
Camilla Selma Ghadir, essere figlia di tossicodipendenti
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Oggi faremo un viaggio con Camilla Selma Ghadir che, figlia di genitori tossicodipendenti, non ha mai avuto la possibilità di essere una bambina. Cresciuta nella violenza, ha patito non solo il proprio dolore, ma anche quello di sua madre, devastata dai maltrattamenti e dall’uso di sostanze. Camilla ci racconterà quegli anni e il modo in cui hanno condizionato la sua quotidianità. Ci accompagnerà con grande lucidità nella dipendenza dall’alcol, nel disturbo borderline, nella violenza che la vita le ha riservato anche fuori dalle mura di casa. Guardandosi con compassione, ma senza autocommiserarsi, scoprirà che la sua più grande vittoria è sempre stata l’amore. Il dream team di One More Time è composto da: Samar Abdel Basset, Davide Tessari, Alice Gagliardi, Tommaso Galli, Maria Noemi Grandi, Gloria Giovanditti, Marco Caddia, Emma Marsan
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ONE MORE TIME di Luca Casadei — Camilla Selma Ghadir, essere figlia di tossicodipendenti. Machine-transcribed; use the interactive transcript above to jump the player to any line.
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Perchè a provare odio è semplice provare amore erraro. Sembra un sentimento così comune e così alla portata di tutti. Ma in realtà è a livelli quasi astronomici. L'amore è puro, l'amore è senza giudizio, senza paura. Oggi stanno andranno ad ono e di amare. Io odico di sì. Curtroppo non esistono a scuola che ti insegna di essere il successo. E per questo deciso di realizzare questo podcast che parla di rinascita, facendo un viaggio nella vita di personaggi noti che metono a disposizione nella loro storia per aiutarci a cadere meglio. Per non perdergli episodi della stagione, clicca il tasso segui e soprattutto attiva la campanellina. Se vuoi viverti l'esperienza anche in video trovi la versione integrale tutti martedì dalle ore 13 su YouTube. Se vuoi vedere contenuti mediti nerenti al podcast, puoi trovare su nostro profilo Instagram One More Time Podcast.
Se voleste vedere invece contenuti che riguardano più la mia persona, vi aspetto sul canale Telegram attraverso il link in bio di tutti i nostri social. Io sono Luca e queste One More Time. Tu sei che faccio sempre tre domande in una per cominciare, dove sei nata, quando sei nata e in che contesto famiare sei cresciuto. Spesso sembrano domande banalino, come se messo a coccole, in che contesto famiare sei cresciuta, come stai. Ma quando io chiero a qualcuno, in che contesto famiare sei cresciuto, non gli chiedo il nome del suo nunqueo familiare. L'ichedo come andata che infanzia gli ha avuto, che è dole scienza e passato poi. Quindi ti lascio cominciare Camila. Buonasera.
Grazie. Allora, io sono nata Torino, l'11 giugno del 1997, e in una realtà apparentemente normale. Apparentemente normale, perché successivamente ho scoperto di essere figlia di due genitori tossico dipendenti. Mi amamo entrata presso nella tossico dipendenza, insieme al mio padre biologico che successivamente è stato poi cacciato fuori dall'Italia per via della sua continuabilenza insomma, dei suoi continui spaccia. Che ha cacciato fuori dell'Italia perché non è italiano? No, marchino. Tuo amma italiano? No, amma italiano, sì, sì. Finalità di sei mesi, io sono comunque rimasta con mia madre, dopo di che lei è ricaduta nella tossico dipendenza che aveva stoppato
durante il periodo insomma in cui mi stava aspettando. Dopodiché purtroppo è ricaduta di nuovo sempre per via di mio padre che continuava a andare a prendere in questa comunità dove lei cercava di salvarsi, di ricostruire se una vita da zero con la consapevolezza di avere una figlia, ma purtroppo volte un figlio non basso, perché queste dipendenze sono troppo grandi. E quindi dai sei mesi in poi fino a più o meno un anno, rimasi con mia zia che è la sorella di mio madre, escesi a pescara, perché i genitori di mio madre, in particolar modo, io no, noi tempi era ex dirigente di una catena molto importante di macchine,
che era Turino, e scelsero pescara appunto, perché era sia ben collegabile appunto con le città centrali anche del nord ed era più o meno vicino anche a foge, loro città appunto di origine. Io rimasi con loro fino a appunto un anno e mezzo, fino a che mia madre non tornò, e si affidò poi appunto al serde della zona, dove l'icconobbe quello che poi per me fu mio padre, perché mio padre appunto, per me è una figura che mi ha cresciuto, non quella che mi ha messo il mondo. Purtroppo anche lui appunto tossico divendante. Ti posso chiedere se tu hai mai chiesto a tua madre come è entrata nella tossico dipendenza? Inizialmente non li lo mai chiesto, è stato un avvenire in un futuro molto enoltrato della mia età, perché come si ha avuto per protezione naturale penso un velo,
un velo che mi lasconde se realtà quello che stava accadendo sotto i miei occhi quotidienamente, e l'unica cosa appunto che non riusciva a nascondermi era la violenza che, quotidianamente, appunto faceva parte della mia vita sin da piccola, quindi violenza sia verbali, sia fisiche, nei confronti di mia madre. Tu ormai delle biologiche o la picchiava? A mio padre poi quello che mi ha ne è cresciuto, perché nel mentre mio padre biologico fu cacciato appunto da... Rimendiamo solo un secondo lì, che ricordi ai di tuo padre biologico? Poi guagnante, perché ormai si col lui fino ai due anni, lui fece avanti intietro tra punto torino e pescara per venirmi a trovare, dopo di che appunto all'ennesima violenza contro mi mamma dove la massagro di imbotte venne cacciato da l'Italia. E tua madre ti ha mai raccontato alla sua vita prima della tossico dipendenza, il suo modo di prendersi delle responsabilità,
di affrontare la quotidianità? Inità molto tardiva, anche questo sì. Cosa ti ha raccontato? Mi ha raccontato che lei lo sono zialmente avuto un'infanzia dove sia sentita poco accettata, dove ha sofferto molto per via del suo peso, per via appunto di quello che raggià presente già i tempi, il bullismo o le battudine, e anche tanto la sua sensibilità, una sensibilità molto, molto elevata. E quindi cadde appunto in questi giri e la droga fu quel modo per silenziare quel dolore, quel senso di inadeguatezza che lei costantemente provava. Per raccontami, sin del principio, a veri due anni è successo subito dopo che tu fai pa biologico e è stato espatriato. Sì, esatto, mi ha mai venuto a pescara e appunto con obe subito Stefano. Da lì iniziarono appunto questa vita, dove io ricordo ovviamente poco e niente,
però ricordo questo costante cambio di domicili, quindi magari passavamo da pescara, montesilvano, ecco città Sant'Angelo, mi ricordo questi costanti episodi di violenza, dove lui inizialmente era molto presente, verbalmente all'evalo appunto di violenza, dopodiché passo alle mani fino a che una sera, io dormivo, avevo panso 6-7 anni, mi amadre, mi sveglia nel coro della notte, è orlando e mi dice, cammilla al sati o un coltello puntato di dronascena, mio padre c'è tuo padre e mi vuole ammazzare. E quindi mi sono messali e lo pregato e scappamo, poi per le scale o magari tutte le volte che l'ha amenata con il ferro da stiro o le volte che l'ha messa sotto con la macchina, sono stati tanti episodi di violenza molto dura.
Come vive evito personalmente questa violenza? Cercavidi a secondarla, come l'interiorizzavi, come l'ha in che frequenceri quando succedeva tutto questo? Ero completamente disconnessa. Ero disconnessa per poter salvare lei, per poter essere pronta, ero lucida, scattava quel senso di lucidità, come di... Cercavidi a secondare le cose per non fare degenerare? Sì, io cercavo di mettermi in mezzo di riportare la lucidità, poi sono qui, ci sono anch'io, sono piccola, guarda, mi non puoi fare questo. E poi cercavo di portarla via, quindi magari in un attimo in cui lui si placava, io cercavo di chiamare subito il pronto intervento e scappare, scappavamo subito, quindi mi ricordo sempre questa scena di queste scale dove correvamo, lui che urlava lei, che ti angieva, diceva, corrigorri perché se ci prende c'è ammazza.
Quindi è stato... Venivano uno spesso, gli operatori del ponti intervento a casa vostra? Sì, il problema è che lui non si fermava anche davantina, anche davanti all'oro, c'era una violenza continua in ogni contesto anche quando eravamo fuori, magari in un barro, se qualcuno lui guardava male o lui rispondeva male, lui subito era violento. Ma faceva uso? Sì. Di cosa? Cocaina, eruina, psico farmaci, principalmente cocaina, poi ovviamente insieme al metadone era un mix letale, soprattutto con i psico farmaci. Che lavoro facevano entrami in quel momento? Allora, mi madre era redattrice di un famoso giornale che ai tempi rappresenta appunto nella zona, e il mio quadra appunto lavorava in una zianda famosa di occhiali, in una fabbrica di occhiali. Lui spesso si assentava la praticamente più il tempo che era in casa,
che è al lavoro, quindi anche solo il fatto di poter mangiare insieme, era una cosa inesistente. Io mi ricordo, mamma magari tornava a tutta felice, che vava fatto la spesa, cucinava con amore, si impegnava nel cucinare qualcosa che potesse piacere anche lui, magari per provare evitare che si potesse arrivare a quel momento, e lui comunque in qualche modo andava fuori di testa e niente anche quella cena, poi andava a rotoli, finiva sempre in violenza. L'he conosciuto a tua mamma, quando ripiccola, intanto capivi che loro faciamano usono? Lo capivo, ma non lo capivo. C'è cosa credevi che facessero perché secondo te loro si comportavano in quel modo? Era diventato dal mente tanto normale,
che questa domanda non girava neanche più nella mia mente. Per me era normalità, era normale vedere altre famiglie, appunto che magari accompagnavano i loro figli a scuola, le accompagnavano le recide, o uscivano insieme, per me era a normalio. C'è quello che vivevo in casa, era normale, era la figlia da tossica, era del tossio. Parlavi di quello che vive in casa con le tue amichea? Sì, perché comunque avevano una cerchia di amichea che avevano tutte proprio nello stesso condominio, quindi spesso assistevano la scelta del genere, spesso mi ritruavo a dormire a casa loro per protezione. Quindi si sapevano della situazione come le sapevano anche la scuola, per me. Quando è che hai capito che loro facevano uso per la prima volta che hai lucidamente
realizzato? A 13 anni. Te lo hanno detto, gli hai visti? Mi l'ha detto, mia zia, vuole essere la di mia madre, quando poi andai via di casa, a 13 anni, le mi disse, guarda che i tuoi genitori sono tossi voi vendetti. E io li è come se... Ma avevi capito cosa vuole sedire? Sì, anche perché c'è coloro, per assurdo, da quando l'opiccolina frequentavo il serde, e loro mi portavano sempre con... Cioè, li mi ricordo questo corridoio, e questa dottoressa a questi grandi capelli ricci che mi frivano sempre ai biscottini, sai nella nostra scelta di lata, e mi ricordo anche una scena che poi ho avuto modo in realtà di far riaforire, dalla mia... nei miei ricordi, tramite la psicoterapia, che ero donanti questa finestra, sarei facevo finta di costruire mi questo fisso, era veramente piccola, e di se al telefono
facendo vint'ami, raccomando, ci vediamo dopo così mi porti il metadone, mi mamma sentì, e mi disse, non dire, ma erano cosa del genere, ma io, cosa potevo sapere? Cioè, erano talmente naturali, ormai quei termini nella mia vita che non era niente di strano. Cosa hai pensato di tua mamma e di Stefano quando le saputo? Gli aiudicati, hanno perso valore nei tuoi confronti, ti sei sentita di volerli aiutare, come è reagito? Allora, verso mi madre, ho sempre provato una sensazione di profonda, non pena, però tristezza, comprensione, perché quando vedi una donna, così tanto soffrire non puoi appunto darle una colpa, come fai, c'è eliche, inerme, oltre essere dipendente da quella che è la sostanza, ma è dipendente,
anche da un circolo orrendo, che è quello della violenza, che è una volta che c'è entrie subdolo, perché entra in ogni tua viscera e ti in catena, e quindi tu provie scappare, ma non riesci, perché poi ci sono le minacce, se ti ne vai, io ti ammazzo, però sa che con la persona è un grado di ammazzarti, che non sono sulla roba ole, e quindi provare rabbia o altro, non sei con fronti, non non è mai stato possibile, nei confronti di mio padre si, perché, comunque, veniva direttamente da lui, questa forte violenza, puoi scegliere, però assurdo di seguire la strada della tossico dipendenza per i tuoi motivi, però non scagliare la rabbia, nei confronti di un'altra persona, tutta questa violenza, gratuita, a una persona che non ti sta facendo niente. Avevi paura di loro? Del di lui si, di lei,
no, a voi, solo paura, che potesse fare, non potesse andarsi nel prima del suo tempo, magari potesse fare qualche cavolata, qualche gesto non poter tornare più indietro. E detto che a 13 anni te ne sei andata, dove sei andata? Da casa di mia zia sempre. Mentre dicevi a 13 anni pensavo na scuola, no? Tutto quello che mi sta iracontando, ha avuto un impatto nella tua vita, nel tuo percorso scolastico. Si, potentissimo. Io ho iniziato le medie, che era una persona abbastanza sorridente, lo sport mi ha salvato tanto in quel periodo sport tutti i primi due anni. Dopodiché, con il passare del tempo, le violenze aumentavano sempre di più e io mi spenzi. Mi spenzi completamente, a scuola, continuava ad andare, mettevo all'ultimo banco, mi angievo, ero completamente assente,
i professori erano al corrente di tutto. È questa una cosa che ad oggi mi creata tantissima rabbia, perché penso che un istituzione, come quella scolastica, dovrebbe salvaguardare i ragazzi nel momento in cui entrano lì. Nel senso, sei a conoscenza di quello che sto passando, chiama qualcuno che possa aiutare questo ragazzo. È in difficoltà, non può fare nient'altro da solo, quindi ci sono gli assistenti sociali, cioè ci sono tantissime persone a cui poter fare riferimento per far sì che almeno un po' questa ragazza di vostro del pare. Invece non è stato fatto, anzi sono sbocciata per ben tre volte, perché non andava a scuora. E questo mi ha creato tantissima. In tre classi. Sono sbocciata due volte in secondo media e una interza. Nel momento, poi, glu,
della tossico di pendenza e della violenza di papà e dell'inizio della depressione di mio madre. La più quella in cui io l'avo completamente perso. Perché poi dai 10 anni, ai 13, lei c'era, non c'era tornava a casa e era a casa, piengevano, puliva, non cucinava, non ci lavava. Non l'hai da cosa che sentivo dire e voglio morire. Sono questo. Quindi... E tu, fino a quel periodo, quando andrei da tua zia, ti tenevi tutto dentro e detto che parlavi un po' della situazione che viveva in casa con i tuonucleo di amici zia, ma interurizzava tutto e esternava i poco. C'è... Interazzo. Come vede a leggerirti un minimo? Nessun mondo. Nessun mondo. È... è il fatto che poi tutto esploso in un secondo momento, perché come se, in quel periodo, andassiamo antico un treno. È un treno. C'è intransito. Non c'era fermata. Non potevo fermarci.
Non dovevo corre, ne? Andare. Pensare a mia madre, pensare a appunto a come salvarla, a starli dietro e non potevo fermarvi. Non avevo la possibilità. E quando sei andata da tua zia, ma aveva i paura di perderla, la propria perché non avevi più, come dire, perché il controllo non vivevi più a tu, per tu, la quotidianità di tua mamma. No, perché in quel momento, mia madre, prima che io appunto decide di andare da mia zia, lei partì per un periodo sempre in una comunità, dove poi, io non è più notizia, fino a quando un giorno, dopo penso, paio di settimane, se non di più, tornò con un ragazzo molto più giovane, anche lui, appunto, tossico dipendente, e decide di vivere la sua vita prestrada. Quindi, dagli, poi inizio un'altra parte della sua tossico dipendenza. Quindi non c'era modo
di poter lessare dietro. Fin quando era in casa, ok, li aveva deciso di io, ok, io sono tossico dipendente, mi sono, innamorata di questo ragazzo, e decide di vivere prestrada. E lì mi sono sentita non figlia, non vista, inveibile, veramente. Come lì mi sono chiesta, come può una sostanza rumbarti l'anima. Sì, rumbarti l'anima, e poi toglierti anche nola, l'amore del figlio, come fa, non capire che c'è comunque lì tu figlio, e poi, con una persona del genere che di cui tu hai avuto paura, di cui tu hai subito in primi sopioranza. E quindi, dall'ipo, io l'ho vissuto appunto in strada. Andavi a cercare le strada. Tutte ne notti, come inizio. C'era un...
un asilo abbandonato che poi appunto è stato fortunatamente abbattuto dove la trovavamo nissera, e era sempre strafatta. Spesso, mi chiamavano dall'ospedale, perché la trovavano massacrata di botte, un evento dove appunto mi chiamarono in piena notte, mi disserò guarda che c'è tua madre, che è completamente coperta di sangue, era anche nuverdose, quindi la siamo portando un'ospedale. Vado un'ospedale. Senti a neoi. Lì penso di avere 14 anni, 14 massimo, 15. E arriva un'ospedale, davvero su questa barrella e era completamente tumoefatta. No, sono occhi, zigomi. Tutto questo, perché cerco di
sembra di rubare una dose. Ora non ricordo bene, però si venne menata appunto per questo e poi riuscino, comunque, a riprenderla da dall'overdose, è l'unica scena che mi ricordo di quel momento, è lei che ma le dice, e me, e me le dice, mia zia, e nel strattempo la portano via legato un lato per un ricovero in psilatria, quindi... Quando tu, ogni notte andavi in quella zillo e la vedevi, cosa faceli? Cosa pensavo? Una volta con me, con le volte le portavo una radilina, una candela, qualcosa che potesse scaldarlo, comunque potesse farle luce per non farla sentire da sola, dicevo, tornava a casa, dicevo, bene, però, la radilina ce l'ha, perché così, magari può sentire la musica che tanto le piace. La coverta l'ha lasciata, andava a comprare le seringhe pulite, c'è nuove, e c'ercavo di aiutarlo
in questo modo. Aveva dei momenti di lucidità in cui sentivi che ti amava o mai? Alcune volte, alcune volte si, cercavo di odermi tutti, ed era momenti in cui, però, veniva talmente preso dal senso di colpa, perché comunque le ai, in cui momenti si rendeva con sabevole, di quello che stava facendo, e nevole va anche a uscire, però non aveva la forza, perché comunque, oltre a punto la divendenza, a togliersi tutto, tutto quel dolore, tutta quella violenza, è difficile, cioè ci vuole tempo, è un'anima pezzi di strutto, quindi... Quanti anni ha visto a Perstrona? Allora, io... ha visto, e andata più o meno, per quasi tutta la mia dolezienza, perché poi ha fatto, iniziato a andare anche in carcere,
quindi entrava, usciva dal carcere, e poi appunto tornava per strada e, come cari, la mette uno di michigliari, le vadeva, insomma, fino a 18 anni, più o meno è stato così, poi... a tutti i reati ci sono sommati, e alla fine poi ci entrare in comunità, in un modo diverso, in modo da poter scontare, poi i regi me e carcerario è rimanere lì. Come facevi a 13 anni, a filtrare motivamente quello che ti diceva per non credere le cose brutte che lei ti condivide in momenti estremi, non so se chiara il mio domanda. Sì, penso che c'era appunto questa sorta di livello protettivo che mi ero costruida, e resta non so neanche io come, che poi ha funzionato,
sì, in quel momento, ma che è esploso poi dopo, perché quello che c'è stato dopo è stato tutto figlio di quello che non sono riuscita o non ho potuto sentire in commenti, perché appunto non potevo permettere uno perché è un secro lavoro, chi la salvava. Quindi non ti permettevi mai di crollare? No. Mai. Ho avuto 13 anni, i miei primi attacchi di panico, sono finite in europeo psychiatria e dagli iniziato a fare terapia, iniziato comunque a parlare, e mi aiutato tanto, io ringrazio sempre e la aveva iniziato la terapia, però comunque ero molto, non mi affidà, non riuscivo ad affidarmi completamente, perché se mi lasciavo andare era appunto alla fine, quindi raccontavo di quello che succedeva e cercavo strategie
per poterla aiutare meglio, perché non volevo betterlo. Ti sei mai sentito una bambina? No. No. A 13 anni andrai di tua zia? Sì. Come va? Vado da mia zia. E... Anche lì purtroppo, scobro, scobro, ero già conoscenza di questa realtà, però inizio a vivere l'alcolismo di mia zia, un marito di mia zia. Quindi anche in quel caso, ho visto degli anni a volte da violenza, anche il libro tale, però mai vissuta su di me, sempre vissuta su di lei e appunto su suo figlio. E... io ero l'unica persona che non veniva mai messa di mezzo all'ivallo violento.
Anzi era quella persona che poi lui prendeva e con cui si sfogava dopo. Quindi ancora qui, ancora una volta, 13, 14, 15 anni, stai lì e cerca di apparare la situazione, di tranquillizzare, perché poi avevo imparato anche che in un momento dove c'era un momento di forte da un dato delle sostanze attaccarsi, provocare, non servono niente, perché ti arrivava solo una risposta forte più lenta. Allora cosa fai? Cerchi di trovare un'escamotale, quindi lo ha secondi in quel momento di follia, per quanto possa sembrare quasi assurdo, a secondare un momento del genere, però devide vi placare. Posso chiederti e raccontermere uno? Sì, mi ricordo un giorno,
io stavo tornando a casa con il mio bugino, e vamo sempre paura, prima di tornare a casa, ogni volta pregavamo che non avesse bevuto, e lui tornò a casa, poi si sentiva lontano veramente chilometri quell'odore di Alco, non l'ho tollero mai, e è lui niente, per esempio, per esempio, dal nulla, così, la misè per terra, e inizio a sbattere la sua testa a un tavolino, il centro del suo giorno, inizio a sbattere la sua testa contro il tavolino, e poi, per esempio, il bugino e le rupe il braccio. Ma tu azia giustificava un tavolino in casa, ma è provata a spiegare
te la quando parlavate di questo, magari la prendevi in disparte, come te la raccontava? Lei era terrorizzato, noi riusciva a riuscire da quella situazione, aveva paura, noi viviamo costantemente nel terrore, ci che devamo dentro casa, era terrorizzata. Vi aveva anche lei negli attacchi di panico, era quindi, c'era anche questo di mezzo, e l'ottava in due ambiti, poi c'ercava sempre di proteggere suo figlio, no? E li poi, anche in quel caso, vede una madre, invece, no, che proteggeva il figlio, nonostante tutto, e poi dall'altra parte, magari eccovede una madre, che, invece, era fristrada, beh, una figlia, ok, cema? Con il fatto che vengete comunque una matrice un po' in comune? Eravamo molto legati da piccoli, poi siamo di staccati.
Siamo di staccati, non penso per le sofferenze, penso che lui si sia proprio chiuso per via delle sofferenze che, al contempo, realterano quasi identiche, lui vissuto da parte del padre, io ho vissuto da parte del, si, dell'identimitemi papà, quindi... per l'ava di tua mamma, tua zia. Come una persona sensibile, una persona impasica, profonda, con tanta sofferenza dentro. E lei soffriva per sull'orella? Tanto, tanto. Quando tu una vata casa, di notte dopo, averla trovato in quelle zile ad andonato, che cosa si dicevi in macchina? Ti angevamo insieme, e speravamo che arrivasse il giorno dopo. Speravamo tanto che arrivasse il giorno dopo, iniziate le chiamate da lei scappava, andava in giro per l'Italia, e magari, durante notte, mi chiamavano l'interpol, di tantissime sazzioni in Italia,
e mi diciamo sempre, c'è tu a madre, c'è tu a madre, voleva parlare, l'unica cosa mi diceva, io adesso mi butto sotto un treno, e mi abattaccava il telefono, poi mi richiamava e diceva la stessa cosa. E quindi non sapevo mai a ci fosse ancora. Di tutti questi anni che tu mi racconti, c'è un'immagine di tua mamma, a la quale ti sei ancorata, dove vedevi la bellezza di quella donna. Sì, quando, quando lo piccola lei, noi ci ricavamo di momenti insieme, e mi ricordo sempre, questa cosa la raccontero sempre, vi portava sempre la colazione al letto, e avevamo questa abitudine di scriverci i billettini, quindi mi scrivo questi billettini, e mi preparava sempre la raccolata calda, ma magari molte volte, molte volte, spesso mi mi ne apprende la scuola,
e magari c'è un panino al mare, e mi ha raccontato tanto, per assurdo anche, mi aveva pastefano, mi ha raccontato tanto, cioè mi ricordo di tante serate, in cui ci si leva mattavola, e allora mi raccontavano la realtà per quella che era, quindi noi non ti diciamo di non fare questo, come magari fumare una cigarette, o non so, potrei cacciare qualunque semplice, e allora mi diciamo, se tu l'ue fare sappi che potresti andare incontro a questo, e questo mi è tutto tanto, loro mi hanno dato, mi hanno trasmesso, la dipendenza non stante la violenza, tanti valori, che mi ha aiutato dopo, sono state essenziali affinché io non mi perdesse, quindi per questo e le ringrazio. Fina chieta, viverei con tu azio? Fino ai 18 anni, anzi in realtà, dai 16 anni e mezzo,
viene di 18 anni, sono stata in casa famiglia. Finei 16 anni e mezzo, qualcuno della mei fatta una coccola, ti ha mai abbracciato, ti ha mai detto, ti amava. Mi anzia, mi è tanto si lascia andare, e lo chiedevo, però beni ma tanto difficile, perché comunque era tanto sofferente, per via appunto di mio zio, di della sua malattia che la completamente mangiata purtroppo, quindi... E' una tiera? Lei ancora in vita? E' una malattia rara, non diagnosticata, senza di anni o sì. Quindi... Ti sento mia? E' una malattia neurodegenerativa, quindi le distrugge completamente muscoli, tutti i nervi, e piano piano inizia appunto a non camminare più, vuoi ha avuto
tante embolle pulmonari, il PSM, che non sante abbiano anche i 60 anni, quindi ne vissuto veramente tante, e anche in quel caso, poi quando soffri così tanto, come fai vedere l'altro, come puoi riuscire a comprendere quanto l'altro abbia bisogno di... attenzione di... in un sguardo in più, affinché non si perda. Va in casa famiglia, perché vai degli assistenti sociali, come lo fai quel passaggio? Senti sociali fanno parte della cerchia appunto di mia zia, perché dovuta tante denunce, poi partite dall'ospedale, entrano appunto in gioco, le assistenti sociali, essendo io minorene, ed essendo minorene appunto, anche il mio cugino, entrano in gioco, e lì, se dicani, dicono, basta, deve entrare, mentre in casa famiglia,
quel periodo mi ha salvato. Io sono dolontano, da mio madre, perché non ho potuto un'essentirla, non ho potuto avere contatti con me, mi ha salvato, ripreso gli studi, ho iniziato a sentirmi, mi sono impegnata tanto nella terapia, in quel periodo, e poi, di 18 anni, sono la Davia, perché comunque poi acco di 18 anni, si pavia. Mi sono sentito a spiazzata, come se non, come se fosse stata la prima volta, c'è come se, avessi visto la prima volta, ma se, avessi visto, la prima volta, ma se, avessi, avessi, avessi, avessi, avessi visto la prima volta, ma se,
avessi visto la prima volta, con un tossico farsi, tutto va non è possibile, mi danno in giro, non è così, c'è mi sembra una surreale, c'è come, come, come può essere, e poi ce l'avo donati il locchi tutti i giorni. Tu hai detto che hai vissuto gli attacchi di panico a 13 anni? Iniziato a avere il mio prima attacchi di panico a 13 anni, si. Tutto quello che mi era contato porterà anche dell'altro nella tua vita, avrai altri problemi? Intorno ai sempre 14 anni, comunque con l'entrata della neuropsilia, tra infantile, iniziato a fare le test, e mi diano assicono appunto il disturbo borderlandi, personalità, oltre adimi per sensibilità. Da lì, poi, non mi spiegano molto bene appunto di questo disturbo, però appunto, mi parlano tanto delle attacchi di panico, perché ero piena, i attacchi di panico erano tutti i giorni, è un attacco di panico,
fino a 18 anni, ho sempre evitato di prendere il psico farmaci, perché ero, avevo paura, ero maniformata, adesso non hai, guarda che magari potrebbe, potrebbe usarti, e dopo una crisi forte, a 18 anni, iniziai a prendere le psico farmaci. Da lì, in realtà, ebbia, la mia prima overdose è da psico farmaco, perché, si scopri, che appunto, ho un'altra tolleranza a lì psico farmaci, e quindi vedevano che non facevo un effetto, me le davano sempre di più fino al giorno in cui, ho iniziato con Luxanax, che era rilascio prolungato, e quindi me le davano sempre di più, me le davano sempre di più, ho continuato a metterlo in circolo, fino a che un giorno, ero lavoro, non mi sento bene, sono svenuta, e, niente, a me,
questo verdose dada, d'Axanax, e d'alì, iniziato a vedere un attimo, un po' lì psico farmaci, come qualcosa da, un po' ritare, fino a quando poi, ho dovuto rivolutarli per la purportza di cose. Sì. E questo disturbo borderline, si manifestano anche quando eri più piccola, avevi delle reazioni, rispetto a questo disturbo, no. Allora, ondero, piccola, iniziato a avere le mie prime manifestazioni di Rappia, soprattutto quando, quelle rare volte in cui mamma era a casa, con mia zia, con noi, loro li diano spesso. Quindi ho per farmi sentire, un giorno, mi ricordo, a me in cucina, loro continuano a dollare, a dollare, a dollare, dovevo ismettere, proprio lo stavo pregando, e non, non certo punto, presi, pentole, tutto quello che avevo intorno è spaccare tutto. Allora, dallì, c'è vedere che
potevo essere sentita, potevo essere vista. E quindi, da quel giorno, le mie reazioni furono tanto di Rappia. E ad oggi, ringrazio, a di aver avuto queste reazioni prima e non dopo, perché poi, l'isturbo borderline è esploso, e in un momento della mia vita più adulto insomma, e mi ha creato molti più problemi. A che ta? 20 anni esploso, completamente. Interompiamo per 30 secondi questa bellissima conversazione, per mettervi il corrente di un progetto di valore. Io ho convinta di essere questo buio. Molte persone mi hanno convinta, mi hanno messo in testa, di essere il buio. Invece, io ho ritovato la luce, ma la cosa più importante è che mi sono resa conto che quella luce, sono sempre stata io. Puoi seguire
questa storia nella sua versione integrale sul canale dedicato di fuori dal buio. fuori dal buio un nuovo podcast in cui parliamo di vari tipi di dipendenze e di stumi. Trovi il link in descrizione di questo episodio e in tutti i nostri social. Torniamo i 18. E detto che cominciai a lavorare. Si. Ti diplomerai e finirei il luceo? Purtroppo no. Per danno, tu grande, è proprio una cina che c'è sul coro. La marico. Si, perché mi sono sempre rifugiata nei libri, nello studio, a mavi studiare? Si, tanto. Tantissimo. Tutte le materia humanistiche, letterarie, la storia. Alla storia. Alla storia. È sempre salvato. Io, vi ricordo appunto passavo i pomeriggia a guardare questi documentari, magari, sulle grandi guerre, sulle nazi, di appunto, di queste grandi guerre, dei partiti politici,
è sempre salvato la vita. Sempre, perché. Conoscere, mi aiutato a salvarmi. La conoscenza, mi aiutato. E quindi non poter poi poter recuperate gli studi, perché non avendo un aiuto poi economico da parte della famiglia, è stato, è, sono possibile poter poter continuare, perché avrei dovuto comunque prendere delle scuole private, ma non lo comunque un costo molto elevato. E io devo lavorare, perché devo mantenere una casa, perché poi io sono una da vivere assura. Quindi. A 18 anni. Poco dopo, perché poi ho iniziato a fare le stagioni, quindi approfittavo, lavoravo in un posto. Che lavoro facevi? Sempre in ristorazioni. Ho abbracciato un po' tutti gli ambiti in una ristorazione, sì. E se tu avessi potuto cosa aver essere voluto studiare? Sianzumali, poi psicologia, aver poi finire a studiare psiedria. Sì.
La conta mi è la tua vita dei 18 in poi. Ok. A 18 anni inizio a lavorare, inizio a andare a fare stagioni montagna, perché a la montagna per me, il mio rifugio, io amo tanto la natura, il silenzio, e quindi andai li. Facili diverse stagioni in abbruzzo, e dopo di che inizia a studiare tramite quei corsi che fanno gratuiti mentre sei in di occupazione, e facili un corso da Pizzaiolo, che mi portò a vincere una borsa, diciamo, di studio di lavoro, meglio dire così, che mi portò poi a Parigi. Li scopri, il mio amore grande per Parigi, perché poi è passionata di storia, è passionata di elettratura, e tutto ciò che nei concerne, dice ok, questo sarà la mia città. Quindi tornai in Italia, continuerà a lavorare così insomma per qualche ristorante,
e nel mentre, poi tra appunto il mio madre in carcere è la malattia di zia, e tutto, tutto quello che appunto era questo, decisi finalmente di prendere partire. Presi, è partire Parigi, andai a doxer, sempre appunto facendo questo lavoro con all'oggio, partico in 40 euro, e di sito ad omandare il solo li, faccio solo il billetto, e fece una settimana doxer, e poi mi trasferia Parigi, e inizia a lavorare in un ristorante, e poi arriva il copita, anche un mese dopo, come meno, e da lì, conobi un uomo che diventa poi il mio titolare di lavoro, lui era, diciamo,
il titolare appunto di questa grande azienda di cui non faccio il nome, perché distribuiva i prodotti alimentari in tutti i ristoranti della Francia, quindi comunque si continuo a lavorare perché era un lavoro intorno. Il problema è che ci fu un abuso all'evalo destuale, quindi lui ha abusato da lui, e questi abbusi continuarono tramite violenza psicologiche, e fino a che poi non scopriai, e diciamo, non posso più sopportare questo per rimanere qua, e lui inizio a, ah, ah, se ho scusate un po', un po', ah, a minacciarmi, e io anche lì, scappai in piano, te da quello che per me era un sonno, cioè la mia città del cuore,
scappai e torna in Italia, con ancora le sue minacci, dove appunto di, mi diceva, io vero apprenderti a casa, sotto due abbi, di io, non ti rascondare, tutte queste cose, qui. Come è spogato questo innesimo dolore? Qui, lo spogato con l'izio della mia dipendenza dell'alcol, quindi, inizia a bere tanto, mi ricordo che lavorando poi in questo magazzino, io comunque avevo facile disposizione, prendere bottiglie di alcolici, costantemente equitinamente. Quindi, inizia a bere comunque anche due delle bottiglie divino da sull'algiorno. Ah, ah, ogni tanto fumavo anche qualche canna, non ho mai fatto uso di droghe, non ho fatto uso di droghe più,
pesante ho sempre avuto o paura, e quando torna in Italia questa cosa non ha purità di dietro. Una purità di dietro e ecco l'inizio, poi, del dei tutti quelli che poi sono stati problemi dettati dal disturbo e da tutto quello che stavo trattinendo, da quando era piccola, esplose anche questa divendenza. Per aver evoluta fare prima questa domanda, e come se tu avessi sempre giustifitato la vita, avessi sempre trovato l'angolo bello per guardarla, oressendo avendo vissuto un'infanzio una adolescenza molto ombrosa, cosa pensavi della vita in quel momento quando bevevi? Dove trova vissenso della vita? Nel silenzio, nel silenzio, nel del silenziale, quel senso di la deguatezza
di provavo anche schifo, neme un fronte. Provavo bene, provavo che persona sei, c'è che c'è provovi di infegnervi o schifo, è stato difficile, quindi... Quanto tempo sono durate queste esternazioni verso te stessa? Dai, sono esplose dai 20 anni e bento un anno poi. Soprattutto dopo, come quelle le violenze, lì è stato proprio un'esplosione di tutto questo, non senti, non, c'è una visti fatto nulla per poter attirare una situazione del genere, ma io sono un'occa abbastanza piccolina molto alto, molto insomali, impostato, molto, io non ero in era.
Io mi ricordo che ero... ero... e adesso c'era questo magazzino, soprattutto, questo magazzino c'era un fico dove c'era un divano, un violeno letto, a lui mi prezelì e io la prima volta ero l'inarme mentre lui continuava a fare queste cose, io tra me, avevo resisti, non fare, ne mette un cliato, stai fermo, ma avevo un po' finice, finiva e se lui saliva con talonia, tot'ora, come il primo, io scendevo due, poi si vuole un lavoro. Questo ti ha creatore pulsione nei confronti dell'essere umano maschile? Si, già, da bambina, perché comunque ho sempre poi associato alla violenza all'uomo. All'uomo, sì. Non sante voi in qualche modo mi sia sempre mancata, cioè, mi è mancata una figura maschile
nella mia vita. Come il protezione, anche come consiglio, c'è a sentire una campana diversa. Quindi, sì. Scusa, mi seri torno nella violenza, ma tu hai detto la prima volta il divano letto, lui non ti chiede il tuo consenso. Solamente, fa bere... Come si fa rimanere in silencio, il giorno dopo, non denunciare, non andarsene, non parlarne, non fermare, un mostro. Anche le lavoura. E' lo da suora nella città estera in un momento in cui non potevano anche tornare in Italia, in pieno Covid, ne ho tutto bloccato. Quindi, non potevano anche fare un'aiuto economico della famiglia, perché anche allora non mi sembra difficoltà. Quindi, cosa devo dire? Allora, continuando a lavorare sperando che fosse un caso isolato, ma... E non ne,
non avevi puttuto per l'orecon nessuno, non è anche nel nucleo laborativo? No. No. Non sono tutti uomini. Cioè, poi anche paura, magari, a parlare di questo, che ne sono, magari cosa può scatenare. Scusami, seri dentro, in certi tipi, dovande, ma credo che tu stia raccontando una tua storia, che a non far sentire solo le persone che stanno vivendo, o hanno vissuto qualcosa di simile. Io voglio capire se mi spieghe il trauma che ti paralizza in quel momento per non reagire. Tu hai detto la paura, ma se volevo chiedere, se me lo potevi spiegare meglio. La vergogna, è, sei aglientato, sei, paralizzato, vei, ah, non lo so, si è fibrato, vi vissere al mente, annullato.
Sì, annullato, ma è persona. C'è la tua dignità, è strappada via, non, non sai cosa dire, non sai cosa fare, anche perché, poi, lì ti ritornano un po', tutte quelle cose che ti sono mancate, no? Quindi quella protezione, no? E ti ritrovi in uosola, e dicevi qui che mi aiuta, chi viene a darmi una mal, chi viene a salbari, ti arrifori. Quindi, si è aglientato, un pedavette. Dopo quanto tempo tornerei in Italia, hai detto? Dovo più, si mi mesi, un tre mesi... Ci aspettavi di racimolare i soldi per farlo. Ho aspettato l'ultimo stivando e sono scappata nella notte. Sì, sono da scappare nella notte perché lui, instrumentalmente, sarebbevenuta a prendermi, anche perché è casa, ad ovvero... Ma sarebbevenuta a prenderti per non farti parlare? O perché? Per non farmi parlare, per non farmi partire. Però un bel acchio, andassi via. Sì è presentato in Italia o mai?
No. Io bloccato, comunque, bloccato, comunque, sono veramente sparita, poi, conservo ancora oggi perché non ho ancora il coraggio di cancellarli. Mi vene voglio richiederti seri credente, c'è in cosa ti ancora ave in cui i momenti perderti forza. Finirà come tutto. Finirà come tutto, perché ormai ero talmente abituata al dolore, che tu anche questo fa parte di... di quello che ti meriti. Perché non ho visto altro, cioè nella mia vita non c'era, non state chissà quanti cose belle da vivere, quindi ero entrati in questa... in questo tunnel di nero, di sofferenza, qui puoi ti abitui, che in qualche modo vai anche ricercando,
perché poi dopo il sesso non vi sudo con un collominio, ma con le donne è stato un pagliativo che al contempo però mi ha sbottato, perché ho usato il sesso per non sentire. Questa è successo dopo il fatto di pareggio prima. Durante dopo, il fatto di pareggio che ero lì, quindi è stata una risposta che io continuo a valgo così, che allora continuo a fare questo, però mi è fatto mano a nessuno, sono sempre stata attento agli altri, non farli mai sentire adeguati, mai farli sentire usati, sempre sono scopo di divertimento, perché di mezzo poi era andava di parepasso con l'alcol, senza l'alcol, non le visteva un qualcosa del genre. Per quanto tempo
farà uso di l'alcol in maniera costante? fino al mio rientro in Italia, che è stato appunto nel 2022, continuato anche nel 2023, da anno in cui è tornata il mio madre da la comunità, è uscita, dopo appunto, avrebbe passato 4 anni in regime detentivo, io mi ricordo questa scena perfettamente, perché gli ho sentito qualcosa che sia completamente spaccato in due, scende dal treno, io le dico ero bisogno di che, ora di fare la mamma. E da quel momento, io sono completamente andata in una, sono scesa in una fase depressiva molto forte. Si permessa di crollare per la prima volta.
Sì. Dio dittora, nel mio momento. Ora tocca a te. Dali sono arrivati... E lei è repronta? Penso di no, ma il senso di colpa e anche il senso di di paura, di perdermi, pensò che l'ha creato quella forza di affrontare tutto quello che poi sono state le mie problematiche. Perché poi alla fine non si vossa mai essere brunti. Le quando scende la quel treno, aveva smesso di fare uso? Sì, a quei tempi quattro anni che aveva smesso di fare uso e prendeva solo il metadone. Quindi sì. Che oggi non prende più? No, sono quattro anni che non prende il metadone e otto anni che non si fanno. Quindi tu crolli? Crollo. E che succede? Crollo inizio continuo con l'arcol, inizia e il mio periodo di autolesonismo. Quindi inizio quando l'alcol non basta più
per silenziare perché poi iniziava ad darmi effettivo laterali potenti. Quindi... Di che tipo? La rapia. Il disgusto. Ancora, una volta l'inadeguatezza, io implodevo in qualche modo mi sentivo che dovevo aprire, dovevo alleggerire quella versione che c'era dentro, perché poi appunto c'erano questi attacchi di panico. Potentissimo. Mi ricordo che ero per strada, mi vreza questo attacco di panico. Io mi spogliai completamente e saliso un albero. Ci arriva in un spedaleco, con le battite del cuore alle stelle ero... sa che stavo un pazzend. A me adesso io tutto sta in pazzend. Se è andata, sei partita. Quindi inizia ai a tagliarmi un'izia ai sulle braccia a prodatele armi le vene. E poi a febbraio
del 2023, mi sembra intorno al 20 o al 22 di febbraio, dopo tantissimi ingressi in pronto soccorso, un troppo perviare gli attacchi di panico, un giorno ero a casa, di sì, ok. Io la devo fare finita. Perché poi c'era questo psico farmico che prendevo che era il rivo drill, che mi ha completamente mandato fuori di te. E il senso che ti dava dei pensieri intrusivi? L'ellucinazione, dei pensieri intrusivi. Ancora di più dell'elementavo, c'era questa voce che mi diceva ti deve ammazzare, ti deve ammazzare, ti deve ammazzare, allora io ero in casa. Conto a mamma? No, no, da sola. Frezi, una bottiglia di vino, la finì. Dopo di che hai passato appunto a la bocetta di rivotri, la finì tutta,
per il tavor, una scatola entera, e iniziato a tagliarmi le vene e mi tagliare comunque. Braccia, vene, collo, fino a che, c'è prima ovviamente di arrivare proprio al culmene, scrissima e saggia quella che tampiera. La mia compagna, ti chiedo scusa per dona, mi non c'è fatta, e mi ritrova in ospedale, e poi questo mi vennerà contato, perché io... Ma mi ricoscelamente. Conoscenza, mi fece la lavanda gastricala e lì, che abbia appunto il mio primo regolero in cicatria, dove cercarono di trovare una cura, solo che appunto, poi scopri questa altta tolleranza, all'issimulato eridi serotonina, quindi appunto all'estabilizzato di domore, più me ne dava, ma più, avevano fatto contrarmi.
Cioè, più cercamo di sedarmi, più io rispondevoi, in manierano, il corpo non si calma, c'è un dircivo a calmarmi in su modo, e a quindi, iniziare a fare terapia, anche con la mano, il full-less, con le medierre, anche lì, dei tanti problemi, perché appunto non c'era modo di poder calmare il mio corpo. Egnante, poi, in quell'anni, cioè, in quell'anni, dopo quel episodio di tentato su Cidio, per mantenermi in un ambiente protetto, e a me facevo entrare nella stessa comunità, dove è la stata mamma, poco prima, e rimasi più o meno per due, tre mesi, fino a che non mi desi conto, con cui era una comunità destinata, principalmente, a chi facesse usa proprio di sostanze, un po' più, come appunto, la cocaina, l'eroina, e usci,
e mi mi sentesta che, ce l'avevi fatto da solo, comunque tramite l'aiuto di, di qualche terapetta, e mi sia cercare, e trovai una associazione, non so se posso... Certo, poi dire, quello che vuoi? Che si chiama per corsi, ed è una associazione che è nata da genitori, che hanno figli con problemati che psidiatiche, e che lavora a stretto contatto con il CSM, e dall'ini, entra ai, riuscire ad entrare in un programma che si chiama Artis, dove ti danno la possibilità di avere un terapetta a costo zero, e dall'ini, c'è appunto il mio percorso, poi di psicoderapia, che mi portò a riscoprire un po' le deferite e a scoprire un po' quella che è stata, c'è che è la mia bambina interiore che ancora oggi fa, fa un po' di fibrissimo, che è fatto passare un po' un po' di guai, perché giustamente, dove è stata vista,
scostata, sentida. Cosa vorrebbe la tua bambina interiore che, a cui non hai mai dato spazio? Sentirse, al sicuro, entire calore, sentire un po' di pace, un po' di silenzio, da tutte quelle voce che, costantemente, la giudica, no? Che poi è realtà, oggi, o almeno oggi, un po' meno, ma sono diventata io, ma il mio giudice è più, più severo, nonostante, non sostanzialmente, non ho vissignante da recriminarmi, perché ho cercato di fare quel che potevo, con quel che avevo, con le tacche, che aveva portato, era una bambina, quindi, penso, di aver fatto ad oggi, anche tanto, spero. Mi racconti, perché noi ci siamo conosciuti, per un altro podcast, che faccio che schiema fuori nel buio,
che tratta di pendenze, di disturbi comportamentali, e poi li, mi amoglie, è l'altra nostra autrice, noi, mi hanno capito che c'era molto altro, e quindi, abbiamo allargato lo spettro, abbiamo fatto un'altra per intervista, e siamo qui. Però vorrei che tu mi parlassi meglio del disturbo borderline, qualcuno ti ha mai spiegato, che cosa fosse, esattamente? Allora, ha un disturbo che, si sviluppa, ovviamente tramite dei traumi, anche se ci sono, degli studi, che comunque, si dice, che possono comunque nascere anche da, pregressi, magari, famiglierità, in famiglia appunto dei disturbi, psichiatrici, però, spesso, nace appunto d'uto, ha da traumi, molto, molto forti. Il disturbo borderline, è di cosa, è un, è una camicia di forza, è tutti ritrovati su questo bel panorama,
vedi tutto, ma è questa camicia di forza, non poi, non poi corre, non poi, non poi camminare, quindi ti fermi lì, lo guardi e, dice, come? Perché il corpo soffre, che sensazione hai? Si, hai questa fortissima di seregliazione motiva, quindi, un secondo sei su, un secondo sei giù, quindi, in un momento, pensi di, poter fare, colunque cosa, è, nel momento dopo, sei il lì che, che ti vergogni, anche, dello spazio che, che occupi, quindi ti senti, costantemente appunto, inadeguato, ti senti, sbagliato, ti senti, una persona che, non vale niente, hai valore zero, quindi, sempre lì che ti, massacri psicologicamente, e ti porta, anche, tanto, sei attento ogni dettaglio,
cioè, l'atometro, non è mai silenzio, quella persona mi sta guardando, ha cambiato tono di voce, ha scritto il messaggio, con la virgola, magari, piuttosto che col punto. Mentre mi racconti, questa cosa penso al lavoro, no? Se basta una mimica facciale, una parola, per, come dire, ho agli arti tutte le tue certezze, che fino a prima, ti esaltavano i felici ricarica. Sì. Come ti sera portata con il mondo del lavoro? Male, ma lì siamo perché, ovviamente, stando attenti, sempre a, con l'unque cosa, ma anche nel presentarsi è una persona sei talmente tanto sensibile, sentita in mente tanto, che anche da una stretta di mano riescia a percebire l'energia che all'altro, e la fai tua, cioè, ti travolge, ti travolge, ti stravolge, e tu rimane lì, nerme, e nell'ambiente lavorativo è stato difficile, perché, spieghare,
che magari, ha un determinato modo di parlare, ha un determinato tono di voce, o anche semplicemente sbattere, in questo caso, nel mio lavoro, una padella, in modo più forte, mi creava una sensazione di paura, di vuoto, quindi, di terrore quasi, e spesso mi sono poi ritrovata da avere crisi, quindi, attacchi di panico e di nuovo, senso di nalevo a tezza, e poi non riusciva andare al lavoro, quindi cosa fai? Ti inizi a tagliare, perché inizi a diracco, non riesci a andare al lavoro, non riesci a fare niente, non riesci a portarti a casa uno stipendio, per più, magari, di un paio di mesi, però poi, vai a far capire a un datore di lavoro, che sotto c'è una sofferenza grandissima, cioè, io, ogni mattina, mi sveglio, e vengo al lavoro, con tanta joya, con tanta voglia, con tanta impegno, perché poi questo stato, cioè,
il lavoro mi ha salvato, da tutto, quello che è stato, il mio passato, e però, è stato difficile, perché, quando non, non riusciva a rimanere lì, perché, magari, qualcun altro, va un comportamento sbagliato, io non riusciva a dirlo, quella ripare veniva cacciata, era io, tutte le volte che ho avuto bisogno di andare in pronto soccorzo, perché magari, avevo un pensiero intrusivo, come lo spia. Da malattia mentale, è in visipe, non è niente, e quindi, combate anche questo, cioè, nel frattempo, riesci a cerchi di combattere contro te stesso, contro i tuoi pensieri, perché, se gli è di ritai, non pensare così, non fare così, va avanti, cioè, tutti ce la fanno, perché tu non dovresti farci, cioè, hai questa testa che, lavora, lavora, parla, parla, parla,
è talmente forte, che poi tu non riesci anche a starli dietro, e, al contempo, devi essere anche concentrato il livello lavorativo, però, come fai a spiegare, al datore di lavoro, che magari, una parola letta malio, semplicemente un, a fine messe ti scada il contatto, ok, borrei, sapere, semplicemente, abbiamo, contatto, vanno all'innovato, a due e tre giorni della scadenza, hai ammicato lo posso dire adesso, e tu rimane il live, e di io, io questa cosa, hai mando increditi, può partire, il momento di grise, quindi, ecco che arriva il, ok, ora mi è un marzo. Tanto che, dopo tutte queste delusione di lavorative, lundici di marzo, del 2025, e in maniera molto lucida, quindi rispetto a la prima volta,
dopo una delusione molto forte, la lavorativa, dove ho cercato di avere il massimo, dove ho cercato di andare, oltre ogni limita, io andavo a lavoro, io andavo a lavoro, uscivo dal lavoro, piangevo, ho detto che hai, magari questa volta non, non mi lasceranno a casa, so andando al lavoro, comunque, nonostante le grise, nonostante loro, non vedano niente, ma io dentro sto, sto esplodendo, mi sto dicendo qualunque tipo di cattivaria, cioè, tutte le cattivare che si possono dire, erano tutte per me, eh, detto amore, questa volta mi salvo. Me c'è no, mandato a casa, eh, detto che hai un basta, non c'è la vacciuppio, sto stanca, ma lo fate maniera l'uscita, quindi, eh, tornò a casa, decido di scrivere una lettera da dio a tutte le versione che, che erano tornami,
che in realtà erano i miei doigatti, il mio cane, il mio madre, mia Zia, la mia toale uppagna del tempo, eh, sapevo già visto dove andare, sapevo io, eh, anche oggi, per assurdo, so il possito e potrei andare, sento, vessima ai, i miei mente, divarla finita, c'è io, pianifico già tutto. Perché non l'hai fatto? Mi hanno salvato, all'ultimo, vado sulla, sulla, tetto dell'ospedale di pescara, mi, mi, mi siedo, su quello che poi, eh, sumo, eh, tetto, e, mi fermo, a stavo ascoltando a scorsi, eh, e mi stavo guadando quel momento, perché sapevo che era l'ultimo, io ero completamente lucido, eh, e niente, poi mi vedono,
eh, non fattorobivo, in tempo, perché non sapevo che, da quel punto, C'era l'ufficio, proprio della, generale dell'al, o dicevo, i direttori, no? E quindi sono arrivati attenziami, encerò tutto punto, che non girasa, ed era pieno di campiagnieri, Vigilio del fuoco, sotto era pieno di giatti, non mi ero risaltato di niente. Hanno provato a parlarmi, sono statelli sovre a vero... che meno... un tre ore. Eh... C'è stata uno, un caribignere, che non... non dimentirono mai, con cui realtà ancora oggi o rapporti, con cui parlo, che mi fattore a generare tanto. E anche lì mi è detto, ma tu è superato tutto quello che è stato alla tua vita, perché devi darle l' ancora vinta. Allora, lì, con poi il seguente riguovero un psigatria, ho avuto del tempo per pensare, per rileggere quello che avevo scritto e ho detto, ok, adesso ho scelgo la vita o scelgo
la morte. Io ho scelto la vita e adesso la devo scegliere sul zero, ma devo scegliere per me mettendo da parte tutto, da madre, me padre, il mio passato, le violenze e quindi ho iniziato a lavorare fortemente, seriamente su me stesso, facendo tre sedute di psigoterapia a settimana, con la mia tra pista e una seduta di psigoterapia, con la tra pista del serde, con cui appunto faciamo anche l'analisi delle urine, settimana il mente, tutto altro. E da lì, in un anno, quasi perché realtà fondando tre umenele, ho completamente stravolto tutto. Detto quello che poi ho sempre sognato, c'è avere una vita normale che ai tempi per me era normale, perché accogliere delle regole, uscire dal dolore che è una confurzione, una
confurzione stupenda. Io sono i momenti in cui ho bisogno di scendere giù, perché lì vado a trovare delle aspetti di me che me aiutano ad andare avanti a cercare sempre appunto il positivo nelle persone, perché anche nella persona più cattiva per riasco a trovare sempre un lato buono. Cosa avevi scritto in quelle lettere? Che rostanca, però stanca di diluttare, di credere, di arrivare a fare gesti estremi per essere vista, per essere ascoltata, per essere presa in considerazione, perché camile esisteva nel momento in cui arriva a fare qualcosa di estremo, quando era tanto così da perdersi, da non esserci più per un stanca, di diluttare sempre. E quando arriva al mio momento, che poi il mio momento era semplicemente la tranquillità,
sarà un po' tranquilla respirare? Tu hai parlato in due momenti di autolesionismo, in intervista che ho fatto in precedenza meno sempre spiegato, che il principio per cui è nato l'autolesionismo su quella persona che a me non raccontava era all'essere vista, spesso capitava in una famiglia che si due genitori che si separavano, il figlio, la figlia ne soffrivenormemente, è un modo per attirare la tensione su di sé e la tagliarsi, tu perché hai cominciato a farlo, cosa c'era dietro con il gesto? Per svuotare tutto quello, tutta quella tensione. Attraverso la sofferenza del talio, attraverso cosa nello sofferenza del talio. La sofferenza mentale, quella sofferenza, c'è si mentale, ma in realtà era una sofferenza quasi d'amore, quasi d'umore, l'andavo assinenziare tramite quello che poi era il talio,
ma bastava un secondo, quel millesimo che secondo in cui tigliava e tornava comunque subito dopo, è finito, arriva il momento della vergogna. Il momento della vergogna ti ho fatto che sa cosa pensano adesso, quindi nascondi, poi lavoravo, quindi devo trovare dei modi per nascondre. Allora un certo punto devo che ho finito tutto il braccio, una digamente, perché poi sono ancora oggi, quindi spesso magari mi vergogna, all'estate a mettere la maletta manica e guarda, ho iniziato a farlo sulle gambe, e anche oggi ancora se sulle gambe si viene ancora di più, in realtà perché sono ancora più più violenta, più proponda, io sono dauto, anche sulle braccia mi hanno dovuto fare con quelle delle medicazioni importanti, perché io andavo giù pesante, devo sentire dolore, e questo ad oggi non è più presente
da un bel poi, pensere intrusivi ci sono, sia per contribuarda il suicidio, in alcuni momenti che è sempre estrettamente collegato purtroppo al lavoro, e quando magari sono troppo tutt'ensione, ecco che magari mi arrivano questi pensieri tanto, tanto grandi, vado a rimettere, quindi qui poi parte da anche un discorso, dovuto distorbe elementari, all'obbule mia, a tutte le cose e si vettua insieme, quindi il tuo corpo ha pagato anche in altre modi con il discorso elementare, e la cosa assurda anche del disturbo, comunque della sofferenza attiglia, è che quando è tanto il dolore, non lo fai uscire perché non chi permette di farlo uscire si trasformando l'ore fisico, e questo si trasforma anche in ipogondria perché poi tu fai esami sui sami, ma non ai niente, non viene riscontrato niente l'uvalo di ogni ossigo, e quindi torni ancora una volta a essere deriso dalle stesse persone che dovrebbero
curarti, non dovrebbero avere dei giudici, soprattutto quando entri in un ambiente sicuro come con l'ospedallero, quando invece sei macchiato e segnato come paziente psiatrico. Oggi vuoi bene il tuo corpo che ne prendi cura? Sto imparando a prendermi necura, a fine state ho conosciuto uno sport che sta salvando tanto, che è la kickboxing tanto, e mi va a liberare quella rabbia e tutto quello che con cui è riprimo è rimanelli, riesco a scaricare, sto imparando a volermi bene, è un grandissimo atto di coraggio, di grande forza. Mi era contato che tu sei cintura, nera non non danne del prenderti cura dell'altro, mi ha passato la vita a farlo, volevo sapere come una persona potesse starti vicino rispetto
al disturbo borderline, perché spesso era contato che ha casatua a secondavi per smorzare per non mettere altra benzina sul fuoco, quindi quando tu sei in un momento con dei pensieri intrusivi, in un momento negativo, in un momento in cui non ti sta idando valore, quindi in cui non ti vedi realmente, come può una persona secondarti? Ma sono abbracci, un abbracci è pasto, sarebbe alto. E oggi lo ricevi? Sì. Tocci sì. Allora parliamo d'amore. Perché? Se hai venuta qua con la tua finanzata, posso dire il suo nome? Sì. Che si chiama Zai era, vi aviste, sono andata a conoscere la prima, ed era proprio bello al modo in cui ti guardava la vera finanze di te, ti ho fatto l'esempio che su mie moglie, che normalmente lo è più di me, quando mi vede in un momento un poco, dire motivamente intenso, e infatti ho detto questo è proprio amore, no? Dindeva le tue labbra quando parlavi, come vi siete conosciute?
Allora? Perché ti sei in amore a tadilei? Allora, in realtà noi ci conoscemo tempo fa, ma sempre drami di questi social, così per caso, poi per tante cose, io, per la mia sofferenza, tutte le cose che ho passate, per altre ci siamo versi, si racchi un giorno, poco fa poi pubblicai una foto dove schristi proprio della mia rinascita, c'è di questo momento di rinascita, di vista a punto dei, di questa luce, è appunto ne schristi questo messaggio, no, ma che cosa ci fai qua? Non vi leggevo il suo nome la tantissimi anni, quindi se vanno arrivato, wow, e talino non smette in modo di parlare, niente, non allina ci sono postacchate. Avite attenzione? Si. Siamo insieme. È una relazione che è l'esempio, l'ampante di tutto lo che mi ha dato la forza per
andare avanti, ovvero io nella vita avore avere questo, ovvero una tranquillità, una persona con cui di alogare non urlare, una persona con cui confrontarsi e non una persona con cui prevallere, ma esserci aiutarsi, sostenersi, affidarsi, che a me è stato sapremo molto difficile, invece, una cosa che ho permesso all'equila di entrare in questo mio momento, in questo mio grandissimo esperienza che aveva avanzato di poter fare, anche di poter superare a frontare, ecco perché è un mettersi in mostra, però questo è anche in modo perché lo detto anche poi nella vera interbista, non è tanto la mia storia ma è anche tanto il messaggio che c'è speranza, che ce la si può fare, che si può uscire da qualunque situazione, qualunque essa sia, che è vero la forza di volentà affattanto, ci si deve affilare,
si deve lavorare ai sostenessi, perché anche se si è cresciuti nella peggiore della situazione si può cambiare strada, si può cambiare strada e si può credere ancora nelle sere umani, perché c'è ancora qualche sere umano che crede nelle persone e qui penso dire, ma lo facciamo tutti, grazie. Guardi te lo perché te non meriti proprio tutto, ti vorrei abbracciare da un'ore mezzo, ma non possiamo proprio adesso ti piacerebbe diventare mamma. No, c'è nonno nel senso, c'è troppo da guarire troppo. Non vorrei mai che potesse passare anche lontanamente, anche non facendo lo di proposito, perché
non farai mai proposito quello che ho passato video, e poi conquentrano il gioco anche tanti, altri fattori che sono quelli di ciò che stanno facendo audio allo poi di di società, allo storico, insomma, quindi non è proprio il momento adatto. Torniamo su tua mamma un attimo, come vanno le cose con lei? Bene. Te lo domando perché ne abbiamo parlicchiato anche prima, non è mai usato sentimento di rabbia, una parola giudicante, negatività, mai, neanche per un minuto. No, perché sono riuscita, in qualche modo, ascindere la figura di madre a vedere l'imprimis come donna, come donna non puoi provare raddio, non puoi. Vedi una donna sola, impavurita, cioè me la immagino come no, una donna che è sotto forte
temporale che non sa dove andare, come posso provare rabbia, è un mano anche lei, come ho sofferto anch'io, ha sofferto anche lei, come si può provare audio. C'è un rabbia, ha provato tanto dolore, comunque riusci da soffervire avuto la sua vincita più grande, nonostante tutto lei, ha scelto la vita, ha scelto di rottare, ne è uscita, vincitrice, quindi per me oggi è un esempio, tanta forza, lo è sempre stato, cioè tanto di quello che mi ha lasciato, tanto di quello che sono io oggi, lo devo a lei, per assurdo, non mi sono persa, che per lei, per quello che mi ha dato. C'è qualcosa che non sei mai riuscita di dirle ancora. Ma penso che ha le cose più importanti, io li abbia detto tutte perché se le merita tutte, faccio fatica ogni tanto, magari ecco, a dire un tivo allo bene, ma per protezione,
ma continuo, costantemente ogni giorno, ripeterele quanto sono orgogliosa, quanto sono fiera, quanto si debba dare una pacca sulla spalla e continuare a lottare, a vincere, a rinascere ancora, perché ancora a tutta la vita, a tutta la vita davanti, non deve sentire se in corpo. Invece a te oggi che cosa ti legala vita, visto che da un anno è avuto una metà morfosi positiva? Va sicuramente la speranza e la verbisto che c'è altro oltre l'odio, c'è l'amore. Io da quando sono piccola, mi sono sempre ripetuta che la mia vittoria è più grande e quella di provare amore nonostante l'odio. Questo è lo dittore più grande con la persona possa ottenere perché provare odio è semplice provare amore erraro.
Sembra un sentimento così comune, così alla portata di tutti, ma in realtà è a livelli quasi astronomici, l'amore è puro, l'amore è senza giudizio, senza paura. Oggi siamo in dradono e di amare. Io dico di sì. Ogni volta che hai sorriso, hai riso, ho sempre visto una bambina piena di sogni. Qual è il tuo sogno più grande quello che vorreste realizzare? Che ti fa batteri il cuore che era giundivita per te? Continuare a raccontare e a poter aiutare il prossimo. Potrà aiutare il prossimo nella sua battaglia. Nel dire poi farcela è combattere contro questo stigma gigantesco che è quello sulla salutamentale perché siamo persone umani. Come tali soffriamo e tutti possiamo cadere purtroppo in un periodo buio, chi per un motivo,
chi per un altro indivanzo che questo è come se fosse la mia missione. Il mio dolore e la mia rinascita vorrei che facessero da portavose anche a una generazione che è molto un po' persa, un po' un po' triste, un po'... diciamo che è un po' paurosa con avere un sogno anche. Invece si può sognare, si può sognare oltre tutto quello che si vive. Si può ottenere tanto dalla vita, la vita ti può dare tanto se tutti avre la vita. Io sono quasi arrivati in fondo, ma ti vorrei chiedere due cose prima di farti l'ultima domanda e hai parlato della tua passizione grande per la scrittura, che cos'è la scrittura per te? E il mio salva gente, quello che mi riporta a terno, quello che riesce a fermare i miei pensieri e a concretizzarle a dargli una forma, cioè quando il mio, quando la mia mente
cammina veloce corre, io non riesco a starle dietro, prendo il foglio e anche se butto giù anche una singola parola, lei, lei. E io ho un calendario, ho preso questo, questa routine, l'importanza della routine essenziale dove ogni giorno, alla fine della giornata, io ho metto un puntino questa giornata e poi nel sport c'è a volte al termine, ogni giornata alla fine finisce, c'è un'altra che inizia da capo e possiamo iniziare, non c'è bisogno del momento perfetto, c'è un momento giusto, non c'è un momento sbagliato c'è il momento in cui decidiamo di iniziare a camminare per noi. Allora, prima di farti l'ultima, non manati voglio chiedere, se c'è qualcosa che non ho toccato in questi intervisa che per te è molto importante vorresti lasciare gli atti. Vorrei tanto che le persone tornassero a riconnettersi con loro stesse, con la loro fragilità
che in realtà è la cosa più grande e potente che ci sia con la loro umanità, con la loro profondità perché si può fare tanto e ognuno può imparare tanto dall'altro. Questo ci fa tornare ad essere quello che siamo umani, ed è una cosa che si sta perdendo purtroppo oggi. Anche il contatto con gli occhi, un chiedere come stai, con il come stai, si deve chiedere come si sta percare essenziale. Ed esattamente la mia ultima domanda forse per me la domanda più significativa di One More Time, perché è un bilancio, un modo per fermarti, a scoltarti profondamente, e raccontarmi come stai qui e ora che periodo della tua vita è questo. Io oggi sto bene e non ho paura dirlo, sto bene, sto bene, sto facendo di tutto per prendermi cura di me
affinché poi io possa prendermi cura anche di tutto quello che mi circonda, che sia a partire dalla mia relazione, del mio lavoro e da tutto quello che è la mia vita, quindi mi sento bene. Ti piacerebbe diventare una scrittrice? Sì. Seri tanto. Tantissimo. Tanto proprio. Te l'ha uoro di cuore. Abbiamo finito assolutamente bellissimo, grazie. Anche vero me. Grazie. Se ti interessa vedere contenuti negli tine renti al podcast, puoi trovare su nostro profilo Instagram One More Time Podcast. Se voleste vedere invece contenuti che riguardano più la mia persona, vi aspetto sul canale Telegram tra verso link in bio di tutti i nostri social.
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