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societyFeb 5, 20261:44:51

Gabriella Marano, cosa si cela dietro la violenza

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Puoi iniziare un percorso su Serenis per prenderti cura del tuo benessere mentale a un prezzo convenzionato. Scopri di più su: https://www.serenis.it/influencer/one-more-time?utm_source=influencer&utm_medium=affiliate&utm_campaign=ONEMORETIME7&utm_content=podcast&utm_term=host+read Qui sotto trovi i biglietti per vedere One More Time https://www.ticketone.it/artist/luca-casadei/ Oggi faremo un viaggio con Gabriella Marano, una criminologa, psicologa forense e consulente tecnica in numerosi casi giudiziari di grande rilevanza mediatica, tra cui quello di Giulia Cecchettin. In questo episodio ci racconterà diverse dinamiche di potere, di controllo e di violenza. Ci parlerà di un padre disfunzionale e di una madre privata della libertà economica. Di come queste dinamiche abbiano inciso sul suo modo di osservare il mondo. Ci racconterà la sua carriera, il metodo che guida il suo lavoro quotidiano, il suo impegno nel sensibilizzare il pubblico a una narrazione dei casi giudiziari più empatica e consapevole. Nel ripercorrere la propria vita, ci donerà strumenti fondamentali per capire meglio l’animo umano e la realtà in cui viviamo. Il dream team di One More Time è composto da: Samar Abdel Basset, Davide Tessari, Alice Gagliardi, Tommaso Galli, Maria Noemi Grandi, Edoardo Levy, Gloria Giovanditti, Marco Caddia, Emma Marsan. Questo episodio contiene l’inserimento di prodotti e servizi a fini commerciali.

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Gabriella Marano, cosa si cela dietro la violenza

ONE MORE TIME di Luca Casadei

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ONE MORE TIME di Luca CasadeiGabriella Marano, cosa si cela dietro la violenza. Machine-transcribed; use the interactive transcript above to jump the player to any line.

La felicità è una cosa semplice, una cena tra amici, una sfida piliardino, una buona birra artigianale. Tutto questo è doppio malto e le birre costano solo 3 euro. Doppio, malto, birra cucina e fericità! Scopri locali adderenti su doppio malto.com, vivi responsabilmente. Al interno di questo episodio è presenta una collaborazione con mercale con Serenis. Quando noi parliamo di un disturbo di personalità, di surbonarci esistico, di personalità, cosa è una personalità? Una personalità è chiaramente un costruto intangibile, qualcosa che noi non possiamo toccare, ma è la risultanza di esperienze, valori, credenze, abitudini, attitudini, motivazioni e dove si forma una personalità? Si forma nel nostro nucleo familiare e lì che inizia a strutturarsi la nostra personalità

e tanto dipende dalla possibilità che la nostra famiglia cidad per sviluppare la nostra identità e le nostre attitudini. È chiaro che famiglie dove c'è un deserto emotivo, dove non ci sono abbracci, dove non ci sono coccole. Il malamore e il nonamore, ma non inteso come mancanza di amore, ma come manifestazione, come noi riusciamo a renderlo, a trasmetterlo, è alla base di tante, purtroppo, ragedie. Purtroppo non esistono a scuola che ti insegna di essere il successo e per questo deciso di realizzare questo podcast che parla di rinascita, facendo un viaggio nella vita di personaggi noti che mettono a disposizione la loro storia per aiutarci a cadere meglio. Per non perdergli episodi della stagione, clicca il tasto segui e soprattutto attiva la campanellina. Se voi viverti l'esperienza anche in video, trovi la versione integrale tutti i martedì dalle ore tradici su YouTube. Se voi vedere contenuti ne di tine renti al podcast,

puoi trovare su nostro profilo Instagram, One More Time Podcast. Se voleste vedere invece contenuti che riguardano più la mia persona, vi aspetto sul canale Telegram attraverso il link in bio di tutti i nostri social. Io sono Luca e queste One More Time. Eccoci qua, sono molto contento perché ce l'impatia nella vita. Ci sono delle cose che senti più di altre o sempre tanta voglia di farogli intervista, ma questa l'assento particolarmente. Perché lavori in un mondo lo raccontiamo dopo, perché partiremo dall'inizio, un mondo che crea un mondo divisivo, che crearà bianca. E mi è piaciuto molto nella per intervisa il tuo mondo di analizzare e di unire non di disunire, di cercare, di capire le dinamiche.

Perché quando accade un crimine, ovviamente la prima cosa che viene da fare a chiunque è odiare il carnefice, sia ovviamente empatizzare nei confronti, non solo della vittima, ma della famiglia, della vittima. E quindi prendo l'esempio del feminicidio, ma perché pochi giorni fa, c'è una giornata dedicata, la violenza contro le donne, si fanno delle leggi, si fa bene a farle. Però si tende a fomentare l'odio e non analizzare il perché, e quindi essere recidivi nelle dinamiche, non riconoscerle nella nostra vita, non ascoltare, non far sentire una persona presente, può creare delle dinamiche molto pericolose. Sò che tu hai seguito il caso di Giulia Cicettin, quindi forse lo accenerai, non lo so, perché oggi parliamo di te, però poi quando parliamo nel tuo lavoro lo farai,

mi è piaciuto molto il modo in cui tu hai guardato l'altro lato. Il perché sono accadute delle cose, per far sì che appunto le famiglie possano all'interno del loro nucleo, riconoscersi, parlarsi, confrontarsi, capire, cosa assolutamente non scontata, anzi, sempre più rara purtroppo. Era solo per dare come dire un accenno su un argomento centrale che riguarda la tua vita, ma adesso la tua vita riguarda la tua persona quando verrà il mondo, quindi la prima domanda che ti faccio è quando nasce, ne ne faccio tre in una per l'unica volta, per sapere quanti anni hai, dove in che città e soprattutto in che nucleo è contesto a famigliare, cresce. Allora, Nasco, il 22 settembre del 1978, Adavidlino, quindi sono un'irpina in campania. E Nasco, in un nucleo molto particolare,

perché per parte di padre vengo da una famiglia molto umile. A me sempre rimaste in presso, mi ha accompagnato proprio, nel corso della mia crescita, racconto di una zia che mi descriviva il giorno in cui erandata per la prima volta a casa di dove viveva mio padre, nel loro basso, era un basso dove vivevano. E quando aveva visto per la prima volta mio padre e lo ricorda tutto sporco con il muoco che li scendeva dal naso e ricorda che vivevano tutti in un'unico ambiente e non avevano il bagno in casa. E invece per parte di madre vengo da una famiglia molto, è una famiglia nobile, proprio di sangue blue, perché tra l'altro una famiglia di gente istruita, la papà di mia mamma era un maestro alimentare all'epoca,

la mamma era una maestra di piano forte e vivevano in una abitazione, diciamo, di ruso, avevano la tata, mia mamma aveva la tata. E quindi sono queste due realtà completamente diverse, ci sono diciamo incontrate ma sostanzialmente scontrate. E questa diversità io lo portata addosso sempre per tutta la mia vita perché in realtà un'integrazione tra i due non c'è mai stata. Tra le due famiglie o tra loro due? No, no, tra mia mamma e tra mia padre. Le famiglie andavano perfettamente d'accordo, però in casa si sentiva questa diversità, perché in realtà mia mamma, nonostante mia padre, abbia, diciamo, tirata verso le sue origini, mia madre non si è mai sostanzialmente sentita in quel contesto. E quindi purtroppo questa diversità che era enorme, queste distanze enorme fra queste due culture,

noi l'abbiamo sempre sentiti, anche perché credo che mia madre non non sia mai stata poi soddisfatta di questa unione, poi alla fine. Tant'è che questa sua resistenza verso quel mondo, noi l'abbiamo sempre sentita, l'abbiamo sempre invertida, c'era sempre fatta vivere, quasi come una colpa anche. Parle al purale perché hai i fratelli essorelle? Si, ho due sorelle. Ho due sorelle, io sono la più piccola, poi c'è Giuriana, che è la mediana che adesso vive con noi, e lavorate di differenza. Abbiamo un anno di differenza tutte 3, quindi una all'anno, praticamente, c'è Giuriana, poi c'è Roberta, che era più grande, ma in realtà sia come si fossimo proprio gemelle, perché siamo cresciute insieme, abbiamo fatto tutti i percorsi insieme, soprattutto con Giuriana. E i tui genitori come si chiamano? Claudio che non c'è più, ed Emma. Per la conta mi un po' la tua infanze, la tua adolescenza,

la prima domanda che faccio sempre, credo che questa cosa ti suonerà familiare è come rimessa coccole, perché per me è molto importante capire la radice dell'amore. Se c'è stato, se non c'è stato, come è stato espresso, non per forza di vi essere coccolato, per sentirti amato, ma è importante sentirti considerato e di valore, come rimessa da parte di uno e dell'altro. Ti emozioni già, quindi facciamo se vuoi una pausa. Ah, no, no, non bene. Ok. Diciamo, coccole, abbracci, calore, c'è nesta dopo poco. Sia verso di me, che verso il mio sorelle. A parte di papa e mamma? Di entrambi. Io ricordo che quando mi avvicinavo, magari è il mio padre, che li mettevo la manina in testa, quindi vi sollevavo, li mettevo la manina in testa,

lui si scostava, faceva proprio così. Quindi anche il contatto nostro verso di lui era ben visto. Ben visto ho sentito, perché? Al che sentito? Non c'era questa predisposizione. Poi nel tempo capito, perché? Perché hanno avuto quel tipo di educazione affettiva i militori? Si, in realtà mio padre non è cresciuto con la mamma il pavacura vendoli, ma è cresciuto con una sorella maggiore che ha fatto da mamma a tutti figli. Però per quanto fosse sorella maggiore, era comunque anche lei, una bambina, tutto sommato. Quindi è questa bambina che ha cresciuto loro con i mezzi gli strumenti che una bambina potiva avere. Quindi è cresciuto per strada, mio padre. Si è portato ad osso quella freddezza e purtroppo la strada da. Quindi pochi abbracci, pochi coccole, pochi parole anche di conforto.

Siamo cresciute solo con un grande senso di responsabilità ad osso. Questo io ricordo. Quindi responsabilità, responsabilità, dovevamo essere, quindi, tanto normativi, tanto regolativi, cioè la casa si viveva con, diciamo, dei ritmi ben scanditi, orari di pranzo, orari di scera, lo studio. Il studio era fondamentale con la prima richiesta. E questo è valso per tutte tre voi, sorelle, siete state tutte, come dire, siete andate avanti negli studi? Sì, sì, sì. Tranne la prima che si è fermata al diploma, poi si è laureata successivamente. Però noi siamo state sempre molto studiose. E era una richiesta che pisava tanto. Io ricordo che anche quando volevamo svegliarci

il saba della domenica un po' più tardi, in realtà le sette si bussava all'aporta della camera e si diceva sveglia, bisogna studiare. Tutte tre ne la stesse accendere, sì. Sì, ancora oggi siamo unitissime. E ne sono trovate vicinissimi in tanti per i momenti della mia vita, il mio sorelle. Sì. Ti sei, però, sentito a mata, non parlo di Gabriella Dulta, che capisce anche delle cose le sadecifrare perché vale radici, perché piri, perché scava. Ma quando è una giovane ragazza? Ti sentivi a matra ai tui genitori o no? Me lo sono chisto, perché ho riflettuto tanto, io sono una che ha riflettuto tanto, si è tanta fatto tanta introspezione del corso della propria vita. Quindi se mi rivedo bambina, mi vedo in una parte di vita felice, con, diciamo, anche un coinvolgimento familiare,

ma intesso non soltanto con mamma e papa, ma anche con i familiari, quindi i fratelli, le sorelle di mamma e di mio padre. E poi invece mi vedo in alcuni momenti, che però molto spesso si sovrapponevano, cioè non è spettoni di vita, e poi a cui seguono degli altri spettoni di vita. Cioè, si sovrapponevano questi momenti, in cui eravamo felici, e quindi io ero felice, magari mi senti anche amata, e momenti in cui invece c'erano tensioni, nervosismi, non eravamo viste, non eravamo seguiti, ma non, che non fossimo seguita, perché in realtà i miei genitori ci sono sempre stati, e anche da un punto di vista con le regole, come dicevo prima, all'interno del núcleo, da questo punto di vista, loro erano molto attenti, però viste da un punto di vista emotivo, quindi eravamo anche molto sole, dal punto di vista emotivo e affettivo.

Tu sei perché si sono innamorati tu, i genitori l'uno dell'altro, perché mi è parlato di una grande diversità, non solo diceto sociale, le famiglie andavano d'accordo, quindi eravamo proprio un' incompatibilità tra loro due, ma perché si sono uniti? E magari non lo sai? No, no, no, lo so, perché l'abbiamo spesso ripartiamo con mia mamma. E per mia mamma, il mio padre era quel uomo molto particolare che veniva da una dimensione diversa dalla sua, per cui un po' la tirava, e un po' invece lei si anche vergognava di modi che usava mio padre, perché lei ci racconta che andava, allora mia madre arriva da San Giorgio del Sagnia, quindi un paese in provincia di benevento e viene a vivere a Davillino, perché il papà aveva avuto una cattedra a Davillino, lui era maestro alimentare, quindi si trasferiscono e vanno ad abitare proprio nel palazzo dove il mio padre lavorava.

E il mio padre dice che quando vede mia mamma disse questa mella sposo, cioè proprio si innamorò, ci fu un colpo di fulmi, e lui dice che si innamorò a prima vista di questa donna. Nonostante lui fosse fidanzato da sette anni e se se per spostare un'altra donna, se non sbaglio, aveva acquistato anche casa con questa donna già. Anche per chi mia mamma era una donna bellissima, molto raffinata e lui dice che tutti i uomini di quel palazzo, anche colleghi sui di lavoro, avevano ad occhiata, era veramente una donna di una bellezza imponente. E quindi si era invagito di questa donna e cominciò a farle la curte, in maniera abbastanza spavalta del tipo, andava sotto li, appena arrivava con la macchina, perchè mio padre era un appassionato di macchine di motori, arrivava sotto il palazzo di mia mamma

e sgommava, facevete stacuda, e mia mamma di questa cosa si vergognava anche, perché lei invece era molto compita. E questa cosa un po' la tirava e un po' la rispingeva, quindi anche lei secondo me non era proprio profondamente convinta. E mi dice sempre che una amica che poi abbatezzato me, che viveva sempre in quel palazzo, le diceva signora, ma non è per lei, questo uomo. Non è per lei. Però evidentemente come tutte le cose che un po' ospaventano, attirano poi contestualmente. Quando mi ha detto questa mella sposo, mi sono menute due immagini, grande romanticismo o possesso. E volevo capire o tutte due cose che profilo avessi tu papada quel punto di vista.

Allora, mio padre è di quei uomini che oggi definiremo un po', con queste personalità un po' disfunzionali, un po' per cultura, per contesto culturale, un po' per matrice e familiare. E mio padre oggi dirai che quel uomo tant'è che una volta ero ad Avellino, sono tornata a giù a casa e organizzarono un convenio e mi invitano a l'iscioclassico, io ho frequentato l'iscioclassico, per cui ritornare lì, come relatrice, il padre era un periodo in cui eravamo un po' in contrasto e perché poi si arriveremo c'è stato un periodo un po' burasco tra di noi. E gli dissi papavieni così ascorti chi sei, così ti racconto chi sei. Quindi è di quei uomini che oggi magiscono tutta quella serie

di attività di controllo sulle donne, di quelle forme di possesso perché papai stato anche tanto geloso di noi, anche molto controllante. Tant'è che noi diciamo sempre che abbiamo vissuto un po' e non ho stato di carcerazione, dove potemamo studiare e la domenica andare in chiesa e forse un pochino uscire, ma anche lì ci controllava mio padre il tormento, anche dei nostri amici, perché... Come ti controllava con uscivate? Si, veniva, se noi dicevamo che eravamo in un posto, dovevamo rimanere in quel posto, perché se lui veniva ci doveva trovare lì e puntualmente veniva a mamma racconta che tornava a casa dall'ufficio e diceva, dai, mettiti descarpi usciamo. E mia mamma diceva, ma dove dobbiamo andare usciamo? Devo comprare le sigarette, ma si appena tornato e sapeva che doveva poi venire lì da noi e cercare di capire

controllare dove eravamo. Quindi noi avevamo sempre quest'anzia addosso di questo uomo che arrivava e che controllava con chi fossimo cosa fascissimo, perché è quindi non è stato facile. Tu a mamma che vittavia vissuto con lui? Secondo me non era felice, mia madre non è stata felice con lui. Tant'è che racconta che dopo la nascita di mia sorella robberta, quindi la prima fia, le voleva separarsi, chiamò un cugino che eravvocato e voleva separarsi, poi all'epoca non eravamo. Era uno scandalo. Era uno scandalo, non era proprio possibile fare. E quindi la famiglia, anche la famiglia di mia mamma, la fece un pochino rientrare. Però è stata, a mio avviso, una vita di costruzione perché mia madre non aveva quella natura, non aveva quella cultura. E quindi... Non erano più libera. Assolutamente sì. Mia mamma era una donna libera,

aperta di vedute, moderna e voluta, quindi con mio padre si espenta da questo punto di vista. E perché ha desistito quando voleva separarsi? Perché ha pensato che per il nostro bene doveva rientrare, andava bene così. Facendo poi altre due figlie. Perché mio padre anche avrebbe voluto altri figlie, quindi doveva essere così. Lavorava tu a mamma? Si. Mia mamma insegnava, però anche in questo, in realtà lei lavorava, quindi economicamente sarebbe stata autonoma indipendente, però mia madre una mia ha avuto un proprio contorrente, una mia avevo il banco mat, e non ha mai potuto gestire il suo stipendio, quindi... Perché per tuo padre quelle era libertà, sarebbe potuta andar via quando voleva con la sua

dipendenza economia? Non era neanche questo, proprio la gestione del denaro, mio padre la intendeva come una gestione sua personale. Era in capo... Voi lì fai arrivata sul conto di lui? Sì, sì, sì, sì. Mia madre in un ammai saputo, neanche, quanto realmente prendeva di stipendio. Non avevano conto con intestato, però è realtà mia madre non aveva accesso a quel conto, ne aveva il suo banco mat. Oggi questo era chiamiamo violenza economica. Certo. Invece, in casa mia era... praticamente era norma. Tant'è che anche io, quando poi mi sono sposata, in realtà, ho ripetuto questo schema. Quindi era mio marito che ingestiva il conto per carità io avevo il banco mat, perché da questo punto di vista è stato comunque un uomo molto aperto, quindi era più una tendenza mia a ripetere quel copione. Tant'è che ricordo ancora quando nacque il mio figlio, dovevo comprare delle tutine,

e gli dissi, lo chiamai, di si posso, e lì poi nace una riflessione, sì, di sì. Ecco, sto ripetendo lo stesso copione familiare, non va bene. Quanti figli avete avuto? Due. Ma adesso ci torno. Volevo rimanere sulla terminologia della violenza economica, se ne parla magari poco, esiste ancora quella violenza economica, quindi quello che tu hai vissuto è poi replicato, poi il rotto alla catena, e se ci sono altre forme di violenza economica. Allora, purtroppo esiste ancora. E questo è uno di motivi per cui oggi le donne non escono da quei nuclei familiare e non riescono a liberarsi da quei nuclei patogeni. Quando sono stata la battesimo della fondazione che TIN ricordo che c'era un grande esperto un economista che ci dei numeri, che a me fecero a caponare la pelle, il 37% delle donne italiane

non ha un proprio conto corrente, il 40% non ha una propria autonomia finanziaria, e qui numeri mi sono risponati dentro fortissimi, perché ho capito che quelle 1 dei motivi, e soprattutto 1 delle, è una delle crepe su cui noi dobbiamo lavorare per far sì che tante donne poi si possano salvare, perché molte non lo fanno, non denunciano, proprio perché non sono autonome da un punto di vista economico. E tutto questo incontro da si traduce concretamente qual è la conseguenza di tutto questo? Che le donne soffrono, che le donne restano all'interno di nuclei disfunzionali e insieme alle donne i figli, perché purtroppo tutto questo poi si traduce in una sofferenza che ricade inevitabilmente sui figli, perché quello che avvissuto e ha subito mia mamma di conseguenza la abbiamo avvistuto anche noi, perché comunque, quando una donna è vittima

di vestazioni, offese, silenzi, per esempio, silenzi, in casa mi erano tantissimi, erano enormi, da parte di mio padre, i silenzi punitivi, quando mia madre faceva qualcosa che non andava spariva silencio. Tutto questo ricade sui figli e quindi diventa poi violenza assistita, che una violenza di cui oggi per fortuna si comincia a parlare, ma se ne parlato sempre poco, cioè si parla delle conseguenze che una donna subisce, ma non si parla di quello che invece subbisco i figli, se ne parla troppo poco. Però in realtà noi tecnici quel tipo di violenza la chiamiamo maltrattamento di tipo primario, quindi significa, c'è un grande psichiatra desoruetta che la chiama tortura e addirittura, proprio perché per i nostri figli è come se quelle violenze che subisce la mamma i nostri figli e diventa in prima persona. Quindi crea loro dei traumi?

Crea dei traumi, ma non solo una mamma che diciamo vittimizzata e una mamma che non riesce più a mantenere i buoni livelli, di responsabilità emotiva, accoditiva, affettiva. Tant'ete si parla di deficit della funzione materna, di trauma della dia dei madri figlio. Per tanto, capiamo bene come per i figli, poi, significa, non avere più un papà funzionale, ma non avere neanche una mamma che funziona bene. Quando hai invitato tu, papà, quando si è nata nel tulliceoclassico, in qualità di rellatore, quindi, dove eri tu in catte della quella volta, è venuto? Sì. E di cosa è parlato? S'era abbiato, in tanto, quando l'hai invitato in quel modo? Noi avevamo litigato, in realtà, perché eravamo in un momento, nel mio, in uno di i miei momenti di ribellione. Perché lui non accettava a determinate mie cose, e quindi eravamo arrabbiati. Io dici a mia madre, se non viene, ho chiuso definitivamente con lui.

Quindi, evidentemente, mia madre gli parlo e lui quella macchina si presentò insieme a mia madre. Ok. Ho ancora una foto di quel, di quel momento, e ogni tanto grava da guardare, perché, fondamentalmente, mi ha voluto dire che c'era. Mi tocchi molto quando pari di tuo padre, perché io lo stesso avevo la sua stessa sensibilità, vuol dire, una frequenza che mi faceva soffrire piangere, perché c'era un gran il risolto, tra di noi. Abbiamo avuto un rapporto buorascoso, il tuo specchietto familiare assomidia molto al mio. Noi siamo tre fratelli maschi. Mi amama figlia di una persona molto benestante, che guagnati soldi, non era nobile, semplicemente lavorato tanto e ha fatto fortuna. Mi opa a un profilo molto simile, al tuo. C'era violenza in casa mia, sia verbale che fisica,

non ho mai visto mio papà. Vi ho lento nei confronti di mia madre, ma immaginavo che a volte ci fossero stati degli episodi e questo mi faceva tanto soffrire. Più che arrabbiare soffrire, ma profondamente. Io mio papà abbiamo avuto rapporto conflittuale, diciamo che per chi ci guardo, ci assolta per la prima volta, io intervistato mia madre, schia manicolettamato, era contattuta la storia, quindi prima della mia nascita, mio papà vava 26 anni in più di lei, quindi lei 17 andava verso il compimento della maggiorità e lui 43. Mi opa a farla rapire, erano fidanzati, io non non voleva che lei frequentasse un uomo dell'età quasi di suo padre, lei dice che valcine, ma vive in brillanza in Italia a fassagliere su una macchina e la porta parigi la fa nascondere

fino al compimento della maggiorità. Io non non manda l'interpol a casa sua e mia mamma, il giorno dei 18 anni, va in quest'ora al commissariato in sua mamma parigi e dice che io lei vuole rimanere con quel uomo, non si parlano più e dopo un anno, quando nascero io, si riconcieranno ma ci sarà sempre, ovviamente provamente i tini pani dei genitori di mia madre. I miei nonni si sono sempre acquietati e si hanno sempre a secondato la suazione per amore della figlia e dei nipoti poi, perché arrivano gli altri due, ed era più mio padre che era in conflitto con loro, quindi c'è stato sempre questo momento, questi periodi burascosi, queste ingiurie nei confronti loro, crescerò il mio padre, avremmo un rapporto conflittuale quando lui indeccherà e io e diventorò quasi sempre più adulto con i lui rivedrà in me,

il se stesso da giovane si renderà conto di invecchiare e divento più con una musi spiritrice, esattamente il contrario, divento la persona daizzare da provocare un po' per dominarla, lui mi amava ma in modo tossico, o meglio, non sapeva esprimere nel suo amore, nei suoi disappori, non sapeva parlare in quei momenti in cui non gestiva le emozioni, perché lui aveva ricevuto quelle educazione. Menevado 18 anni, faccio il servizio militare e poi meneandro subito. Quindi io faccio farmi un'intervistamente stesso tre anni fa, perché come chiedevo agli altri era conterna propria storia, lo fatto anch'io e poi ho intervistato il mio madre e poi mi offratelo più piccolo perché avevo bisogno di rubarli i suoi ricordi positivi, perché io e Luigi, i primi due, abbiamo vissuto un padre più o meno simile, l'orenzo no, perché l'orenzo dieci anni in meno di me, il mio papà con lui

è stato molto affettuoso, e quindi lui ha sempre vissuto un papà buono, il mio papà era anche meraviglioso, però io non capivo, meraviglioso, me picchiavolo, di avolo, amavo, piangevo sempre, come te, quando si parlava di mio padre, e quindi il mio fratello l'orenzo avevo bisogno per perdonarlo con lui che non era più indita di avere la parte bella di lui, perché è quesolo detto tante volte, quando si era abbiato con qualcuno, ai solo i ricordi negativi. Però, cavolo se io lo amavo vogliere che il mio papà ce la aveva dell'equalità, avevo bisogno di ricordarle, di riconoscere di imprimerle della mia mente. Quando lui è morto, ho fatto un processo. Quando io mi sono fatto intervistare ho parlato di lui e ho parlato con un tirano, con un uomo, ma nesco, che si toglieva la cintura, che prendeva le mattine in francese, vogliere un frustino, e mi,

e sono, c'erano, dei momenti punitivi molto, molto importanti do far finta di smenire per farlo smettere. E malgrado questo, quindi non ci vediamo negli ultimi cinquoni della sua vita, nell'ultimo quinquenio, e lo rivedo negli ultimi minuti di vita. Gli dico che avrei vegliato sulla mia famiglia, lui piange, e muore. E quindi per me, c'era un legame molto difficile da capire. Io stavo male. Io ne parlavo male, ma guai a chi, ne parlasse male, non lo accettavo, lo difendevo, però era anche, potrebbe sembrare un po' la sindromeistoccolma, era anche collui che, comunque, mi aveva fatto del male, ma sapevo, che noi non aveva fatto volontariamente del male a me, non sapeva come domarmi, e i suoi strumenti erano gli stessi che usava al padre e suoi confronti, era la negazione,

la privazione e la violenza. Quando poi non ha più potuto praticarla fisicamente, era diventato, diverso, vuol dire, era, titolgo questo, ti diseredo, ma non della materia. Per riconoscimento di te, come figlio, mi vergogno che tu lo sia. Mi dà un po' fastidio parlare così di mio padre, perché ormai sono entrato completamente in un'altra fase, ma è utile, per questo momento, perché ti voglio fare una domanda? Perché tu da una parte, non lo condanima, lo riconosci in quanto narcisista, e in quanto uomo, con delle modalità un po' retrograde del semelo permetti. Però, dall'altra parte, tu lo comprendi e ti manca. L'hai perdonato, perché stai così? Allora, io l'ho perdonato, mio padre. Sto così, perché la vita non ci ha dato la possibilità, a lui, non l'ha dato la possibilità di riscattarsi. Perché nel momento in cui

mio padre, era un uomo molto acuto, io mi riconosco molto il due in alcune dinamiche. Quindi anche lui, si era molto messo in discussione, soprattutto negli ultimi anni, poi arrivata la sua malattia. Nel 2001, sei mesi, mio padre è morto, però quelli sono stati, in quei sei mesi, c'è un'interavità. Ci sono tutte quelle emozioni che io avrei voluto vivere quando ero piccola. Quindi, diceva, era un uomo molto acuto interigente, aveva fatto dei passi da girante, era riuscito a cambiare tantissimo, negli atteggiamenti, nelle parole. Mettendosi in discussione. Mettendosi in discussione. E io, quando lo chiamavo, lui mi chiamava attesorino. Da io, una parola così tenere la mio padre non l'avevo mai ascoltata, a tante, che a volte lo chiamavo per sentiremi dire

proprio quella parola. E quindi, è cambiato poi anche negli atteggiamenti, aveva mille attenzioni, era sui nostri bisogni, più che sui suoi. Quando ritornavamo ad Avellino, ci diceva, dai su, andiamo usciamo, entrare nel negozio di abbiamento e comprate. Non era mai successo, perché noi, siamo cresciute con due paia di scarpe, due pantaloni e... Sì, nella persona, io. Absolutamente sì. Quindi, ci stava dando, mi stava dando, quello che io vesideravo, avevo desiderato per una vita intera. Poi il periodo della malattia, si era proprio, mi aveva scelta, come persona che doveva accompagnarlo in questo percorso. Perché? Io credo che anche lui si riconoscesse molto in me, perché il mio padre oltre ad essere, praticamente uguali,

fisicamente, era, siamo uguali in tante caratteristiche della nostra personalità e del carattere. Io me lo sento proprio addosso, mio padre. Oggi ancora di più, nel momento, perché questi sei mesi, proponci siamo riconciliati. Quindi, so così, perché la vita non ha dato all'uila possibilità di riscattarsi, perché è stato brevissimo il tempo in cui lui è cambiato e noi ci siamo dati e lui si è dato, è stato proprio poco. E a me, non ha dato la possibilità di godermelo per quello che era diventato, quindi per quello che, per una vita, ho desiderato. Però, in questi sei mesi, ci siamo detti tanto, anche con i silenzi. Io ricordo che, una volta, eravamo proprio algemelli, in una di, ogni 21 giorni il mio padre dovà fare la terapia. E io, e il mio sorelle, soprattutto, spesso Giuliana,

sempre Giuliana, Roberta e Benuta, anche lei, diverse volte, ma non sempre come noi, e ricordo, una volta, lui era seduto, insala d'attesa, aspettavamo che lo chiamassero, e io mi sono messa, accanto a lui, e lo abbracciato, lui era seduto, e io ero all'impiedi, ma ero scomoda. Ricordo, questa posizione è scomodissima, però io lo abbracciavo, facendo attenzione a non farlo male, però lo stringevo, quindi io ero scomoda, ma lui era comodissimo, si teneva questo abbraccio, e sono rimasta, abbracciato a lui per tantissimo tempo, e lui in quel momento mi ha detto, mi dovete scusare, ho detto, perché cosa? Perché sto stravolgendo le vostre vite, per questa malattia, e io, io risposo i papà, ma, e il minimo che possiamo fare, ti dobbiamo accompagnare in questo vercolso, se stai esereno, perché, ce la faremo, e lui mi dice, va bene che così scontato, e rimane in buon silenzio. Che me la ti aveva?

Un tumore, dove? ai polmoni. Vi l'abbiamo scoperto, il 21 febbraio, del 2021, e il 20 agosto, del 2020 è morto. Però sono stati 6 mesi intensi, intensissimi, dove ci siamo dati tanto. Ti dico questa cosa, perché mi ha... mi tocca, perché, forse, è la cosa più importante, che il mio padre non ha avuto, è stata la possibilità di riscattarsi. È sempre stato molto giudicato per le sue azioni, che erano azioni, che lui aveva scelto, ma, forse, per mancanza di strumenti di metterinato, i suoi più grandi errori, mi faceva sempre, quando non sapeva gestire le emozioni. A me e nessuno, io non ero abbastanza grande, non avevo la testa di oggi, non avevo fatto per corsi, introspectivi, come quelli che ho fatto poi, per prenderlo per mano, e cercare di fare, come facciamo al mortaim, di mostrargli la miglior versione di sé,

di farli vedere che la vita non era solo un ring, per dimostrare, con orgoglio, per non farsi vedere deboli, ma era un'altra cosa. Farsi vedere umani, riconoscersi, essere, lui schiamava italo, estreitalo e non italo casa dei, essere semplicemente quell'essere umano semplice, e ripartire da lì. Molte persone che compiono delle azioni, anche molto gravi, io ho intervistato, sono stato molto criticato, e lo rifanei ancora, ho intervistato persone che hanno commesso degli omicini. Ovviamente, le uniche persone che posso intervistare sono persone pentite, e io credo che il più grande patrimonio è un'umano sia la reputazione. E se una persona ha fatto qualcosa di orribile, e qui è rivolgo, ovviamente, sempre un pensiero ad unergastone motivo quello che hanno vissuto le famiglie,

della o dell'evittime, però quella persona lì che ha sbagliato, la giustizia, quindi non noi, ha deciso quanti anni dovesse scontare per riflettere su quello che aveva fatto e diventare una persona migliore. Quando questa persona esce, quindi non mi rivolgo solo ad una persona, ma in generale. Sì. Se è profondamente cambiata quella persona, al diritto di ripartire. Astolutamente. E di non essere additato per quello che ha fatto, che sarà indelebile, rimarrà per sempre, ma lui può essere anche qualcosa altro. E quindi, io darò sempre voce, a quelle persone, per dare loro la possibilità di riscattarsi. E' una cosa molto importante, perché anche nella nostra società, qualcuno fa qualcosa e tutti dicono, un pezzo di M e Tu e inviscono contro, e lo comprendo,

ma mai nessuno si chiere perché è successo. Non andrà ad ebellare ciò che ha caduto, ma i butterà quella persona e le altre persone che guarderanno quel caso, a non fare esattamente la stessa cosa, a non cadere in quella dinamica. Quindi, mi interesserà molto tra poco parlare di questo argomento moltissimo. Adesso volevo andare un po' sul i tuoi amori, perché hai fatto una cennua il papà dei tuoi due bambini a tuoi marito? Sì. Hai fatto una cennua nel aver replicato, ciò che hai vissuto con tuoi papà e tuoi mamma. Molvo chiederti, perché ti sei namorata di tuoi marito e quale fosse la dinamica di cui parlavi prima? Mi sono namorata della libertà che contraddistingueva la sua famiglia. Io detto Vinivo da questa famiglia, dove c'era controllo, possesso,

gerosia, grande senso di responsabilità. E invece ho conosciuto questa famiglia, dove c'era, ci si respirava libertà. Autonomia leggerizza. E quindi per me lui rappresentava quello, era proprio quello di cui io avevo bisogno di sentirmi libera e di sentirmi leggera, cioè di liberarmi di tutti questi pesi che questa cultura famigliare mi aveva buttato addosso. Quindi è di questo che mi sono namorata. Ma poi questa si è rivelata in realtà un'indice di sofferenza perché poi io in fondo non sono leggera. Anzi sono una molto impegnativa, impegnata, impegnativa e sono una molto chiaramente responsabile, per cui ha un certo punto quella leggerizza per me diventato un ulteriore peso.

E che cos'è anche aduto nel tuo matrimonio? Quindi tu hai raccontato semplicemente di aver replicato uso un termine forte che è la violenza economica, quindi anche tu conto coin testato, che vi è un banco, ma per compararla tuttina dove chiedere posto, quindi non sentivi, come dire, proprietaria della tua materia che producevi da solo lavorando. Sì. Ci sono stati degli altri aspetti. Sì, il fatto di essere è una persona molto responsabile troppo, responsabile. Ero eccessivamente richiestiva anche le confronti del uomo che mi era accanto. E quindi essendo richiestiva e estremamente impegnativa, da punto di vista anche delle responsabilità, evidentemente quella persona, un certo punto, ha voluto riprendersi la sua leggerizza e quindi sono stata tradita. Ok. E come scoperto?

Lo scoperto, perché a un certo punto lui era cambiato nei miei confronti. Per quanto fosse una persona molto... è lui era molto affettuoso, molto impatico, quindi lo posso di mio padre nella questo punto di vista. Una persona che mi dava tanto, tanto affetto anche fisicamente, era qui invogente da un punto di vista affettivo. Tant'è che io dicevo, è l'uomo che risposserei un altro milione di volte. Dicevo sempre. Però, evidentemente, e qui io ho fatto il mio same di coscienza, perché sono una che si mette sempre in discussione. Evidentemente, questo mio modo di fare, di approcciare la vita, anche questa mia continua insoddisfazione interna, perché io capivo che dentro di me c'era qualcosa che dovevo ancora fare, per andare a scoprire, quindi sono sempre stata una donna

che non sia mai fermata, pure, essendo mi laureata, non ho capito che dovevo specializzarmi, e poi la seconda laure, e poi quindi non mi sono mai fermata da questo punto di vista. Mi rendo conto che non è stato facile vivermi accanto. Che devo a lui lo stesso impegno, chiaramente, era una montagna gigantesca per lui. Oggi, chiaro che dall'esterno, lo vedo che chiedevo, ma quasi l'impossibile. E quindi questo, evidentemente, lo ha messo in crisi, e ha cercato lui a sua volta la leggerizza, perché io avevo portato la mia pesantezza all'interno di questo nucleo, quella che mi portava addosso, chiaramente, lo portata nel mio nuovo nucleo familiare. Quindi, alla ricerca di leggerizza, questo uomo, si è guardato intorno. E quindi, quando mio figo aveva sei anni, lui ha in certo punto accambiato completamente atteggiamento,

ricordo mi scriscio un messaggio e mi sento di ghiaccio. E a me questa freddezza è ricordato la freddezza con cui sono cresciuta, quindi sono andata completamente in crisi perché non avevo più quel aspetto morbido, quel calore che, invece, mi faceva passare bene con lui. E inizialmente non pensavoci fosse un'altra donna, perché io ho avremmesso mille ma di surfoco con lui. E la prima persona con cui mi confidai, fu mia sorella, è l'ami di se nono, non è possibile, ma ora non può avere un'altra donna, evidentemente, sta attraverstando un periodo suo particolare. Quello fu la prima volta in cui andà interapia. Non tanto per capire me, per cercare di capire cosa non stesse funzionando il lui, per cercare di capire come io potessi intervenire per salvare questi equilibri. E ricordo che la terapèuta mi disse, ma sei sicura che non c'è un'altra persona

nella vita di Tuomarito, non è possibile. Io ho chiesto, io ho parlato, io credo che lui sia vivendo un periodo particolare, anche perché lui aveva dei problemi al lavoro e fu tradito da un amico traterno, proprio legato a questa persona, quindi io riconducevo tutto a quello. E pensavo se si attraversando un periodo da un'antoma di depressione. La terapèuta mi disse, però guarda, pensa a quello che ti ho detto, ora che vai via, perché ammi certe cose non tornano, perché una persona che depresa non organizza i tornelli di tennis e non fa, non conduce questa vita che tu mi sei riscrivendo. Quindi ho fatto, faccio così esco dalla terapèuta, e mi metto in macchina e vado sul luogo di lavoro di mio marito. E lo trovo fuori, dal luogo di lavoro,

e c'era una ragazza su un scooter con un casco rosa, e non appena vedono la mia macchina la escappa con lo scooter, va via. E li realizzo di qual d'ora, evidentemente c'è qualcosa che non va. Quindi ricordo che parche gai andai da lui e gli chiesi che fosse, e lui mi disse, no, ma in questa persona la conosci, perché effettivamente la avevo conosciuta. Ma era lei in un portale le figlie qui da me e al lavoro, quindi non c'è nulla di si, non c'è qualcosa. E li sottra il telefono, e gli dici adesso tu mi dici tutta la verità. Mi dici cosa sta succedendo. E lui mi diste ma sto lavorando, ti aspetto. Non guardai nel telefono, perché avevo paura di guardare, poi non è mio costume farno. Aspettai, e poi quando lui finì di lavorare, dopo circa un'ora,

di quell'ora vi gordo tutto, ci mettemo in macchina a lui saline la mia macchina e ricordo perfettamente due cifre. Mi dì ancora a tu il telefono. Ricordo perfettamente due cifre mammo e gli dici, ora dimmi tutta la verità, dimmi che cosa sta succedendo, e lui mi diste che c'era un'altra donna nella sua vita. E da lì io sono proprio andata a giù, perché ho rivissuto, diciamo, l'ennesimo abandono. Lo ho vissuto proprio come un abandono e mi rievocava quei abbandoni da parte della figura maschile che avevo poi nel corso degli anni dell'infanzia della adolescenza che avevo vissuto con mio padre. E cos'è deciso di fare dopo averlo saputo? Ho deciso di capire cosa fosse successo, quindi gli chiesi di parlare, di ricostruire insieme

quello che non aveva funzionato, ed effettivamente non aveva funzionato questo, l'abbiamo ricostruito, è il fatto che io ero troppo sulle responsabilità, ero troppo sulla costruzione di messessa, ma questa insodispazione interna poi mi aveva compromesso anche quello che cercavo invece di che di costruire e di raggiungere. E quindi da lì la decisione di entrambi di riprovarci, proprio perché entrambi avevamo compreso le nostre colpe, avevamo capito quali fosse rostate quelle nostre responsabilità. Io ho continuato nel mio percorso di terapia e inizialmente avevo subito rinunciato agli studi, stavo conseguendo la seconda laurea, rinunciai agli studi anche perché

anche il mio sorella mi disse, vedi sei troppo concentrata sotto stessa e invece le vi darti alla famiglia e non puoi essere una buona mamma e una buona moglie se sei presa da questa tua realizzazione profissionale e personale. E quindi io mi lascia ai contaminare da queste parole e mi lascia ai condizionare e feci subito rinunciai i studi, ma mi pensò tantissimo perché la feci, perché in realtà un po' la cultura fabiliare mi imponeva quel passo però non ero convinta, perché io non ero soddisfatta di quello che ero sapivo che dovevo ancora arrivare ad essere quello che volevo essere. Quindi nel frattempo va va... In che hanno succede questa cosa? Mi riscopri del tradimento. Nel 2012. Cos'è ti dico nei tui genitori rispetto a questo?

Io allora non l'ho mai detto all'epoca dei fatti, anche perché stetti molto molto male e non volevo condividere questa questa esperienza, mi sono molto chiusa. Soprano una delle tuoi due sorelle condivisi. Soltanto con lei condivisi e non lo diste i maggiori dori anche perché mi avrebbero colpevolizzato, mi avrebbero detto quello che poi mia sorella anche mi disse. Però me l'avrebbero detto sicuramente con una durissa diversa. Quindi sapendo già che mi avrebbero poi ulteriormente fatto sentire in colpa per quello che era successo preferirlo non dirlo a nessuno. Quindi lo disti sottanto a mia sorella e affrontai questa situazione con mia sorella. Io l'epoca aveva quasi 6 anni. Quanti anni differenzano i tuoi figli? Sette anni. Quindi arriverà dopo quel momento il se... Ok. Quindi quando avete deciso di riprobarci?

Sì. Quando avete deciso di riprobarci se è diventata controllante come tuo papallo era con voi o ti fidavi di lui? All'inizio no. Non mi fidavo. Non mi fidavo. Però riuscivo a controllarmi. Non a controllarlo. Riuscivo a controllarmi anche perché facendo il percorso che stavo facendo in realtà la terapèuta mi aiuto tantissimo in questa fase. E devo dire che quel percorso è stato per me la vera... la svolta. Perché ho... sono capitata con la terapèuta giusta e non è facile. E mi ha fatto capire tanto tantissimo di me. E soprattutto poi alla fine del percorso mi ha detto adesso tu devi andare da sola. Il percorso è finito. Io non mi ero accorta. Tant'è che... Vaci l'hai un attimino di semplice? Si sentito un po' smarritto.

Non so se... Non so se... Sì. Ma sicuro. Io non riesco ancora a lasciarti no di se lei sei pronta. Anzie le persone che adesso ti sono vicine. Mi disse lei probabilmente un giorno le sentirai lontane. E poi mi disse che avrei fatto delle scelte subito dopo che poi mi avrebbero portato a realizzare quelli che erano i miei sogni di sempre. E effettivamente io riprese gli sudi subito dopo. Andando contro tutto, tutti, contro corrente. Perché nessuno avrebbe voluto perché secondo la mia famiglia che poi dopo assaputo di questo ma solo successivamente lui è informati di tutto quello che era successo, quella era stata la causa che aveva messo in crisi il matrimonio. Non rostante tutto io... Ho avendo fatto il percorso, avendo invece compreso che nulla centrava.

La mia realizzazione personale e professionale decisi di riprendere gli sudi e poi effettivamente vi ho portati a termine e guai se non l'avessi fatto. E come va il matrimonio? Nel senso nascerà un altro... Vittoria nasce vittoria, che in una caso porta questo nome. Perché per me è stata una vittoria perché mentre il primo figlio è arrivato ma io non ero consapevole. Io non sono stata consapevole della prima maternità. Non me la sono neanche goduta, come avrei voluto e come avrei dovuto. Nonostante io amassi da subito quel bambino, lo sentivo mio, però non era quello il momento. Cioè non ero pronta a quella maternità. Perché avevo ancora tanto a dover fare per me stessa di miei percorsi personali. Invece vittoria lo proprio voluta. Ero proprio convinta di voler diventare mamma.

E quindi arriva vittoria e siamo felici per un po. Finché poi non arriva al secondo tradimento. E quello non lo ha compreso. Non lo ha compreso e non lo perdonato. Non l'hai compreso perché stavandano tutto bene. Perché tu eri meno concentrata su te stesse di più aperta la famiglia. Ero comunque concentrata sempre su messessa, ma avevo conto spazio anche. Lui faceva la sua vita. Non ero più pretensiosa nei suoi confronti. Lo lasciavo comunque libero di andare, libero di fare. Non che prima non lo fossi. Però magari prima intervenivo in quella che era anche la sua vita professionale. Cercavo di sollecitarlo rispetto anche a certe cose che vedevo. E non rispecchiamano proprio quello che era il mio punto di vista. Dopo invece lo lasciavo continuo assolutamente fare.

Mi sentivo proprio bene in quella nuova modo di essere moglie e di essere mamma. E quindi il secondo tradimento non lo proprio capito. Non lo prevo compreso. Te l'ha messo lui o l'hai avuto l'indizio approfondito? No lui non me l'ha messo. Lo ho capito io. Lo ha affrontato in maniera molto matura, molto lucida. Quindi mentre il primo tradimento mi ha proprio buttato giù, mi ha devastato il secondo no. Lo so poto affrontare con forza, con determinazione. Non tieni aveva vittoria. Vittoria aveva tre anni e mezzo. E l'he affrontata dicendo che non era più il caso di andare avanti. A quindi li si chiude il vostro rapporto? Si chiude, ma... Quello ha certo? No. Perché lui si è sempre detto profondamente innamorato di me.

E ancora oggi dice di esserlo. Ma io si credo. Quindi avete mantenuto un rapporto... Felicissime. Sere no? Sí, assolutamente. C'è rispettoso anche nei confronti dei vostri bambini. C'è una buona armonia. Assolutamente sì. È un rapporto estremamente sereno, rispettoso. Quella che era la rabbia si è trasformata in... Non ho definire cosa si è trasformata esattamente, però sostanzialmente l'ho compreso, ho compreso quello che c'è successo, che ha caduto, ho compreso anche la sua personalità, anche perché gli studi mi hanno tanto aiutato. Non so cerruiamo. Ai, comprendo chiunque. Quindi oggi so perché l'ha fatto, anche se il lui... Probabilmente non lo sa ne anche lui, perché non ha lavorato tanto suscessivo.

Stante io gli abbia detto fallo, perché sono per corsi dirinacida. Quindi ti serve, ma ti serve anche come padre. Per essere un padre ancora migliore rispetto al Papa che già sei, perché è un grande Papa. Però l'ho compreso, perché anche lui, chiaramente si porta il suo peso familiare addosso che lo ha poi condizionato. Quindi non provo rabbia, vorrei che facesse qualcosa di più per se stesso, ma proprio perché così possa essere ancora più funzionale per i miei figli. Quindi anche un po' egoisticamente dico, se lui fa un percorso e lavora suscessivo di conseguenza, lo fa del bene anche ai miei figli. Con chi vivono i ragazzi? Sono praticamente a casa mia. Servi pre. Non c'è nessun tipo di restriczione. Insolutamente no. Pittate nella stessa città? Sì, nella stessa città. Lui, i ragazzi sono con me, ma lui viene anche a casa,

a le feste, e trascoriamo insieme, e i figli lo hanno praticamente avvertito pochissimo. Forse un pochino più vittoria che mi dice. Potete nia vittoria adesso? Vittoria adesso ha 11 anni. E il grande che si chiama? Diego. C'è 7. 18. 18. È importante. Molti importante. Quest'anno e all'ultimo anno, anche lui dice o classico, e ha fatto un anno in Canada di Stulli nel quarto anno. Cosa vorrà fare dopo vorrà andare all'università? Sì. Lui probabilmente vuole ritornare in Canada. E' realtà lui non voleva ritornare e non voleva rientrare in Italia. Io però gli ho detto che forse sarebbe stato preferibile sia io, che il Papa, che comunque completasse gli studi in Italia, prendesse anche perché lui in Canada ha preso il Diploma alli, perché finiscono il quarto anno. Detto quindi sarebbe preferibile che tu, comunque concludessi il tuo percorso qui in Italia, e poi decidi cosa fare.

Per cui adesso è un po' a Metano, non sa se ritornare lì oppure continuare gli studi qui in Italia. Andiamo sui tuoi gli studi, perché è parlato di due lauree che ha un certo punto interrompi, ma riprendi quale è la prima lauree? A prima lauree è lettere, con in dirizzo archeologia classica proprio, quindi archeologia greca e romana. Perché archeologia? Perché è una delle mie passioni, che nasce un po' una passione di condivisione con mia mamma, perché mia mamma insegnava storia dell'arte. E quindi un pochino, forse questa materia me l'ha fatta amare lei, perché da ragazzine ci parlava tanto di tutti questi aspetti, anche quando vi aggiavamo, quindi c'era sempre la parte artistica archeologica che lei insomma di frontre a quale lei si metteva,

quindi sicuramente è una passione che nasce anche, perché in questo mia mamma, evidentemente, mi rassaputa a trasmettere con passione, perché anche mia mamma è appassionata da questo contesto. C'è questo che ha portato ad andare all'area dice delle cose e assa per, come dire, cercare? Sì, sì, sì. Infatti, la mia è proprio una specializzazione in archeologia, perché a me piace scavare da quando sono piccola. Noi avevamo una casa in montagna, e io ricordo che io mi ricordi di una bambina sempre, piena di terra, perché dovevo scavare? No, io scavavo perché nella mia testa dovevo trovare qualcosa. Quindi... Io sono sempre stata la ricerca di qualcosa, quindi da piccola scavavo nel terreno perché dovevo trovare qualcosa. E poi ho iniziato a capire che dovevo scavare un po' anche da un'altra parte, quindi dentro mi stessa nella mia testa e cercare di capire un po' gli altri per poi capire mi stessa e la mia famiglia.

Quindi psicologia? Sì, la seconda laurea in psicologia clinica e della riabilitazione. E questo dove ti porti in quali senti riprofessionalice? Come eserciterai quello che è imparato? E in realtà la mia grande passione, la psicologia investigativa. Quindi mi porta a lavorare nel mondo soprattutto del penale, anche perché quando ero ragazzina questa è una passione che invece eredito da mio padre. Quando ero piccola ricordo che il mio padre era passionato di tutte queste trasmissioni, noi vedevamo insieme un sabato in pritura. Anche se la faceva a mutarti quella trasmissione, io ricordo che a un certo rario bisognava andare a letto, quindi su questo era il transigenti. Freo ricordo che mettevo dietro di lui, uno mi vedeva e continuava a vedermi la trasmissione. Quindi eredito questa passione sostanzialmente da mio padre, credo che anche lui in realtà veste questa passione perché un po' volesse capire le dinamiche umane.

Quindi eredito questa passione da mio padre e oggi lavoro con dei professionisti, dei avvocati penalisti perché il mondo del penale è quello che mi attira particolarmente. Il penale oppure un civile le separazioni, quelle conflittuali. Quelle dove ci sono problemi rispetto al collocamento, l'affido dei figli, triangolazioni, strumentalizzazioni dei figli, io sono lì, in quei contesti perché devo aiutare, devo dare una mano, anche perché oggi so che la mia storia familiare accanto agli studi che ho fatto mi può rendere un professionista migliore perché io le ho attraversate quelle dinamiche, quindi le posso comprendere meglio. Ti posso chiedere di spiegarmi concretamente il lavoro che fa ma lo dico per tutti quelli che ti conosceranno grazie a questa intervista, quindi ad esempio nelle coppie dove tu fai più che d'appacere cerchi di creare il dialogo.

Qual è il tuo ruolo specifico? C'è tu lavora in collaborazione con lo studio legale che si occupa di quella pratica? Si, il lavoro con gli avvocati sostanzialmente. Quindi non vuoi direttamente con gli interessati? No, no, no. A volte mi nominano proprio anche gli interessati, però il passaggio è sempre chiaramente con gli avvocati perché è poi l'avvocato che fa la nomina del consulente, quindi il consulente tecnico di parte come CTP. Ok. Quindi lavoro con gli studi legali o un mio studio e adesso ho uno studio strutturato dove ho dei legali di fiducia tra questi c'è anche il mio sorella che è avvocato. Quindi gestiamo insieme le pratiche. Lei fa la parte legale e io invece faccio quella parte psicologica o comunque acqua di consulente tecnico di parte. Per cui, nelle separazioni confrontuali viene nominato molto spesso

un cittiusi, chiama, quindi un consulente tecnico l'ufficio perché cerchi di capire cosa non sta funzionando in quel nucleo familiare. Questo è per dare al giudice degli strumenti delle informazioni per poi mettere sentenso comunque a prendere una decisione, quindi fate voi la profondimento. Bravissimo, sì, assolutamente sì. Quindi il quesito infatti è capire quali sono le competenze genitoriali, capire se le personalità di mamma e di papà funzionano bene, capire se i figli sono messi in mezzo al conflitto, quindi capire quanto questi figli stanno subendo da questa conflittualità genitoriale, cioè purtroppo quanto la psica di questi figli e messa dura prova. Quindi capisci che è proprio quello che ha un po' vissuto a casa.

E quindi sento che quelli sono i miei spazi, dove io posso effettivamente essere messessa e dare messessa, dare anche la mia esperienza sia professionale che è chiaramente divita. E sono un cane, perché mi batto tantissimo per i minori, anche quando è il mio cliente a sbagliare. Ho lasciato anche dei casi per questo, se il minore non era tutelato, se non veniva visto al genitore e il benessere del figlio, quindi l'interesse primario di quel ragazzo. Se se d'accordo andrei sul versante che abbiamo nominato all'inizio dell'intervista, quindi il caso di Giulia Cetim, perché è un caso, come dire, recente e di cui molti sanno, o magari molti sanno a punto di quello che è stato il momento di tutto quello che ha caduto, però volevo fare un po' di dietrologia sul caso.

Quindi tu hai l'incarico? Si. Ti occupi del caso e quindi lo conosci al menadito immagino. Si. Anche psicologicamente significa se è entrata nelle dinamiche di tutto. Si. Ti va di raccontarmi quel caso? Si. quel caso è stato uno di più impattanti per me. Se ho arrivato a subito in quella casa, li abbido nuovo, quando Giulia era ancora una scomparsa insieme a Filippo Tureta, erano due ragazzi che erano scomparsi. Entro in quella casa, arrivo da sola a parto, arrivo e Gino Cetina mi accoglie, e quando mi racconta un po' quelle che erano le dinamiche di quella coppia, io da subito pensato che ho pensato al peggio. Quindi. Come te le racconta se posso chiedertelo? Lui mi dice che Giulia era, diciamo, ascediata da un punto di vista psicologico da questo ragazzo,

era un ragazzo controllante, era un ragazzo sessivo che non accettava il fatto che Giulia lo volesse lasciare, la veste lasciato perché in realtà poi Giulia l'aveva lasciato, di fatto. E che c'edeva Giulia anche di aspettarlo per laurearsi. Giulia si sarebbe dovuto laureare il giove di successivo dal giorno della sua scomparsa. Anche questo aspetto mi preoccupava il fatto che Giulia era arrivata al traguardo, e lui invece dicevano che era rimasso indietro perché tanti esami non aveva potuto dargli, proprio perché il fatto che Giulia l'aveva lasciato l'aveva mandato in crisi. Quindi entro in quella casa da subito purtroppo ottenuto il peggio. Diventa un po' parte di quella casa perché in realtà io anche altri tecnici,

che poi chiaramente hanno fatto parte della difesa di Giulia, Cecchettin, erano lì tutti i giorni, erano piantonati lì. Ricordo questo solo di giornalisti sempre fuori quella casa perché nulla si sapeva di questi giovani. Sono entrata in quella casa, sono entrata in la camera di Giulia, e ricordo tutto di qui momento, è imparato a conoscere Giulia proprio, cioè io non l'ho mai vista chiaramente Giulia, però come se la vissi proprio conosciuta perché ho iniziato a sfogliare i suoi diari, ho avuto il privilegio di leggere qui diari, dove ho letto delle cose che porterò dietro per sempre. Ricordo che lei aveva scritto buoni propositi per il 2023, e tra quei buoni propositi ci erano delle cose di una televisione unica,

e un altro aspetto di quel diario che mi ha segnata per sempre, era tutte le cose che voglio fare prima di morire. E tra queste cose ci erano delle cose che io non avrei mai immaginato di fare nella mia vita, che però mi hanno fatto dire e pensare di questa ragazza, come di una ragazza veramente straordinaria, di un animo straordinariamente puro. Senzibile, del tipo salire su un titolo di una casa e guardare le stille, mangere una mucca, vedere l'aurora boreale, fare un giro in Mongol Fiera, erano tutte cose pulite, tutte cose tenere, ma anche molto particolari, anche del tipo indossare un abito dell'800, quando sarò ricca, provarentesi,

guidare una 500 vecchia. Quindi erano delle cose molto particolari, dei sogni particolari, ma poi semplicissimi allo stesso tempo. Quindi non c'erano questi desideri o questi sogni così lussuosi e lussureggianti che ci riconducono a un mondo che ha distante anche dal mio e era distante da quello di Giulia. Era proprio una ragazza semplice, una ragazza pura, io ricordo che Elena, la sorella mi disse, nessuno merita di morire come morta mia sorella, ma forse mia sorella lo meritava proprio meno di tutti, perché era proprio pura. Ed è vero, Giulia era proprio pura, era una ragazza quasi innocente. Questa, questa, questa innocenza, questa purezza, questa pulizia di questa ragazza, io me la porto proprio addosso, e io la sento Giulia nella mia vita.

Infatti, per tanto tempo non sono riuscita a parlare, pure essendo una consulente della famiglia Cetina, difficilmente ho parlato di Giulia, ho scritto sui social. Non mi sono sempre tenuta dietro rispetto al caso che è stato invece mediatico, è stato un caso che è empattato fortemente nell'opinione pubblica. Proprio, perché ho sempre voluto rispettare questa sua essenza, perché lei era pulita, era una ragazza molto riservata, per cui ho voluto conservare anche io, anche nel mio lavoro, nella gestione del mio lavoro, quella purezza che la contraddistingueva. Ed i tutti gli elementi che hai trovato, o che hai decifrato vivendo il suo ambiente, la sua famiglia, cos'è capito del profilo di lui?

A mio enviso, Filippo, era anche lui cresciuto, è cresciuto e non nucleo familiare, un po' asettico dal punto di vista affettivo. Ma questo non lo dico perché lo intuito, lo dico perché ho studiato il caso, quindi io ho letto e ascoltato migliaia di messaggi che Giulia e Filippo si scambiamano. E da tanti messaggi di Giulia che ho ascoltato veniva fuori questo profilo, veniva fuori il fatto che Filippo non si sente bene, comunque a casa sua non pienamente compreso, tante che Filippo molto spesso dormiva in macchina, tante volte dormiva in macchina, proprio perché non voleva ritornare a casa. Quindi sicuramente ho compreso questo della personalità di Filippo,

che quel ragazzo è il frutto e lesito anche lui di qualcosa che nel nucleo familiare si è inseppato. Cosa non funzionava a casa sua? I silenzi, la violenza, cos'è che c'era? I silenzi, i silenzi. Perché Giulia era andata a mangiare una volta a casa sua, conoscendo i suoi genitori? Sì, sì, una domenica, è questo proprio racconto di Giulia, era andata a mangiare una domenica a casa di Filippo e disse al papà, non ci torno più a mangiare lì, perché siamo stati a pranzo tutti insieme, però non si è parlato di nulla e ognuno aveva la testa carata sul piatto. Quindi ricordo queste parole, e da un punto di vista tecnico a me quelle parole di Conotanto, mediconotanto poi sulla formazione della personalità di Filippo, perché poi c'erosiamo ritrovato.

Come si arriva secondo te ad uccider una persona partendo da quello che tu mi era contato? Come può scattare un passo così lontano dalla realtà di tutti noi? Purtroppo la nostra storia familiare può diventare una condama perciascuno di noi. Quindi non voglio per carità colpevolizzare la famiglia di Filippo che ha sua volta vittima di quello che è successo, perché quando succedono queste tragedie, lasciano dietro di se sono macerie, detriti, sofferenza, dolore, che colpisce tutti. Non solo la famiglia di Giulia, ma anche la famiglia di Filippo, per cui lo dico con estremo rispetto quello che sto dicendo, perché può succedere a tutti. Anche io nonostante sia una persona che studia tanto che ha studiato queste dinamiche, ma anche io mi rendo conto di aver fatto già degli errori con i miei figli.

Quindi lo dico con assoluto rispetto, evidentemente, quei genitori presi da le loro vite, perché poi sono le vite di tutti, si sono persi qualche pezzo per strada, sicuramente. E questo però nei figli poi può portare a, perché una personalità, quando noi parliamo di un disturbo, di personalità, di disturbo narcisistico, di personalità, che cos'è una personalità? Una personalità è chiaramente un costruto intangibile, qualcosa che noi non possiamo toccare, ma è la risultanza di esperienze, valori, credenze, abitudini, attitudini, motivazioni e dove si forma una personalità, si forma nel nostro nucleo familiare. E lì che inizi a strutturarsi la nostra personalità e tanto dipende dalla possibilità che la nostra famiglia ci da presviruppare

la nostra identità e le nostre attitudini. È chiaro che famiglie dove c'è un deserto emotivo, dove non ci sono abbracci, dove non ci sono coccole. Il malamore, il nonamore, ma non inteso come mancanza di amore, ma come manifestazione, come noi riusciamo a renderlo e a trasmetterlo, è alla base di tante, purtroppo tragedie. Quindi nucleo familiari dove c'è deserto emotivo, oppure nucleo familiari dove si respira violenza, nucleo familiari inquarenti da un punto di vista educativo. nucleo familiari dove non ci sono regole, dove non ci sono confini, dove mettiamo i figli su questi piedi staldi e le rendiamo detentori di più grandi privilegi, crescono con l'idea, io posso tutto, amme tutto e consentito, pure nucleo familiari in validanti, dove abbiamo genitori che operano

tutta una serie di censure comportamentali, ai danni di questi figli, e poi non permette loro di poter sviluppare la loro autonomia di poter fare esperienze, di poter sviluppare la loro indipendenza. Tutto questo, purtroppo, quindi ha senza di consenzi, di amore, di condivisione, porta all'insorgenza di questi disturbi personalità, quindi la famiglia ha un ruolo importantissimo. So che tu ti occupi, proponno se non sbaglio, di schiamamonimento? Sì. Mi aveva toccato molto quando ne avevi parlato in pre-intervista e sono guardato i risera. Mi piacerebbe che tu l'ora contassi, perché questo è l'accompagnamento verso riscato positivo e per non fare invece gli clicche che potrà segnarti per sempre. Sì. Io ho silato un protocollo di intensa con la questura di Latina,

che cosa prevede? Che gli ammoniti, cioè tutti questi soggetti che hanno, purtroppo, hanno messo in atto delle condotti violente ai danni di un'altra persona, di donne, purtroppo, soprattutto donne. Per maggior, assolutamente sì. Vengono chiaramente il quest'ore, gli ammonisce. Quindi l'ammonimento implica che cosa è il fatto che è come se fosse orichiamo. Morichiamo verbale per cui ti dico fermati, perché altrimenti, abbiamo poi il prossimo step, è sicuramente, diciamo, prevede una misura sicuramente più pesante. Quindi... Quindi una condanna? Sì, e comunque una misura cautelare, è un divieto di avvicinamento, braccialetto elettronico e poi a seguire. Quindi io ho silato questo protocollo, perché gli ammoniti possano iniziare un percorso

e noi li accogliamo, presso il mio studio, attitolo assolutamente gratuito. Quindi ho protocollo con la quest'uria, la quest'ura ci manda questi soggetti. E anche questo è un viaggio di scoperta enorme, perché con loro, poi sostanzialmente, andiamo sempre lì, alle origini, alla famiglia, a quello che non ha funzionato, c'è sempre un perché, io diventa, io dico, vittima, ma anche perché diventa carnefiche. E io ho voluto proprio fare questo, perché a me interessava capire come funzionassero questi soggetti. E perché mi interessava il recupero di questi soggetti? Perché anche loro sono delle persone e sono, a loro volta, vittime di qualcosa di un sistema familiario, di qualcosa che non ha funzionato,

di traumi che hanno vissuto, anche perché anche i nostri genitori, se in alcuni momenti non ci sono, magari ci sono fisicamente, ma non ci sono da un punto di vista emotivo, e perché anche loro hanno vissuto dei traumi, dei luti, dei tradimenti, che non gli hanno resi funzionali al cento per cento. Quindi questi soggetti sono da volta vittime di qualcosa, perché altrimenti non sarebbero quello che sono. E quindi ho voluto fare questo proprio perché anche loro avessero uno opportunità di riscatto, perché noi vediamo solo le vittime, ma come dicevi tu al inizio, siamo portati a non vedere i carnefici, quelli che comunque commettono questi atti, però hanno parimenti di nita. Sono solo uomini quelli che ricevi? Sì. Posso chiederti, raccontarmi un caso che ti ha particolarmente toccata senza farmi il nome della persona, ma solo raccontarmi un po' la storia,

perché poi il tuo intento e quel di portarli in una strada colore, quindi in un mondo positivo, farli capire le dinamiche che sono succedute nelle loro testi per portarli a, come dire, tornare non perimetro un pochino più roseo. Un uomo che ha detto e venuto e ha detto aiutatemi, perché ho paura di rifarlo. Però era consapevole degli suoi problematiche, dei suoi risolti, però anche della sua istinto a fare del male. Quindi... Cosa aveva fatto? Aveva purtroppo agredito la sua compagna e... Che modo? Botte. Botte, schiaffi, anche agressione verbale, quindi anche minacce, brutte parole, quindi... Cosa aveva anche arrivata e humiliata? Sì. Sì, una situazione brutta.

Ok. E lui sentiva la verpa ore di sé stesso di rifare un nuovo momento? Sì, lo ho proprio detto. Aiutatemi, perché io sento risinto a rifarlo. Cioè, penso che io la devo far pagare in qualche modo, da una parte? Sì, un tradimento, lei l'aveva lasciato. No, nella sua testa, era gelosi, era tradimento, ma in realtà non l'aveva mai tradito. Lui aveva paura che lei la tradisse. E era convinto che ci fosse un'altra persona. Ma in realtà, non aveva mai potuto oppurare che questo fosse accaduto che comunque fosse in corso. Quindi ero una paura tutta sua. E quell'istinto, da dove viene? Cioè, capito le radici del perché lui agive in quel modo, aveva ricevuto un'educazione suo papa lo picchiava, cos'era successo? Veneva da un contesto familiare violento e sua mamma aveva tradito suo padre. Quindi, questo tradimento, non l'aveva mai

digerito. E' tabolizzato, l'aveva mai elaborato. E l'aveva anche purtroppo ribaltato ad osso a questi figli, per cui lui evidentemente viveva con la paura quella di essere tradito di rivivere quel dolore che aveva vissuto il papa e che, comunque, li aveva gettato ad osso. C'è una frase, un argomento che avete toccato con lui che gli ha fatto a fare un clic, dove lui ha spento quella fiamma in sé di vendetta, di provocazione, di, come dire, di violenza nei confronti di questa donna, che, a volte, sai, qualcuno ti racconta una cosa e tutti rendi conto che tutto quello che stai facendo e ti svegli da quel linkubo. Lui ancora in corso di trattamento, lo vuole, ma ne ha bisogno, chiaramente, e quello che lui ha aiutato è il fatto di sentire dall'altra parte

qualcuno che lo capisse. Qualcuno che lo comprendesse perché lui non si è mai sentito compreso, anche per quanto aveva fatto, per quanto, o purtroppo, per tutto quel male che aveva agito su quella donna, nessuno, neanche, tra i suoi fratelli della famiglia ai più stretti, si era appunto stretto intorno a lui e per chiedere, che cosa sta succedendo? Come possiamo aiutati? Quindi questa frase, proprio, cosa posso fare io per te secondo te, a lui lo ha disarmato? Che approccio a quando viene da voi? Al inizio, era molto arrogante, era molto altezoso. Adesso, è straordinario. È una persona straordinaria, sorride, arriva col caffè,

con le collazioni e come se si sia casa sua. Lui ha mai più ridisto questa donna nel frattempo? Nel frattempo, non si è mai avvicinato all'ai, no. Lui dice di non essere pronto anche se, a mio abviso, adesso forse, sarebbe pronto per fare qualche passetto in più. Però? E potrebbe far parte della posto chiamarla terapia a la vostra? E non è proprio una terapia. È un percorso, è un percorso che non è un percorso terapia e non è un percorso terapéotico perché la terapia prevede, no, tutta una serie di altre accorgimenti, anche un setting diverso. Quindi, è un percorso trattamentale, viene definito così. Potrebbe far parte di questo percorso trattamentale, il fatto di farli incontrare nel tuo studio, perché pire a che frequenza loro si relazionano e accertarti in un certo qual modo

che si sia, come dire, debellata quella frequenza pericolosa. Ma se bisogna essere sullo modo giusto? Noo, modo giusto, lo abbiamo previsto. Lo abbiamo previsto per fare... No, potete fare? Tad, sì, sì. Lo possiamo fare tra di noi, facciamo, anche perché non ci sono misure, quindi non c'è un dividito di avvicinamento, non c'è nulla di tutto questo. Però sì, la abbiamo assolutamente previsto, anche perché non facciamo Io ci tengo tantissimo al trattamento di questi soggetti, perché penso che possiamo fare la differenza, perché se andiamo lì e cerchiamo di capire loro e soprattutto li vediamo per la prima volta, perché non sono forse alcuni di loro mai stati veramente visti, forse possiamo dare uno switch, fare un passetto in più in avanti in questa guerra che siamo combattendo. Mi sembra che tu prima abbia utilizzato ferita narcisistica, volvo chiederti che cosa volessere?

La ferita narcisistica altro non è che una rievocazione di un trauma, cioè questi soggetti quando vengono di nuovo abbandonati, lasciati, quindi le nesimo abbandonono, le nesimo fallimento, le nesimo no, ria pre quella ferita così detta narcisistica, che altro non è che un abbandonono, non essere stato visto, per cui questo chiaramente li porta a poi mettrinato una forza esprosiva spaventosa. Volevo parlare un secondo d'amore, cambiare quindi versante, perché abbiamo parlato del papa dei tuoi figli, mi è piaciuto molto, perché ne è parlato con molto rispetto, ho sempre apprezzato moltissimo i genitori separati che parlavano bene l'uno dell'altro ai loro figli, non usando i loro figli invece come scudi,

perché appunto come ho detto tu prima crea dei grandissimi traumi, quindi mi è piaciuto molto il modo delicato, se è stata semplicemente diretta, gentile nel modo di farlo e era contato quello che tu hai vissuto. Oggi stai vivendo l'amore? Allora, domanda difficile. Domanda difficile. Sicuramente lo vivrei con una predisposizione diversa. Oggi vivo questo sentimento straordinario con grande rispetto per l'altro, grande libertà. Credo che ciascuno di noi debba sentirsi libero in una relazione, debba sentirsi realmente felice, debba sentirsi scelto e scegliere l'altro veramente tutti i giorni.

Anche nelle amicizie, io sono così, quindi non soltanto nel l'amore, nel compagno di vita, per me anche la amicizia è un valore sacro e anche nelle amicizie, io porto questi valori, che per me oggi sono sacrosanti, proprio perché mi hanno compromesso un po' di relazioni in passato, quindi rispetto dell'altro la libertà sono valori superiori su premie. Ma adesso tu amie sei amata? Sì. Prima di arrivare in fondo l'intervista perché quando mi è parlato della famiglia di filippo, del silenzio, lui che dormi in macchina, volevo capire se tu potessi lasciare gliatti un consiglio per le famiglie, proprio perché tu hai parlato i tanti elementi la condivisione, il parlarsi, il confrontarsi, cosa oggi potremmo dire alle famiglie?

Partendo proprio dalla morte di Giulia, io dico che il questo feminicidio nasce su un terreno di normalità di superficie, dove la linea di confine tra il drama, quindi è la tragedia, e la normalità è sottilissimo, e noi il di che dobbiamo andare, ecco dove devono nascere le nuove consapevolezze, perché qui segnali, che apparentamente sono in noqui, vengano invece elettico me segnali di rischio, quindi mi sento di dire alle famiglie, se vostra figlia torna casa e dice ma non mi sento tranquilla, questa persona non vuole che io studi più di tanto, vuole che sia sempre a casa sua, vuole che usciamo, non vuole che metto magari un agonno un po' più corta, non vuole che io faccia colazione con le amiche perché altrimenti si ingerosi,

vuole che ci sia sempre lui nella mia vita, quelli non vengano colti come segnali di un soggetto geloso, ma vengano colti come segnali proprio di rischio di allarme forte. Sesta cosa per i genitori di un soggetto che dice non mi va più di studiare, mi sento sfibrato, mi sento depresso, mi il fatto che la mia compagna, mi voglia lasciare, mi sta facendo perdere le forze, mi sta facendo perdere la voglia e il desiderio di vivere, non venga visto come un periodo di particolare, diciamo, disaggio, ma anche quello venga visto come un segnale dall'arme forte, questo lo dobbiamo dire le famiglie, ma lo dobbiamo dire anche agli amici di queste persone che vivono le relazioni e comunque anche la fine delle relazioni in questo modo, perché questi segnali non vengano più sottovalutati.

Mi faccio una domanda difficile, spesso le famiglie fanno fatica riconoscere questi segnali, quindi attribuendo meno alla normalità o d'un periodo passeggiero, capire che a quali sono dei segnali molto significativi, però c'è sempre la paura della ribeglione del figlio, la domanda difficile come agire quando ce ne rendiamo conto. Allora dobbiamo capire quali sono le risorse intorno ai nostri figli, anche perché quando sono maddoregni non è poi tanto facile, perché finché sono minorenni possiamo ancora noi fare per loro e prendere anche delle decisioni per loro, il problema è quando sono maddoregni, quindi quello che erano Giulia e Filippo, quindi capire quali sono le risorse intorno ai nostri figli, intervenire, cercare di fargli capire quello che è importante in quel momento per loro, quindi sicuramente farsi prendere in carico da una figura esperta, perché

noi non c'era possiamo fare. Il problema è che a volte sono gli estesti genitori che non vedono quei segnali, ecco perché ne dobbiamo parlare, perché dobbiamo fare in modo che martellarli talmente tanto, perché loro possano ciascuna famiglia possa vedere quello che è, quindi fare tanta introspezione e capire quello che nella loro famiglia non sta funzionando, quindi forse se sta succedendo questo non è poi così normale, quindi innanzitutto dobbiamo cercare di aprire gli occhi alle famiglie, e poi magari sessoli famiglie, no, quindi o la mamma, un papà, andare da uno specialista e farsi aiutare e farsi dire cosa possono fare per quel figlio, in quel momento sta vivendo quella situazione di disagio, in modo tale che è uno specialista che prende in carico quella cuirgenitore, poi possa a sua volta dare dell'indicazione, perché anche il figlio possa essere preso sicuramente in carico. E poi a quel punto scegliere anche degli specialisti che si occupino proprio di queste

materia, perché anche, diciamo, nel mio ambito, nella mia professione c'è tanto fango come in tutte le professioni, per cui cercare di capire qual è il professionista giusto che si occupi di quel tipo di materia che abbia esperienza in quel tipo di attività, perché altrimenti è difficile, non è una materia facile questa qui da gestire sicuramente. Volevo farti molti, vado mandando su Giulia, perché secondo te si è legata un profilo come colori di Filippo? Perché Giulia sa, vivendo anche le un periodo di fragilità sicuramente, cioè io ho detto prima, non a caso si diventa carnefici, ma non a caso si diventa vittime, il che non significa che Giulia abbia avuto delle colpe, però significa che Giulia stava sicuramente anche lei vivendo delle fragilità, aveva comunque dei vuolnos,

aveva anche lei dei uoti che doveva riempire. Non dimentichiamoci che Giulia veniva anche dall'utto della mamma, perché Giulia soltanto un anno prima aveva perso sua mamma dopo una lunga malattia, perché la mamma di Giulia muore di tumore. Quindi un po' i suoi trascorsi familiari, un po' la malattia chiaramente della mamma, questa la aveva risa, diciamo, fragile in quel momento in cui poi conosce e vive questa relazione con Filippo, sono stati un po' a due solitudini che si sono incontrate. Tant'è che io l'inizio pensavo che si trattasse di un omicidio su Cidio, io ero convinta che anche Filippo si fosse torto la vita, questo quando succede è l'omicidio su Cidio, succede quando, diciamo, nasce un po', si vive un rapporto symbiotico, un rapporto fondato su scemi, funzionali un po' di reciproca e patologica

dipendenza. Filippo era il primo fidanzato di Giulia, Giulia era la prima fidanzava di Filippo, quindi avevano, diciamo, un po' quegli ingredienti che hanno riso quella relazione, un po' disfunzionale da questo punto di vista. Quindi, ecco quello che anche Lino non ha funzionato. Più meno dall'inizio di questa conversazione ti voglio rivolgere un invito, non lo mai fatto, per me un morta e me una volta sola, poi può succedere che se la salute e mi accompagnerà fra 10 anni per vedere le evoluzioni di quello stesso essere umano, io mi possa riscedere, sarebbe bellissimo. Mi piacerebbe rinvitarti ancora. Oggi ci siamo concentrati ovviamente come in un'ortime con suoi tu di ne fare sulla tua vita e abbiamo aperto una piccola parentesi perché se tu sei talmente curiosa, gentile nelle sport che avresti potuto fare una puntata intera parlando il caso di Giulia.

Mi piacerebbe rinvitarti, ma più di una volta, per parlare ogni volta di un caso diverso con la tua stessa gentilezza, poi anche non averlo seguito professionalmente, ma l'ai seguito culturalmente, era contarcelo, era contarci come mai sono accadute certe dinamiche perché all'interno di ogni caso possiamo avere nelle preziosi informazioni per noi. Quindi spero che accetti il mio invito e a quel punto, spero che sia la prima di una serie di conversazioni magiche insieme, ora ti domando se, tra tutti i punti tocchati durante questa intervista, c'è uno di cui volevi parlare che io ho appunto non ho affrontato e che vorresti lasciare agli atti. In realtà abbiamo affrontato un po' tutti i punti che credevo essere brossati affrontati, sicuramente ci teniamo ad affrontare quello che riguarda

il rapporto tra me e il mio padre e lo abbiamo fatto. Grazie per averlo fatto, aiutato anche me. Grazie a te, non è un caso che siamo qui a parlarne, io dico sempre che le anime seri conoscono e evidentemente anche se distanti in qualche modo ci siamo riconosciuti. Facete il mio invito? Sì. Sono molto felice. Avrei avuto ancora tante altre domande da farti, ci sono tanti altri punti però a questo punto mi li tenno per le prossime volte, quindi ci diamo subito un altro puntamento, ti faccio però l'ultima domanda che non ti rifarò mai più, se non imprivato. E l'ultima domanda è un bilancio ed è come stai ascoltando ti profondamente qui e ora voglio sapere che periodo della tua vita è questo. Di profonda pienezza sono pienamente soddisfatta di quello che sono, che sono

diventata, ma non solo da un punto di vista professionale. Propriodanno un punto di vista umano personale perché vivere la professione in questa maniera era proprio quello che io volevo. Io non ho mai usato mai e pure ne ho fatte tante di interbiste, mai usato parole forti violente nei confronti dei carnifici. Nel confronto di Filippo non mi sono mai espressa con violenza o con parole duri crude perché credo che ciasco uno di noi abbia una propria dignità che va assolutamente rispettata. Io di Filippo ricordo forte di quando era in aula e gli fucchiesto perché aveva ucciso Giulia. Quello fu uno dei momenti in cui Filippo si lascia andare al pianto e ricordo che gli scendevano tante lacrime, i colava anche il naso e non aveva un fazzo

letto per pulirsi e lì mi sono in me desimata un po' da mamma e ho sofferto per lui perché l'ho visto in quel momento indifeso solo vittima di se stesso e avevolo alzarmi e dargli un fazzo letto per pulirsi quel momento. Quindi nonostante avesse fatto quello che ha fatto che tremendo e brutto umanamente esconvolge però in quella dimensione umana mi ha commosso. Quindi vivere la professione così era proprio come io volevo viverela. Quindi capire e entrare nelle diami comane, capire perché succedono questi fatti e cercare di dare un contributo che sia funzionale, che possa aiutare l'altro vittima e carnifice

anche le famiglie che poi restano intrambe vittime di quello che purtroppo succede. Quindi sono estremamente felice della vita che oggi, felice anche della mia vita familiare, di quello che sono i miei figli, non li vorrei diversi da come sono in nulla, per quanto io vede ai loro difetti, i loro volte anche limiti, però mi piacciono proprio così. Sono profondamente orgogliosa di quello che sono, anche del rapporto che ho con il mio ex marito. Siamo felici, siamo comunque restiamo una bella famiglia, una famiglia che funziona, una famiglia che saddare serenità ai propri figli che non hanno assolutamente vissuto lo scossone di una separazione. Quindi abbiamo spiegata, viene abbiamo parlato e guardati dico, forse sono più felice adesso di prima e più uniti adesso di prima, come non

plevo famigliare, come famiglia. Quindi sono pienamente soddisfatta di quello che sono. Nonostante abbia comunque le mie problemati che nonostante sia una vita che comunque è ancora più bisogno di alcuni aggiustamenti, però sento che sono soddisfatta di quello che ho fatto. So che devo fare ancora tanto, perché sono una che purtroppo non riesce a stare ferma, però sto facendo i passi giusti, quindi sono soddisfatta di me. Grazie che abbrerla abbiamo affinito, grazie di cuore. Grazie a te. Se ti interessa vedere contenuti negli tine renti al podcast, puoi trovarli su nostro profilo Instagram, one more time podcast. Se voleste vedere invece contenuti che riguardano più la mia persona, vi aspetto sul canale Telegram attraverso il link in bio di tutti i nostri social.

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