove potevano aiutare qualcuno, lo hanno sempre fatto. Il mio padre, soprattutto lui si è sempre tra virgolete sacrificato per il prossimo, cioè c'è da fare qualcosa per un'altra persona e c'è da svegliarsi alle due di mattina per farla la faceva senza problemi. Quindi sicuramente in loro ho visto molto lo spirito di dare amore al prossimo. Però il punto chiave che mi ha dato un po' la svolta è quando una volta finito il ricertistico per pura casualità ho fatto servizio civile con dei bambini disabili gravi, per pura casualità. Io all'inizio sono entrato e ho detto mamma mia dove sono capitato, perché c'erano bambini che urlavano straziati dal dolore. Un'altra bambina mi ricordo che andava tenuta ferma in due,
perché attrimenti lei si picchiava fino a farci uscire il sangue, quindi una bambina tolizionista, un altro bambino legato alla sedia rotelle, perché attrimenti si aveva dei comportamenti tolizionisti. Quindi arrivo qui, mi vedo questo mondo e faccio mamma mia, non riusciro a reggere più di tanto. Però con il passare del tempo e delle giornate, io credo un legame con questi bambini, perché riesco a un modo di andare oltre la loro disabilità, oltre le loro difficoltà e vedo quanto sia importante per loro avere una persona che dia loro amore cura, quanto c'è ne sia bisogno e irritorno che io personamente aveva in quel periodo, perché mi ha dato veramente un sacco di energia vitale, stare con queste persone, un sacco di voglia di fare,
un sacco di ok, visto c'è tanto bisogno, voglio fare qualcosa per chi io sono un grado di farlo. E allora a lì mi ha svolto un po' il mondo, perché ho detto bello, c'è emozioni potenti che ti inondano a 360 gradi e si può cambiare veramente la verità delle persone con poco. E quindi lì un po' è partito il mio, la mia strada. E cosa decidi di fare per cavalcare questa bellezza che è conosciuto? Perché si chiama fare le educatore, in certo qual modo, quindi vuol dire fare un percorso anche di studi in qualezione? Quindi cosa pensi nella tua testa quando vivi quelle belle emozioni con questi ragazzi? Allora sicuramente all'inizio ho detto bello, lo voglio fare, e mi è stato detto che per continuare a fare quel tipo di lavoro, di prendere una laurea in scienza delle educazioni della formazione,
quindi diventare educatore. Anche se la premessa che ci possono essere anche poi altri per corzi per andare a lavorare con la disabilità, però in tanto fatto quello. E mam mano che io lavoravo in questo contesto, lo apprezzavo sempre di più. Lavoravi o studiavi? Tutte due. Quindi se hai fatto i due per corzi per allelli, sembra lavorare in che tipo di ambiente di struttura. In una cooperativa della mia città, era la cooperativa dove io ho fatto il servizio civile, ho conosciuto questi bambini con disabilità, hanno visto che nel frattempo mi è scritto l'università, allora nel frattempo mi hanno preso, mi hanno preso a lavorare con loro, e quindi lavoravo e studiavo. Cosa facevi nel contesto della cooperativa dell'abolo? Allora, mi occupavo sia di stare con i bambini disabili e quindi fare dell'attività anziano all'oro, sia attività con adulti con disabilità, quindi anche un contesto diverso, attività diverso, però sempre a che fare con la disabilità?
I bambini quanti anni addedono. Allora, bambini andiamo a andare cinque ai 11 anni. E che tipo di attività facevate? È molto individuali, perché le disabilità erano sì gravi e rendemono ciascuna persona con esigenze diverse. Quindi s'andava dall'attività semplicemente di spingere una harrotzina e parlare con il bambino, e questo può sembrare po' come realtà valeva tantissimo. Come si chiamano quel bambino che spingevi sulla harrotzina? Ah, ce n'è due. Uno si chiamava Ricchi e uno Valentino. Valentino fu uno dei ragazzi che saffezionò di più a me, e io ancora non avevo la patente e andavo a lavoro in bici, e lui ogni volta ci tenava a pulirmela. E quindi mi chiedeva di prendere una bacinella
mentre ci dell'acqua del sapone una spugna e me la puliva. Nonostante lui riuscissà muoversi veramente poco, quindi con tanta fatica, ma con tanta voglia di farlo, mi puliva la bici, mi vedeva contento e lui era contento. E con questo Valentino, io ci staverei un rapporto bellissimo, perché io, in quel periodo, non riusciva a prenderla patente, ero bocciato già due volte alla pratica, e lui era triste, era sempre triste, perché vedeva me triste e preoccupato che non riusciva a prendere la patente e lui era anche lui di riflesso. E tutte le vattemi vedeva, mi faceva come stai, lo rezzo, cioè quando hai la prossima guida, quando hai il prossimo esame, e con lui ci staverei questo rapporto bellissimo, perché dicevo cavolo. Io sono affranto perché non riesco a prendere la patente, lui in carrozzina, che si muove, anche con molte difficoltà, è preoccupato per me.
Quando erata uno, pensa, io sarò preoccupato per lui, che non riesce a muoverci dentro in carrozzina. No, veramente un legame potente, potente potente. Fanno ancora parte della tua vita. Allora, lui è da qualche anno ormai che non lo sento, ma la sua famiglia mi ha rivisto nei social, ma chiesto di affatto presente che sarebbero state molto felici nel rivedermi, quindi sicuramente riesci a trovare un controllo. Invece con gli adulti che tipo di attività facevate? Allora, con gli adulti si poteva far attività molto più conviviali come poteva essere cantare. Quindi tutti insieme. Si, perché gli adulti avevano una disabilità meno grave, meno grave. Ci poteva essere chi è la syndrome in the down, chi un ritardo cognitivo, però tutti quanti capace di stare magari intorno a un tavolo.
Quindi si potevano far attività molto più di gruppo, come poteva essere cantare, come poteva essere fare mettere in sceno una recita, quindi quello aveva un grosso fattore anche di benessere da parte della persona di disabilità, perché si poteva creare gruppo. Si, bello. Ti sei fatto degli amici in questo gruppo di adulti? Si, si, si, che tuttora rio nelle mie giornate, quindi si, si, si, si, si. Che è stato il tuo prima amico? Allora, nostro statitanti c'è una ragazza che sia legata suvi fammi, che si chiama Wilma. Ma beh, io che ti seguo sui social sochi, eh? Si, si, si, si. L'è la prima volta che l'hai incontrati, mi disse, oh ciao, come stai tutto bene, come se ci conoscessemo da anni, io l'avo vista un secondo prima. Si, si, si, si, si, si, si, però dall'ora. C'è un'eperniente timida. No, no, no. Però dall'ora l'hema visto,
e quando fare deciso che si dovà essere amici e lo siamo tuttora, ma anche con altre persone, che magari c'era un ragazzo con la sindrome di Down, che si chiama Massimiliano, l'ho conosciuto dopo, però lui è rimasto uno dei più, dei più fedeli, perché si è passionato anche a quella che è stato il mio bisuto, quindi si è legato molto a me e alla mia famiglia. Diciamo che alla fine è proprio perché tu hai a che fare con delle persone non rimane solo un'attività circoscritta e un paio d'ore, ma rimane un legame tra me e queste persone. E questo legame uno molto spesso lo porta anche al di fuori del lavoro, perché diventano poi proprio delle vera amicizie. Sono me successa delle gelosie nel nucleo proprio, perché davi più attenzione a qualcuno rispetto a qualcun altro? Allora, gelosie è vere e proprio, no, però un momento dove qualcuno si ha, si dice,
però è tutta più tempo con lui che con me si sicuramente si si si si... E tu come fai quando succede? No, sicuramente faccio la cosa più importante da fare, almeno per quanto riguarda me, è far capire alla persona che si sente un attimo messa in disparte che lei è tanto importante quanto tutti gli altri. E gli è lo spieghi individualmente? Si, si, si, si, si, si, individualmente. E ovviamente alla base uno deve restaurare un rapporto di fiducia, quindi l'altra persona deve credere a quello che dice, cioè deve capire che gli vuoi bene. E poi faccio comprendere che guarda, ora passo un po' di tempo, insieme a lei, domani più tempo insieme a te. E se alla fine uno è stato un rapporto anche molto di appunto di fiducia, ma le persone anche con le loro difficoltà arrivano a capirti e a stare poi bene insieme a te. Sì, sì. Quando è cominciato questo servizio civile, poi servizio civile detto?
Sì, ha l'insesta servizio civile, sì. E poi le hai fatto diventare un lavoro in cooperativa in parallelo a gli studi? Sì. I prima approccio con i bambini individualmente, chi ti è insegnato come porti in quelle occasioni, come star vicino a questi ragazzi, come dare loro la giusta attenzione. Te l'hanno insegnato o ci l'avevi dentro? Allora, l'indole, quindi sicuramente anche il proprio vissuto, incide tantissimo sui rapporti con le altre persone, però poi sia lo studio, sia gli altri educatori che erano lì da tempo e quindi erano grado di insegnarmi, hanno fatto il resto. Sicuramente essere impatici di nostro aiutatantissimo, però lo studio, e sapere come fare, sapere come gestire alcune dinamiche, è essenziale. Questo sì. Porterai a termine gli studi? Allora, gli studi sono riuscito a portare a termine in maniera molto anche veloce
nei tempi più che giusti insieme al lavoro. Quello sì. Te lo chiedevo perché volevo parlare della tua mamma, dove so che a un certo punto le si ammala e tu sei studiando in quel momento. Io stavo lavorando. Avevi già finito di studi? Ok. Quindi stavi lavorando. Stavo lavorando. E cosa hai fatto? C'è intanto che cosa succede? Allora, succede che nel 2019, dopo che io mi sono appunto l'avreiato, ho studiato tanto, ho lavorato tanto. Ora mi go da un po'. La mia vita mia mamma sia ammala. Quanti anni a esattamente? Nel 2019. Nel 2019, quindi 22. Sì. Sì. E la tua prima ragazza c'eravrà il anno dopo. C'eravrà qualche mesi dopo. qualche mesi dopo. Sì, sì, sì. Sì, sì. Quindi quando inizio ad avere del tempo per me,
mia mamma sia ammala e di un tumore al rene. Viene operata. Io lo trovo a notardi. Le andavo al pronto suo corso urinando sangue e veniva mandata a casa, dicendo che era un assistite. E dopo mesi mesi andò a fare un'ecografia per conto proprio. Che guidero? Sì, sì. E videro questa massa di 700 cm che aveva anche già un po' preso o la vescica. Viene operata. Tolgono il tumore e sembra stia bene. Però dopo 6 mesi esatti, alla testa li prende un, quasi come se fosse un assiste di grasso, però inizia a crescere, a crescere, a crescere. C'è una massa esterna in casa. È esterna interna. Sì, sì.
Che inizia a crescere a crescere. E anche li le dicono guardi tranquilla e un assiste di grasso, la può anche tenere. Anche li va a fare una risonanza in maniera privata e si scopre che era una metastasi del tumore al rene. Molto ma molto, molto più grave. Perché non solo non si potevo operare, non solo fare radioterapia li comportava andare a bruciare anche altre cose, perché era con questione a massa che andava a toccare il cervello. E proprio perché andava a toccare il cervello, alcune funzioni andavano un po' a perdersi. Infatti, mima, nel corso del tempo, persa anche la vista. Non è che andava a vedere tutto nero, ma aveva tutto sfocato. Quindi non poteva più guidare, non poteva più guardare la tv, non poteva più leggere. E allora andò in depressione,
perché sapeva che c'era questo tumore che non si poteva curare. In più, stava tutto tempo in casa. E che poi durante la notte le faceva anche male la testa, perché a stare stragliata, con cui sia comprimeva, le cose si vanno sempre più a peggiorare, e allora io decido di lasciare il lavoro. E stare a casa per dedicarmi solo a lei. Quindi non tanto se c'era da aiutare in casa, in qualche facenda che quello era almeno. C'è un fatto che ti fa prendere questa decisione così dritta? Si, la paura che con qui è il tempo non era tanto. Ma nel tuo nucleo familiare e tuo fratello e tuo papà, c'erano o ti sei sentito che non c'erano abbastanza. Quindi hai voluto prendere in mano tutto in prima persona? No, c'erano. C'erano.
E il mio Baba era sempre presente per portarlo a l'ospedale. E del mio fratello, credo che anche lui l'abbia visto in maniera molto sofferente la cosa. Io non mi sono mai soffermata a dire o cosa stai facendo o cosa non stai facendo. Però io sono consapevollissimo che la scelta di abbandonare un lavoro, dove aveva anche un indieterminato per stare a casa con la mia mamma, è tutta di pesa da me. Cioè, nel senso, l'ho fatto più che volentieri e sentivo in quel momento che quella era la scelta più giusta, anche perché lavorare però sapere che comunque sia tua mamma stammale non mi faceva stare bene, sapere che c'era un tempo a disposizione che poi sarebbe finito, non mi faceva stare bene. E poi al lavoro, con cui sia io, aveva che fare con la disabilità.
Tornacasa di nuovo a che fare con la disabilità, mi sarei lograto perché il prenderzi cura e lavorare con la disabilità è bello, ma è altrettanto logorante. Ci deve essere un equilibrio tra te che stai a prenderti cura degli altri e a un tuo riposo. Perché altrimenti vai nel cosiddetto Barnout, vai che non ne fai più, vai che tu hai bisogno di staccare e non vedere più nessuno. E io invece ero sempre in quel momento sia a casa con la mia mamma che aveva difficoltà, sia al lavoro, con persona che aveva difficoltà, ho detto la priorità qual è ora per me. Stare a casa con la mia mamma, avere l'energia e da dedicarle, stare insieme a lei, farmi parlato conto a fratello tuo padre o con lei ho deciso tutt'ora solo e poi lei comunicato. Ma io penso di potere averlo annunciato a mio padre,
ti dico non mi rhodono anche cosa ha detto, ma perché sapevo già che l'ha pre fatto, sapevo già che l'ha pre fatto. Quindi non ti sei consultato per decidere l'hai detto quando avevi deciso. Sì, essenzialmente, si, si, si, si, posso avviene parlato sicuramente, però poi la decisione dentro a mi testa è assolutamente quella giusta. Tu hai preso questa decisione perché avevi un senso di responsabilità rispetto a tutto quello che vava fatto per te, perché sentivi e sapevi che sarebbe aveva il tempo limitato, perché la vedevi soffrire troppo e sapevi che aveva bisogno di una presenza di una persona che la amava, che lei amava, perché hai preso questa scelta. Non so se la mia domanda è chiara. Sì, sì, allora, me lo sono sempre chiesto, ti rispondo con un esempio, perché non ho una risposta ben definita, ma io, sero, fuori a divertirmi, non riusciva a divertirmi, perché sapevi che lei era casa e magari stava male o non era li a pensare
alla sua vita e a come potrebbe rendere le cose. Mentre se io stavo insieme a lei e magari si parlava o si riusciva e riusciva a farla ridere, c'è io stavo meglio. Quindi per me non c'era proprio il dubbio, c'è il numero che sono mai domandato. Io sto solo che sentivo questa estreme esigenza di stare vicino a lei che poi mi ha portato per forza di cosa a logorarmi dentro, perché io ancora sto accusando tutto quello che ho fatto. Tutto lo sforzo che ho fatto io lo sto accusando tuttora, però non rimpiango niente. Cioè, io sono contento di essere le state vicino, anche poi quando è ben o tuo il mio primo ovvero amore e quando mi sono fidanzato quella prima volta, ovviamente la mia priorità è sempre stata mia mamma,
e quindi una relazione bella non me la sono neanche coduta. È stata intensa perché si era, eravamo molto vicini con la mia ragazza, anche lei aiutava a mia mamma, mia mamma era molto legata a lei, quindi era sicuramente intensa e piena da amore. Ma lo svago che avrei potuto avere con lei, la serenità non c'è stata. Per me c'era sempre il pensiero alla mia mamma. Sapevi che sarebbe morta? Sì, quando vedevo che non era operabile... Qualcuno... No. Medico te l'ha mai detto? No, no, no. Lo sentivi. Più che lo sentivo, i medici dicevano guarda con questa terapia può stare fermo per ex tempo e non muoversi, appena si muove, si provo un'altra terapia, però questa è la migliore. E quindi già vedevo un futuro non nero, però molto grigio e poi dentro di me uno un po' al peggio ci va a pensare,
perché vedi che tu cerchi di riparare e non di curare, quindi tu ci va a pensare anche perché le avevamo fratello, morto anche lui di tumore a rene. Quindi feedback positivi in famiglia non ne avevo. E quindi quando già tu vedi tu entornate delle persone che muoiano sei molto condizionato. Io veramente ora ho molta meno fiducia e una visione positiva nel futuro. Io ancora sono contaminato da tutto questo mal esserco bisuto, da questa tragedia che ho bisuto. Vado avanti, perché sono contento di ciò che faccio, di quello che sto facendo, però con molta pesantezza. Questo sì, perché è stata una bella tragedia per me.
Quanto tempo è durato? Allora la malattia di mia mamma, 3 anni e qualcosa. Una volta che è venuta a mancare, a me durante il suo funerale mi dissero in maniera molto affettuosa, non c'era cattivare anche queste parole, ma come mai non state piangendo, tipo rivolta a me e alla mia famiglia. Io li ve lo dire che i questi 3 anni sono stati di una sofferenza, talmente in menza, che ci hanno prosciugato le lacrime. Io tuttora, anche quando vado dalla psicologa, sto affrontando se malei due traumi, uno che è la scomparsa di mia mamma, quindi sentire la sua mancanza, e il secondo trauma è aver bisuto tutta la sofferenza
che c'è stata dietro a questa malattia. Perché è una malattia che è durata si 3 anni, ma ogni giorno ti portava via un pezzettino, causava rabbia e quindi mia mamma azzava le mani al mio babbo per poi avere i sensi di colp, per chiedere scusa, perché si vede che era una rabbia indotta da vola terapia, al far basciol da tumore stesso. Cioè, io ogni mattina veramente malzavo perché venivo svegliato dalle urla di mia mamma. Cioè, quindi quando ti hazi tutte le mattine che sei svegliato dalle urle di tua mamma, che non è neppo più o è sesperata, c'è. Con chi sfogavi la tua sofferenza durante quei 3 anni? Allora, io ringrazio molto per questo la mia ragazza del tempo
perché si è vero ci siamo privati di tante gioie, però ci siamo stati molto vicino sotto questo punto di vista e Lela ritenevo proprio perché è riuscito un po' a abbedermi e a vivere anche Lela situazione quella più vicina a me. Tipo, molti altri miei amici, per quanto fossero presenti, non li bedevo, ma non per colpa loro, capaci di comprendermi. Perché è stato veramente per me un dolore, un dolore talmente intenso che io non pensavo si potesse arrivare a quel tipo di dolore. Solo se uno lo vive, sono me può arrivare a comprenderlo, a percepirlo, ma se non si vive un dolore del genere, inimmaginabile. Io ho visto, c'era mia mamma,
quando era nella fase terminale della malattia, era allo hospice, e lei proprio perché ci teneva proprio figli, non si è malamentata nonostante il dolore, quindi noi vedevamo che soffriva, ma per via del volto, non perché lei si lamentasse. A un certo punto, io mi ricordo questa scena, lei aveva sia la nausea potente, sia il mal di testa potente, e quindi non resisteva più, non ce la faceva più, e neanche le curie palliative in quel momento riuscivano a attenuare il dolore, perché era causato da una massa presente, e mi ricordo, le infermieri, le osso, che tipo la tenevano, perché le sacitava da questo dolore che noi riusciva più a mantenello, e le facevano resisti, resisti, resisti, e io tipo mi ricordo,
dentro me ho pensato, resisti per resisti, perché troppo si muore, cioè, io la vedevo resisti, perché troppo è finito tutto, perché sarebbe stata, sempre a peggiorare la situazione. E per me è quello è stato uno dei momenti più tragici della malattia, una città sono stati tanti altri, e ti fanno dire, proprio se uno non lo vive, non può comprenderlo, e quindi, anche io, mi sono aperto, mi sono sfogato con quelle poche persone che stavano quel momento vicino a me, e infatti dall'altra parte, io mi sono, un po' a bele nato con il mondo, perché sento un po' una percezione, un po' così a bele nata, che io sono sotto questa injustizia, mentre il mondo, magari,
il resto del mondo non l'abbissuta, il resto delle persone non hanno vissuta, e quindi siamo suddopiani diversi, e a volte ho proprio questo senso di injustizia forte, questo senso di rabbia, perché dico cavolo, ok, poteva morire, ma facciamo la morire senza farla sofri così tanto, una parte mi è dice, ai tempi mi dicevo, no, un giorno in più è oro, però ora vedendo quante di ficholtà ci sono state dietro, e quanta sofferenza c'è stato dietro, tutta quella sofferenza sarebbe stato bello evitarla, quello sì. Quando è che ti sei permesso di crollare, perché immagino che davanti a tua mama ti sei sempre fatto vedere forte? Sì, diciamo che, dopo la sua morte, io li ho iniziato ad accusare parecchio,
cioè io dopo la sua morte sono arrivato nel giro di un anno riuscire ad alzarmi più dal letto, lei è morta ottobre 2023, io mi ricordo da Augusta 2024, sdragliato sul letto, dove dicevo, non riesco ad alzarmi, e non ne posso più, non ne posso più, non ne posso più, che non è più sensazione bevi, che non vado più più per trovi o zero, trovi ovo, e non è che dicevo voglio morire, dicevo, no, vivere ossia è troppo suferente, cioè, devo spingermi, devo, non ne posso più, non ne posso più, io mi ricordo che proprio sentivo in testa, non ce la faccio più, non ce la faccio più, non ce la faccio più, e li chiamai subito la psichiatra dicendo guarda, non sono, non sono, non sto bene,
lei mi ha aiutato parecchio con delle cure farmacologiche, come lei trovate questa psichiatra, dove lei conosciuta? Lo conosciuta, sempre a pistola, ma consigliata dalla psicologa, perché anche la psicologa non aveva visto per niente bene, quindi rinterapia in quel momento? Sì, sì, già da un pozo, sì, sì, sì, sì, sì. E quindi cominciano quella farmacologica? Sì. E come vado? Allora, sono stati sempre alti e bassi, però... Ti hanno gli egni ossicato una depressione? Bele posemente, sì, sì, anche. E ora, ad oggi, il pensiero di tristi, io ce li ho sempre, perché io, da quando mi sveglio, quando vado all'etto, il pensiero della mia mamma che soffre è presente. Cioè, io ancora non riesco a dire, mi manca la mia mamma, perché si andava a mangiare insieme fuori a cena. Cioè, io era vedo nella mia testa, mia mamma che soffre.
E quindi, pensiero di tristi, io li ho sempre, tutto oggi, però ho l'energie per dire mazzo dall'alletto, starò meglio, affronto la mia vita, faccio qualcosa che mi piace. Tu amandre, come tu sei stato devoto a lei e a la devota a te, c'è che ruola avevano i suoi fili nella sua vita? Allora, per lei figli erano tutto. Cioè, prima di me, lei ha avuto due aborti, andò in depressione, con me si riprese, e lei ma sempre detto, ma sempre che per lei figli erano tutto, e da proprio, da come lo diceva, è proprio anche come si preoccupava per noi, c'è si vede che lei era devota per i figli. Nonostante, ogni tanto, potete sapere dei comportamenti
disfunzionali, perché magari s'andavalliti a fare delle piccole cose e si stava tutti due male. Come in tutte le famiglie? Esatto, si si si. Però anche dietro a certi comportamenti, per me, discutibili, che avrei evitato, lei si vede che per i figli faceva di tutto. E lo si vede anche dal fatto che lei la malattia si è sempre la mentata, sempre, sempre, sempre, sempre, sempre. Nella fase terminale della malattia. La mentata del dolore. Sì, del dolore, del perché è successo a lei, perché non gli l'hanno trovato subito, del stomale, di tutto si lamentava. Nella fase terminale, lei non si è mai la mentata, perché sapeva che sarebbe andata a finire e non ci voleva però dare una preoccupazione a noi. Ma non si è mai la mentata. E proprio sul fatto che una che, come lei, non si fosse la mentata un quel periodo,
che era il periodo più di dolore, c'è proprio di faceva capire che lo stava facendo per proteggere noi. Infatti, dall'altra parte, io mi preoccupavo molto perché stavo con lei anche la notte, più natardi, per capire se aveva tipo delle rughe di dolore. Nel senso che dormivi nello stesso letto con loro due ho stavisceduto su una sedia vicino a letto. De la fase terminale, stavo in una lei era allo hospice, e io stavo vicino a lei seduto in una sedia. Poi, quando si faceva tardi, andavo via, ma prima mi dovevo assicurare che l'esti sedermendo per bene. E ritornavi da mattina. E ritornavo sia la mattina, verso pranzo. Si, si, si. Ti ricordi l'ultima conversazione che avete avuto? Allora. Lei, negli ultimi giorni, oltre a vedere le visioni, noi riuscivane anche ad esprimersi.
Pritamente parlava, ma dicendo cose, senza senso. Tipo, parla, diceva una parola, parla un'altra, non avevano senso, non c'era un filo logico dentro queste parole. E una sera, tipo, io, di l'aniatodale dolore, perché, vedevo che ormai lei non era più lei. Le dico, mamma, tu sapessi quanto ti voglio bene. E lei mi fa, anche io figlio mio. E tipo, quelle parole, le dice, con un senso logico, invece. E tipo, in me ricordo che dovete andare fuori di ca, dalla stanza e tipo, iniziai a piangere, ma proprio. Tipo, non riuscivo proprio più, a smettere. Tipo, andavia,
e dovete smettere di guidare, perché non, non vedevo più dalle lacrimi, aveva gli occhi. E poi ti voglio il giorno dopo, se non dopo. Quando tutti i giorni ti porti dietro il dolore di tua mamma, non hai mai l'immagine di lei, che ti dice che ti vuole bene, che è stata debota a te, ti vorrebbe vedere un raggio di sono. Non riesce a portarti questi immagili dentro. Io mi sento veramente ancora pieno di tanta umbra, perché, quando dico, ok, lei cosa vorrebbe, mi viene come prima risposta, essere viva, essere qui vicino a noi. E quindi, questo pensere, mi fa ancora di più rabbia. Ancora io non riesco ad avere pensieri positivi. Trovi io, no. Raccionalmente sei perfettamente che lei ti vorrebbe vedere. Si, racionalmente lo so. La bellezza che sei, come sulle dentro,
ma non riesce a convincertere. Non riesco... Se io fu scato da pensere ancora un bruco. Sì, sì, sì. Ok. Non riesco a interiorizzarlo. Sì, sì. Come vada a quelle state del 2024 d'oggi? Meglio. Meglio. Io se c'è una cosa che... Mi farà stare meglio, proprio anche la fiducia e dire ok, starò meglio. Si potrà stare bene. Questa fiducia mi sta aiutando a dire ok, andiamo avanti, andiamo avanti, lavoriamo. Sono fiducioso a questo punto di vista. Sì. Però è stato un periodo veramente tosto. Tosto perché poi non ti fa provare gioia o entusiasmo nelle cose che fai. Non ti fa provare gioia nelle gamiche ai intorno. Senti tutto sotto tono. Senti tutto più grigio.
Però uno anche con lavoro sto facendo di realtà così che hanno subito tanta sofferenza nebedi, ascolti tante voci e ti rende conto che non sei solo. E questo ha mi aiutato personalmente. Infatti per me non sattante che non sia mai stato un tipo social perché a me piace osservare, ma mai spormi. Però raccontare anche un po' quella che è stata la mia bicenda sui social, mi è stato di enorme aiuto, perché mi sono arrivati veramente un sacco di testimonianze che mi hanno fatto sentire meno solo. E che a loro volta si sono sentite meno sole sentendo parlare me. E quindi anche questo senso un po' di unione a me aiutato tanto. Cioè i social da questo punto di vista sono
sono stati una buona terapia per quello che che hanno potuto fare. Mi ricordi un tuo momento felice a quando risale, quando è l'ultima volta che ti ve di sua ridente felice. Ti faccio questa domanda perché io mi sento come te. Ieri pensavo adesso siamo a fine novembre nel 2025 e pensavo le mie vacanze stive e mi rendo conto di non averle proprio vissute motivamente. Io non vivo più le grandi emozioni che vivevo un tempo da molto, da un anno e passa a questa parte quando scoperto di essere depresso. Quindi tutto quello che tu racconti lo conosco benissimo. Io due figli è una moglie. E quando mi si adormente a mio figlio sul petto, lo sento che sono felice, ma non è amplificato come un tempo.
Ti dico questa cosa perché io la speranza di poter ritornare ad essere quello di un tempo. Quindi oggi non mi voglio soffermare sul buio, sul lombra, sulla mancanza di grandi emozioni. Le sento più nella sofferenza ma non credo di essere condannato, essere così per sempre. Credo che la speranza sia un motore molto potente. Esiste il percorso farmacologico che io non ho intrapreso perché ci sono voluto arrivare con la forza della mente, essere consapevole di ogni singolo passaggio, sentire, vivere quelle sofferenze per farmi formare da quel buio, che mi faccia apprezzare la luce che ho avuto tante volte della vita, ma pensavo che fosse la normalità. Non sono più preoccupato per me. Prima l'uero perché non ero nel controllo, perché era una cosa nuova
ed era molto preoccupato per me. Ed era molto preoccupato di non esserci più per la mia famiglia, di non essere più presentamentalmente e poi magari un giorno fisicamente. Sono pensieri che faccio molto spesso in questo periodo molto spesso, ogni giorno. Però poi c'è un'altra parte di me. Quella luce che non sento, ma che vedo? La sentola vissuta, so che mi appartiene. Ci sono ancora dei momenti, in cui mi emoziono, sono felice, in modo meno omplificato, ma sento che ce l'ho ancora quella cosa. Non mi ci sto ancora, perché voglio dirmi qualcosa di bello, perché so che c'è? Ne mi sono visto conto che accettandomi e alleggerendomi. Dandomi un po' di qui ete in più? Sto migliorando. Quindi ti ho chiesto e non ti ho fatto rispondere. Quando era l'ultima volta in cui sei stato felice? Anche se risale
molto tempo fa, io spesso, per ricordarmi che io comunque un bambino felice, mi penso da piccolo, va da vedere degli albumi, quando era un bambino, perché sono io quello. Oggi sono anche questo, però, sono io in tutto quello di cui siamo parlando, è l'evoluzione della vita. Non è una condanna. Credo che sia solo un passaggio formativo. Ti avrei voluto domandare prima, perché io ti vedo comunque che so ridi con i ragazzi, con cui fa il percorso che tu mi racconterai tra poco. Mi chiedevo se tu lo facessi per senso del dovere, o lo facessi perché senti dentro una gioia nel farno. Ma anche se non la sentice e ci devi crede in questa cosa. Io ci credo, ogni giorno, sono affinita. Sei come tua mama diceva perché è proprio a me? Perché vivo questo periodo della vita? Perché sì. Perché va accettato.
Perché non possiamo cambiarla quella cosa lì. Possiamo soltanto migliorare giorno per giorno quello che viviamo e cercare di lungarci la vita, proprio perché crediamo nella vita stessa. Io credo che la nostra testa sia un motor incredibile, faccia tutto. Puoi essere la nostra condanna o il nostro passaporto della felicità. E io credo più nel passaporto della felicità. Non voglio più vivere la testa come la condanna, perché la testa mi dice che sono condannato tutti i giorni. Però, sento profondamente che c'è dell'altro. E quindi non ti voglio dare speranza. Ti voglio dire che non sei solo che ti capisco. E quando ti sorredo perché mi fai venire voglio di sorredere con i miei emozioni, lo sento ancora. Quando è l'ultima volta che ti ricordi essere stato felice? Allora, io molti ricordi legate alle felicità.
L'io, quando, per esempio, il sabato sera, mia mamma ricordava questo è il passato tipo, quando eravamo nati e ne parlava in maniera giuyosa e felice. Perché io ricordi legate alla felicità neotanti, neotanti, neotanti. E, per esempio, mia mamma ricordava questo è il passato, tipo, quando eravamo nati e ne parlava in maniera giuyosa e felice. Perché io ricordi legate alla felicità neotanti, neotanti. E' anche questo che a me da speranza, ovvero sapere che mammano che il tempo scorre e mammano che io lavoro assume stesso, questi ricordi riusciranno ad avere più presenza in me, più potenza in me, e ricordi brutti, sì, ci saranno sempre ma magari più in un angolino.
Però, tanti ben momenti io ho passato ma anche nella malattia stessa, della mia mamma, come ti dicevo al inizio lei, durante la mia infanzia, la mia adolescenza, era capace di litigare per qualsiasi cosa. Anche un tappo fuori posto, lei poteva urlaere e avere una litigata. Durante la malattia, lei ha capito che non si deve utilizzare l'enerci che abbiamo per creare di stacco con la persona, per litigare. E infatti lei, durante la malattia, è riuscita non litigare più per piccolezze. Cioè, se a volte c'era qualcosa per legato alle medicine, ero un apparentesi. Però, l'entenzionalmente non
sarà abbiava più. Cioè, piuttosto, mi metto a sedere e se ne parla. E infatti, in quel periodo, lei mi ha chiesto scusa per tutte le volte in cui impassato, aveva zato la voce e aveva litigato con me, magari, per piccolezze. Quindi, anche il fatto che, durante questo periodo, buio, lei abbia compreso tante cose e si si abbiscinata a me perché la malattia è fatto avvicinare. A volte mi dico, sarebbe stato bello se fosse successo senza malattia in sottofondo. Però, in tanto, è successo. Quindi, quello io, ne sono contento, ne sono contento. Hai portato tu a mamma conoscere tui amici con disabilità? Ma, allora, sì. A ti dirò di più, mia mamma è stato un motivo per cui io poi, ho detto che questa è la cosa giusa da fare.
Ho aperto il progetto con l'intento, inizialmente di dire, ok, chi vuol passare un po' di tempo in compagnia, che abbia una disabilità o no, venga qua, damme, esistenziemi. Questo a chi lo dici, dove lo dici? Sui social. Che anno? 2022. Ok. Quindi, usi social per dire? Sì. Stiamo insieme. Stiamo insieme. Io, felizzo social, per dire. Guardate, io, e atri, tre ragazzi con disabilità. Se volete venire insieme a noi, a stare un po' insieme, a passare un po' di tempo insieme, potete venire. La gente ha iniziato a venire, e quindi sono create della misizie. E dove vi incontravate? Allora, a pistoria, inizialmente, a una associazione sul territorio che c'è dato lo spazio e nella quale io avevo già conosciuto alcuni ragazzi, e quindi ci siamo potuti incontrare in questo ambiente qua. E piano piano,
dico a mia mamma, o vuoi venire anche te, c'è un'ezenziosi, si sta bene, invece che stare qui a casa da sola. Lea l'inizionò, perché era timida. Poi successivamente, viene. E cosa succede? L'inizia starei meglio, e inizia ad apprezzare quel posto, da apprezzare quei ragazzi, perché si stava bene, si rideva per le cose semplici, tipo una battuta, e per lei questa era essenziale, perché non avendo più la vista, non poteva fare chissà cosa. Poi magari, lei, se già faceva qualcosa di un piccolo aiuto, le veniva fatto un applauso, e quindi anche per le piccole se si sentiva valorizzata. E allora, in questo contesto, dove non importa quanto è difficoltà tua abbia, ma sei valorizzato, e avrai degli amici, le essi sentita meglio.
Se sentita meglio, quindi anche lei ha legato tantissimo con i ragazzi, che seguivo, e i ragazzi hanno legato tantissimo con lei. Loro si sono presi cura di lei? Sì, sì, sì. Cioè, praticamente se sentivo mi ma, era lei che si prende a cura di loro, se sentivo loro, era loro e si prende a cura di lei, quindi è stato... Non uniti. Sì, erano uniti. Sanno andati anche a trovare la casa? Sì, sì, sì. Quando lei non poteva andare a trovarli perché magari non si sentiva tanto bene, loro mi chiedevano, si compro un gelato, lo portiamo alla Rosalba, alla tua mamma, e allora sandava e sera tutti ferici. E un abbenimento bello significativo è che c'era questo massimiliano per ragazzo Down, che non vede valora di compiere 50 anni. E già da più di un anno ci diceva sempre,
o quando io faccio 50 anni, il cinque a costo, vi invito tutti. E andava dalla mia mamma e le diceva, o mi raccomando, sì, energia perché, quando farò 50 anni, ti invito e si fa la festa. Passa il tempo, o mi raccomando, quando farò 50 anni, ti invito e si fa la festa. La mamma mi ricordo, io ti imperio, di che faceva. Dai, speriamo, speriamo. Cosa succede, arriva al cinque a costo? E la mattina, mia mamma non si sveglia. Perché, l'entro, un edema celebrale, e non riusciva più a svegliarsi. E quindi, andò, la portarrono al prodotto corso, e a quel momento il medico mi dice, va a dare l'ultimo saluto, perché tempo due ore e le non ci sarà più. Allora, mi crolla al mondo addosso,
va a dare l'ultimo saluto, e dico ai genitori, di questo massimiliano, guardate questa la situazione, non di teniente ammassi, e voi fate tranquillamente la festa, però noi non verremo, però non di teniente ai ragazzi. Succede che, la sera, mia mamma è sempre allo spedale che non si sveglia, noi sempre con la consapevolezza che dallea poco non vi sarebbe stata più. Ammassimiliano ai agli altri ragazzi, non è stato detto nulla, quindi sono lì che festeggiano, e poi si vede per zomezza note, però che arrivano tutti i ragazzi allo spedale, e tipo vanno, perché le è stata fatta un'eccezione, salgando tutti, e tipo mia mamma, ormai era già più da, era mai tempo che non si svegliava, vanno a dare l'ultimo saluto,
e questo finisce così la giornata, poi il giorno dopo, mia mamma si risveglia, la riprendono, e quindi, dall'inizio alla fase terminale, perché sì si risveglia, ma quel risveglio dove ora c'è una bella discesa, bella ripentina, sarebbe stato bello forse che non ci fosse stato quel risveglio, perché poi è stata una gonia totale, però l'avvenimento, così, vellino da raccontare che tutti i ragazzi che erano lì alla feste di massimiliano, massimiliano compreso, di venire a dare l'ultimo saluto alla mia mamma, ma che se poi si è risvegliata, però tutti avevamo la consapevolezza, perché i medici ci avevano detto, salutatela, perché qualche ore se n'andrò. Vado sul tuo progetto solo per alleggerire la conversazione. Quindi,
2022 utili zi social per dire, se volete stare con noi, noi siamo qua, a braccia di varicate, vi aspettiamo e siamo tutti insieme. Hai riportato tutto quello che aveva imparato nella cooperativa per intrattenerli stare insieme per costruire questa comunità, e come si evolve questo progetto? Ha un nome il progetto? Allora, no, all'inizio, perché io non pensavo prendesse così tanto piede, perché a oggi ci ritroviamo che non ci sta più il posto, perché a questo benito profamerandansieme vengono a tutta Italia e quindi... Non diamo per scontato perché magari qualcuno ti conosce oggi per la prima volta, venite per farmi rendere insieme, vuol dire, uso i social e organizzio un evento, dove dico, porte aperte e venite... Si, se ci volete venite a trovare, venite pure. Vuol dire, non solo persone con disabilità chiunque. Esatto. Per stare insieme. Per stare insieme. E quante persone vengono? A pubblicizzarla poco poco, minimo 150.
Ok. Si, si. Quindi hai un posto che ti danno in uso gratuito all'inizio, dove metti insieme i primi ragazzi riuso. Si, si, si, si. Chi sono i primi che entrano? Allora, una che siamo a Irma, Massimiliano, Leonardo, e... E ora, ragazzo, siamo i giorni. Che disabilità hanno loro quattro? Allora, uno con... una sintomi di Down, Massimiliano, che ha festeggiato ad agosto 20 anni. E già 20 anni? Si, si. Comunque vedo sui social. Si, si, si. Bill, ma... pensiamo abbia una... malattia congenita? Quindi non si sa esattamente che cosa abbia? Non, non sempre si sa. Ok. Non sempre si sa. E non lo si sa anche perché non si vuole approfondire? A volte non lo si sa, neanche perché non ci siamo arrivati con nel capirlo, va proprio in termini di ricerca. A volte perché non è stato approfondito, perché non c'era necessito e a volte perché
sono anche più cose insieme. C'è veramente un mondo a 360 gradi quando si parla di disabilità. Però, prevalentemente, c'è sempre alla base un ritardo cognitivo, a meno che non sia una disabilità apertamente fisica. E' una sintomi, come può essere quella di Down, o a volte complicanze alla nascita. Quindi, questo è un po' il quadro. Leonardo invece? Leonardo, anche lui ha un leggero ritardo. Ok. E' Johnny Adam. Meli racconti oltre a loro disabilità c'è, racconta me la persona. Perché sono i tuoi amici sono persone che ormai conosce molto bene. Si, si, si. Meli descrivi tutti a quattro. Si, si, si, si. Allora, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si. Allora, bilma. È una donna, ma io la definisco ragazza perché è molto
giovanile e perché va di attra ragazzi, quindi. E' molto socievole, è molto altruista, è super generosa, c'è se sei difficoltà, l'è la prima ad arrivare e ad darti un'amano. Quindi, ha un enorme spirito materno, ad ora, gli animali, i bambini, e quando c'è da uscire la prima a essere presente, e la prima da assicurarsi che ti stia divertendo, che non tu sia da solo, lei è veramente un spirito di altruismo e le bato, le bato, le bato. Poi c'è massimiliano, che, anche lui, dentro, è un giovane adolescente, un giovane ragazzo, perché ha voglia di ballare, ha voglia di conoscere persone, è molto simpatico satirarti
la battuta, anche con i tempi comici giusti, e soprattutto, è molto impatico, se ti vedo un potriste, ti viene a chiedere come stai, cosa posso fare per te, ti canto una canzone per tirarti su di morale, e anche lui, è un grande cuore, nomena sempre la sua anipote, alla quale vuole un grande bene, e dice spesso che si frendiva cura a lui quando della sua anipote era piccola, come si chiama la sua anipote? Vanessa, e a lui piace prendersi cura dei bambini, che le donne mano trattate bene, è proprio un classico gentile men, che ti viene particolarmente alle persone, e che queste persone stiano bene. Quale leo, a tempi aveva 20 anni, è un ragazzo super dolce,
ogni volta che lo guardi ti sorride, i qualsiasi cosa tu proponga di fare, a lui va benissimo e del felice, importante che state insieme, cioè leo ha questa caratteristica che è pronto sempre a un suo riso, e a essere felice di fare qualcosa insieme a te, poi mi ricordo, dei giorni, giorni all'inizio può sembrare molto serio, però ad dentro a un grande cuore, la sua serietà sicuramente dovuta dal fatto che lui di difficoltà, ne ha butto tante, tante tante tante, e quindi sicuramente il molto serio lo protegge un po' dalla realtà che ha intorno, propongo centri in confidenza, anche lui è pronta a dare via la sua casa a fare farti stare meglio, quindi si è si dovessi trovare un elemento in comune,
è che tutti hanno enormi difficoltà, tutti, ma tutti sono pronti veramente a... Sono persone generose, a darsi per il prossimo. Sì, si, si, più che altro si preoccupano di vedere se te stai bene o no, cioè non è proprio questione ti manca questo, ti do, ti do alla mano, vengono anche a capire se te stai bene, cioè hanno proprio una attenzione nei riguardi del prossimo, molto alta, molto alto. Dopo ne conoscerai molti altri, e aprirei anche un progetto, dove darai il loro allo opportunità di imparano messire? Sì, allora succede che... Esatto, raccontami l'evoluzione. Allora, io parto con tre ragazzi, quattro, e dico, chi vuol venire a trovarci e a conoscere questo mondo della disabilità, è stato un po' di tempo insieme a me, potete venire. I video vano virali, le persone ci conoscono, ci vengono a trovare, io cresco, cresco in termini di follower,
e ovviamente ci vengono anche a proporre dell'equlaborazione. Però io non accetto mai nessun tipo di collaborazione, perché avevo deciso che l'impronta che avrebbe dato a quel progetto sarebbe stata sempre a sfondo sociale, e sempre con l'obiettivo di fattere bene per i ragazzi. Quindi, qualsiasi tipo di collaborazione o sponso, perché andasse fuori un attimo a questa mio ideale, non lo ho mai accettata. Ho detto, voglio utilizzare social per fare del bene, perché vedo che sono un'arma potente. E il terzo settore, che questo settore appunto questo mondo della disabilità ne ha bisogno, perché la gente non lo conosce a pieno. Allora, a un certo punto, mi chiamo un ragazzo, un uomo, e mi dice, guarda Lorenzo, io ho abbiato questo progetto dove stiamo cercando di insegnare alle persone
un mestiere. Queste persone hanno una disabilità. Questo mestiere è l'artigianato e l'insegniamo a realizzare dei prodotti, come possono essere zanetti, shopper bag, riciclando rimanenze tessili. Con l'obiettivo, se si riesce a farli diventare autonome, ad assumerle. È un grosso progetto, lo abbiamo abbiato da poco. Io, questo signor si chama Luka, mi dice, sto cercando di occuparmi più dell'ata aziendale, però mi servirebbe una mano, dal punto di vista di stare coi ragazzi, di creare una community, di mostrare il valore delle persone sui social, mi fuori dare una mano. Allora, io ho decidido di unirmi a questo progetto, che si chama Fodi, che prende il nome da un uccellino del Madagascar, piccolo, che fa nidi comunitaria, anche per altri uccelli riuszando scarti della natura,
e fuori all'obiettivo di dire, ok, una persona con disabilità, se le viene insegnato in una maniera giusta un lavoro, può imparare, e può lavorare. Allora, io ho iniziato anche a divulgare questo progetto, ho iniziato ad accoglere anche nuove persone con disabilità dentro questo progetto, e anche da qui è andato benissimo, e mi ha fatto capire che è la strata giusta, perché ogni giorno ci viene tante richieste da parte di famiglie, che hanno un figlio con disabilità che ci dicono. Guardate, anche il mio figlio, una disabilità, ma non riesce a trovare il lavoro, è stato tutto il tempo in casa, come si può fare, e questa è un problema che susiste in tutte le parti d'Italia, e noi ci piacerebbe arrivare a trovare una soluzione, che parte dal principio che, iniziato, vi facciamo capire,
che un ragazzo con disabilità può imparare un lavoro, però serve in pegno da parte nostra per creare il contesto giusto, perché lui non può imparare con le risorse che hanno le persone normali, se è uno delle risorse adeguate alle sue potenzialità, noi vogliamo dimostrare che è possibile, e parallamente riciclando scarticesi che andrebbero buttati via, quindi vogliamo dimostrare il valore vero, di ciò che molto spesso non viene valorizzato. Questo. Cosa gli insegnate? C'è che tipo di dimensioni hanno, questi ragazzi, perché tu hai parlato di shopping bag, quindi alla fine confezionano giusto? Cucciano. Tagliano. Cucciano. Tagliano. Tagliano e cucciano. Si, si, si, anche la macchina da cuccire. Ok, quindi vuoi gli insegnato e questo, quindi la manualità. La manualità, esatto, esatto. Noi mettiamo a disposizione un educatore
che sia in grado di guidarli dal punto di vista educativo, quindi anche come interagire con gli colleghi di lavoro, sia un operator che è in grado di spiegare loro come realizzare questi prodotti. Quindi dal scegliere la stoffa giusta per il prodotto, a prendere le misure, a tagliarlo, a cuccirelo, per poi a fare la confezione, a metterci la letra di ringraziamento e a impachitarlo. Quindi le cosistema che stai creando ne parlavamo nel backstage video, voi vendete questi prodotti attraverso i commerce e adesso state a prendo dei negozi temporanei, quindi un mese, due mesi, con gli le opportunità che ci sono. Si, si, si. I vostri dipendenti diventeranno questi ragazzi che stanno formando, esatto. Poi fanno un tirocinio da voi pagato? Esatto. E poi diventeranno dei contratti a tempo indeterminendo, il percorso e quello. Esatto. Quanto ci mettono
a imparare il messiere? Allora, sicuramente, varia da ragazzo a ragazzo un basale loro potenzialità, però dai due anni, tutti possono imparare? Allora, tutti possono imparare, questo lo vedremo. Per ora siamo conci del fatto con una delle potenzialità e ci saranno tempi diversi. Il nostro obiettivo è anche quello che, se il ragazzo viene, si vede che non potrà mai imparare un messiere perché è una disabilità troppo grave, di capire, ok? Quella è un'altra sua potenzialità e allora si coltiva a quella potenzialità li. E magari li troviamo un futuro, un altro ruolo. Per esempio, se un ragazzo non potrà mai imparare a realizzare questi prodotti, ma è bravo alla collienza e un negozio, allora noi punteriamo a rende lo bravo, e autonomon e la collienza al negozio. C'è l'obiettivo di fuori e quello di dire, ok, io sono una persona che ha x caratteristiche.
Ogni uno è un talento. Esatto, quindi cerco il suo talento non lo dico per forza a mettere in quel periodo. Esatto. Quindi anche per questo fuori noi ci impiega tantissimo tempo. Sicuramente, dai due anni, ci vuole per capire anche grado di autonomia un'arriva, anche perché bisogna capire che molto spesso già arrivare puntuale al lavoro, o già presentarsi al lavoro, è un grande impegno, è un grande traguardo per molte persone, che magari sono state tanto tempo chiusi in casa, e quindi già presentarsi al lavoro, è già un grande traguardo per se. È una nuova abitudine. Esatto, sì, sì. C'è già il fatto che uno si venga venga presentarsi, e venga stare insema noi, arriva a formagari la famiglia che ci ringrazia, ci c'è chavro. È benuto. Grazie, grazie. Quindi... Quindi, mi hai detto chiusi in casa, mi viene una parole isolamento, no? Sì. Già è un grande traguardo quindi stare insieme
a prescindere dal lavoro, condividere, giocare, sentirsi, non soli e sentire di avere degli amici e delle persone che ti attenzionano. Sì, sì, sì, sì, sì. Sì, sì, sì. Quindi questo è un altro obiettivo, credo, vostro. Sì, sì, sì, sì. Allora... Cioè, se tutto è nato così nello stare insieme. Sì, sì, sì, sì. Crediamo fortemente che l'apprendimento avviene in un contesto in cui ragazzo riesca a trovarci bene. riesca a trovarci bene e riesca a coltivarlo in base a quelle sono le sue potenzialità. Io ho sentito molte esperienze, dove possiamo avere trovato un lavoro in una ditta, però poi essere licenziati o essere mandati a casa, perché non riuscimano a essere presenti in questa struttura, a lavorare in maniera adeguata, perché poi all'interno della struttura si può assumere ragazzo, però poi mancan le risorse per coltivarlo in la maniera giusta, perché magari io, ok, ti assumo, però poi non ti insegno come fare in mestiere,
allora dopo x-messi ti mando a casa. Invece, noi vogliamo lavorare a 360 gradi per far sì che questa sia una cosa sostenibile nel tempo, sia per il ragazzo, sia per la struttura, perché se noi si riesce a creare un modello dove il ragazzo vince e la struttura vince, ok, lo replichiamo, ok, prendiamo molti più ragazzi, si riesce ad apportare veramente un cambiamento significativo in questo mondo. È un'ambizione grossa, però ci vogliamo puntare. Con i detto famiglie pensavo proprio a tante famiglie che hanno figli con disabilità e sono molto preoccupate per il loro futuro, soprattutto per quando i genitori non saranno più in vita. Chi si prenderà cura di mio figlio, quindi insegnare al figlio e andare a avere una sua indipendenza una sua autonomia, penso e sia un traguardo meraviglioso. Sì, sì, sì. Il problema del dopo di noi è ovvero chi penserà a mio figlio, una volta che non ci sarò più,
è un problema che tutte le famiglie hanno, quando hanno un figliolo con disabilità. È un grossissimo problema se ne fa veramente poco e l'obiettivo appunto è far capire innanzitutto che questo problema c'è. Perché molto spesso diamo per scontato che ok sarà tutto ok. Però in realtà no, è un problema molto rilevante. E a lo stesso tempo piano piano, step-by-step, riuscire a costruire una soluzione, noi siamo partiti dove ok, il primo obiettivo è inclusione sociale. Stiamo bene insieme, impariamo a stare uno di più. Secondo obiettivo, inclusione lavorativa, impariamo a fare qualcosa. Terzo obiettivo, autonomia, una volta che il genitore non ci sarà più. Quindi, se c'è una cosa in cui io credo molto, è nei piccoli passi. È
nel fare, fare piccoli passi, ma farli. Perché c'è talmente tanto da fare in questo mondo, c'è talmente tanto bisogno che, se uno guarda tutto quello che c'è da fare, e cambia direzione dell'osuardo. Però se io piano piano faccio un passo. La persona vicina a me, vede il passo che ho fatto, mi diceo, ti voglio aiutare anche io, e si fa un altro passo. Li potranno cambiare le cose. Quindi, da qui mi viene con messaggio da dire, c'è tanto da fare, c'è tanto bisogno, ma, se facciamo insieme, sempre, di più risciremo a portare dei cambiamenti. Mi viene da pensare, avendo raccontato delle cose, per me di un valore incredibile bellissime. Se dopo l'intervista, non so, decine di ragazzi, altraversore loro famiglio, direttamente, vorranno passare
del tempo con voi. Non penso neanche al lavoro. Penso a l'uscire dall'isolamento e al terzo step, per il dopo, quindi, inserirsi. Come fate a ospitarli tutti? Tu come mantieni questa cosa? Allora, per noi, il trovare dell'investimenti, quindi che sia attraverso il fatturato o persone che decidono di investire nel progetto, il fatturato è solo vendendo i prodotti. Solo vendendo i prodotti, esatto. Per noi, la vendita dei prodotti e l'investimento che un privato può dare nel progetto, quindi, partecipare al progetto, è fondamentale per crescere. Quindi, sicuramente, qualsiasi persona, che, ha bevoglia di dare, qualsiasi tipo di aiuto, che sia fisico, che sia progettuale, se ne può tranquillamente parlare, e come dicevo, da cosa nasce cosa, e il mondo,
talmente, tanto, pieno di stimoli, e stimolante, che spostano fattante belle cose. E voi avete un conto corrente esposto, uno ti contatta sui social, come funziona la modalità per approcciarvi? Sì, allora, uno può scrivere alle mail, che sono presenti o nella mio canale social. Che sarebbe l'orenzo traversare o quello di fodi? O quello di fodi. Sì, qualsiasi mail, va bene. O, attrimenti, c'è il cifo, dove ci sono tutti i nostri prodotti. Di tutti i ragazzi che hai conosci fino ad oggi, quale è quello che ti ha sorpreso di più, proprio per la sua evoluzione e la sua crescita, che tu... Ma racconta mi la storia di uno. Uno più di uno, ma proprio perché voglio vivermi quei frame. Sì, allora, io mi ricordo che esattamente i due anni in mezzo fa, una scena tra associazioni vi di questo signore che a tempi aveva, mi sembra, a 46 anni, una selgenere, che era in un angolino
in piedi con un piatto con dentro una pizza in mano con lo scuardo che guardava giù, isolato lì. Io vado da lui faccio... Ciao, come è, tutto bene, che stai mangiando, fa... Sì, si, tutto bene, faccio piacere l'orenzo mi fa piacere Antonio. Poi non mi ricordo, molto idealo che ha venire, però mi ricordo che li dissi. Io domani mi trovo con questi ragazzi, ti va di venire perché dall'impressione... E lui è quello forte in matematica? Sì, ok. Sì, sì, sì. Perché mi dava proprio l'impressione di una persona estremamente timida e estremamente chiusa. E lui mi dice... guarda, antipon, non me la sento perché... è tanti mesi che sono... più son casa, non mi vado di stare con le persone. Lo rivedo una travotte, e lui faccio ti vado di venire. E lui mi fa, ok, viene e inizio un po' parlare.
Come gli occhi e di perfarsi che accetti? E lui dico... guarda, tipo... Batte, cosa ti piace fare? E lui mi dice guardare le partite di calcio. Io di calcio, non mi ente ad uniente, però a questo massimiliano si... lui faccio... ciò un mio amico che si intende di calcio. Troppo sto presentare... lui dice, ah, dai, volentieri. Allora, li faccio incontrare. Parano un po' di calcio, può dargli passone a film, e iniziano a parlare. In maniera molto breve, lui non riusciva a parlare con le persone, non aveva neanche un amico che andava a trovare quando era in casa, perché lui era un signore di 46 anni con un ritardo conitivo, e una volta che i genitori non c'era un più era lui da solo in casa, quindi molto isolato dal mondo. E fatto sta che viene questo mio gruppo, fa amicizio con una persona, poco un'altra, poco come,
e dallì lui viene sempre, e tu lo vedi che ti aloca con tutti, tu lo vedi che ogni tanto mando lui di fronto una platea a spiegare il progetto e ci va. Quindi sicuramente un dei cambiamenti più belli è stato vedere come una persona soffocata dalla timidezza e veramente molto silenzione molto silenziosa, molto introverza e vedere che stava male in questa sua timidezza si è riuscita poi essere molto espansiva e a parlare con tutti e a stare bene, a stare bene, perché molto spesso queste persone hanno bisogno proprio di parlare, perché hanno tanto dentro e poche persone che tendono ad ascoltarle. Quindi mi verrebbe da dire che hanno bisogno di essere visti, hanno bisogno di essere ascoltati, hanno bisogno di essere percepitemi per dire, ok, esiste anche te.
Una cosa che mi piace tanto guarda non ti sui social e che non c'è mai una forma di pietismo, ma loro vengono sempre, come dire, e come se noi stessimo spiando degli amici che stanno bene tra di loro, non c'è mai un momento in cui c'è l'occhio di voi puntato su un problema, ma è tutto all'insegna della normalità. Sì, sì, sì, ma infatti, io appena mi sono messo sui social, mi sono sempre detto, non voglio far capire alle persone, guardate quanto abbiamo bisogno, guardate quanto facciamo pena. Io voglio far capire alle persone, guardate quanto siamo bravi, perché a me se questo mondo mi è piaciuto e perché io mi sono divertito con loro, non perché mi hanno fatto pena. Poi è ovvio che hanno un sacco di bisogni, è ovvio che hanno un tante difficoltà, però hanno un sacco di potenzialità, quelle potenzialità hanno fatto dire bello stare con loro,
voglio essere loro amico e voglio che anche le altre persone ci percepiscono così, quindi per me è importantissimo, è importantissimo, perché anche il modo per cui poi le persone vengano e decidono di andare a parlare con Antonio. Cioè, a meno io, la so che se una persona viene e va a parlare con Antonio e succede, non è perché li fa pena, ma perché hanno visto che un ragazzo bravo in tante cose che ha un sacco di passioni, che è divertente, con in quale tu ci vuoi fare una battuta, e questo se non è stata la maniera avincente, è il motivo per cui ora questi ragazzi effettivamente hanno un sacco d'amicizie, ma perché abbiamo dato modo di far vivere alle persone le loro qualità e non le loro difficoltà? Tu hai degli amici all'ifore di loro? Allora, sì, sicuramente ho degli amici, ora, in questi ultimi anni, questo lavoro, mi ha preso totalmente, per cui anche le amici zial di fuori di loro sono sempre legate al mondo del lavoro,
però ho della amici zial di fuori di loro, ma potessi intrecciano, però, sì, sì, sì, sì. Come va l'amore? È, l'amore ancora, da quando mi sono lasciato, con la ragazza di cui parlavi prima, un'altra relazione? No, quella ragazza di cui parlavo prima. Quindi è stata la tua prima ragazza e unica? Sì, sì, sì. Sì, sì. Ci siamo lasciati, perché nonostante ci fu 70 amore, tra me e lei, avevi messo le tue prurità. Sì, e poi, e poi, quando mia mamma sei andata, io stava ancora insieme a lei, ok. Però io ero distrutto all'etto, proprio, non riuscivo a fare niente, e già avere il pensiero di avere una persona canta, e quindi anche di dagli quelle attenzioni che giustamente merita, prima era diventato pesante. Cioè io al momento ero solo io e il mio dolore in quel momento. Pugualmente lei,
la situazione anche per lei non era molto leggera, abbiamo parlato tanto. Siamo arrivati anche alla consapevolezza che lasciarci sarebbe stata la scelta giusta, e una volta fatto ci siamo lasciati con amore rispetto, e con la consapevolezza che è stata la scelta giusta. Quando avevamo bisogni diversi, per noi lasciarci, concludere quella storia, ci ho fatto sicuramente bene. Ehi voglia adesso di namorarti? Non me lo domando, perché io non riesco a vedere un futuro di me che sto in una relazione felice e contento e spensierato. Non me lo non vedo un futuro, però io penso che l'amore sia una delle cose più belle in questo mondo e nella vita, ed è il motivo per cui penso che,
se dovessi namorarmi, sarebbe più che felice. Visto che sei in questo momento molto deboto al lavoro, che futuro dovresti perfodi? Allora, il futuro che vorrei è questo. Innanzitutto far capire a, umilmente parlando tutta Italia, quanta difficoltà ci sia dietro al mondo delle lisabilità, ma anche a quanta potenzialità ci sono dietro. E poi vorrei che fuori aprisse tanti laboratori in varie città in modo tale che il ragazzo che ha bisogno possa trovare un posto in cui venga accolto e magari nemmentre imparare un mestiere. Perché noi tutti i ragazzi li accogliamo in maniera totalmente gratuita, la richieste tanta, e quindi per me vedere tante famiglie soddisfatte e felici perché il proprio ragazzo è un contesto di amici,
di apprendimento, per me vorrebbe dire tanto tanto tanto. In questi laboratori potrebbe coesistere anche l'inserimento iniziale nello stare semplicemente insieme senza dover subito passare al fare o credi che debbano essere vissute in strutture differenti. No, ci può stare, ci può stare. Noi anche già confodi tutti oggi, facciamo un sacco di attività per stare insieme, che poi ci porto una stare insieme con il pubblico, con le persone che ci vengono a conoscere, però sicuramente creare dei contesti dove vi è l'unione, vi è il parlare, vi è il dialogare, per me anche essenziale, quindi sicuramente sì, sicuramente sì. L'idea di base è che cosa c'è bisogno? Ok, facciamo lo. Non c'è una regola specifica.
La regola è che il benestere di ragazzo inizabilità è al primo posto e poi nel mentre si costruisce tutto quello che per noi ci può dirò che è la strata giusta da fare per portare al benestere di ragazzo e per più ragazzi. Quindi sì. E tu per il tuo futuro cosa vorresti? Allora, anche qui io il mio futuro non lo vedo, sicuramente stare bene, trovare un equilibrio e se c'è una cosa che a cui io era appunto tanto è coltivare molto gli affetti, i legami che possono essere da amicizia o no o sentimentali, ma anche i legami positivi nel contesto del lavoro con le persone e non solo ok solo lavoro fino a se stesso. Per me coltivare ora dei sani legami e vivere un equilibrio sereno
è uno degli obiettivi, perché vedo che l'indole al lavoro di dirò che lavoriamo ve la scelò, dalla tra parte l'equilibrio affettivo con le persone quella un po' più da è una parte che bisogna un po' più di cura quindi sicuramente un'equilibrio mio anteriore. Da quando tua mamma è venuta a mancare ne avete mai parlato con tu papà e tu fratello? Allora, in maniera molto superficiale perché io sono uno che tende molto al cercare aiuto quindi psicoterapeuta, psichiatra parlare e continui a fare una mano. Mentre il mio babbo è molto sul bisogna farci forza andare avanti.
Il mio fratello è molto chiuso su questo argomento. Quindi con loro posso aver scambiato qualche dialogo ma in maniera molto superficiale. Tu vorresti affrontarlo diversamente questo dialogo? Allora, sì o c'è disagio. Allora. A parte tu ho intendo. Io vorrei affrontarlo diversamente, se effettivamente anche per loro porta a un miglioramento, se so che per loro una forzatura è evito viderai tranquillamente. Se è una cosa che può fa piacere, anche a loro apriirsi, è una cosa che farei con molta voglia, però bisogna vedere se loro sarà sento non meno. Io una volta che mi amamo se ne andata, tuttora,
mi dispiace e mi preoccupo tanto per loro, perché vorrei non vederli tristi, però è anche vero che prima di tutto io devo pensare a stare bene io, e poi nel mentre, successivamente, vedere cosa poter fare insieme al loro, sempre se loro vogliano. Siamo molto con attitudini diversi sotto questo punto di vista. S'è preoccupato per tu fratello? Un po' un po' sì, perché da una parte lo vedo che con cui sia la sua vita continua a farla, anche se è molto chiuso, vedo che la sua vita continua a farla, e questa mi dice, ok, dai, va tutto bene per quello che è la situazione. Dall'altra, immagino, è anche lucro come me,
aperso la mamma, dopo tanta suferenza, cioè io sto così male e mi sto facendo aiutare, lui che tiene tutto dentro, vai a sapere come sta, e quando penso a questo, sì, mi preoccupo, questo male, questo male. Cioè, a volte sono sicurissimo che in male essere che posso provare durante la giornata, è dovuto anche al pensiero della mia famiglia che a loro volta sta non sta benissimo, non sta benissimo. Tu credi che lui a scoltare a questo intervisto? Sono menno. Lui è molto... lui ne ha che... allo perché... non lo facco in cattivaria, non seguene anche messo social, non si è isolato proprio da questa parte, da tutta questa parte si è isolato. Però su YouTube c'è?
Su YouTube c'è, bisogna vedere... E che cosa ti piacerebbe dirli se la dovesse mai ascoltare che magari ti indalazza a fare di persona? C'è semplicemente questo, che... allora, per qualsiasi cosa, ma veramente qualsiasi dal pensiero più banale, al pensiero più profondo, dal problema più banale, al problema più grave, cioè io ci sono. Ma si è per ascoltare, ma si è anche per andare a trovare una soluzione. Cioè ci sono. Ci sono. Io sono arrivati in fondo all'intervista, la mia ultima domanda è normalmente, e non te la farò, è come stai. E te l'ho un po' domandato quando ti ho parlato anche della mia depressione, e mi hai un po' risposto. invece vorrei chiudere
da un messaggio di speranza, concreto però, bello, positivo, a tutti coloro che ci seguono e che seguono te che messaggio puoi dare loro. Allora, il messaggio che io darei è di non avere paura, ma per un semplice motivo. Tante persone con disabilità o senza che interagiscono con me vengono nei miei contesti in cui lavoro, prima di interfacciarsi appunto a questo mondo, quindi ha un mondo fatto di persone, ha un mondo fatto di diversità, c'è sempre la frase, guarda, io avevo anche un po' di paura, e riguarda tutti gli aspetti sia fare un progetto in questo mondo, sia fare apparlare con una persona con la disabilità, sia andare a un evento
dove ci sono persone con disabilità o non, sia, mi sento solo, ma non me la sento t'andare lì, ho po' di paura, c'è nel senso, io mi sento solo, che la fa facile, venite, c'è sempre un po' di timore. Io vi dico questo, non abbiate paura, perché vuoi potrete fare quel passo in più e quindi venire da me, venire da noi, parlare con una persona con disabilità, e se per voi ho vi trovate bene, ho vi trovate male, non ci sarà mai nessun problema, però già fare un passo ti porta anche ad avere un po' più di fiducia in questo mondo, in te stesso, e verso un futuro migliore. Cioè già un passo porterà qualcosa di sempre più bello. Quindi, quello che mi mi è sempre da dire non abbiate paura.
Grazie Lorenzo, mi ha fatto una puntata molto ricchiente e messo al centro di umani che permessano fondamentali, quindi ti ringrazio di quale abbiamo finito. Grazie mille. Grazie. Grazie. Se ti interessa vedere contenuti negli tinerenti al podcast, puoi trovare su nostro profilo Instagram One More Time Podcast. Se voleste vedere invece contenuti che riguardano più la mia persona, vi aspetto sul canale telegram, attraverso il link in bio di tutti i nostri social.
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